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Il futuro di Monte Cacciù,
dopo 37 anni qualcosa si muove

FERMO/PORTO SAN GIORGIO - Nicola Loira, Fabiano Alessandrini, Licio Livini, Paolo Calcinaro: ecco le proposte per la riqualificazione di un'area verde che potrebbe trasformarsi in un tesoro per il turismo. Si parla di campus giovani, riserva naturalistica e tanto altro. Ecco quello che potrebbe essere il futuro della splendida collina sul mare
lunedì 3 Luglio 2017 - Ore 13:08
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di Sandro Renzi

L’idea di valorizzare Monte Cacciù ed il suo parco naturalistico non può non trovare l’accordo, in linea di principio, di tutte le istituzioni, a cominciare da chi, di quell’area, è il proprietario: Steat e Regione in primis quindi. Ma anche dei comuni indirettamente interessati, Fermo e Porto San Giorgio. L’appello di Pietro Diletti (leggi l’articolo) non sembra così cadere nel vuoto. D’altra parte, da Ancona a Fermo, il fil rouge è sempre lo stesso: trovare le risorse da investire. Già perché di idee in campo ce ne sarebbero ed altre potrebbero arrivare da un confronto diretto tra tutti gli attori coinvolti. Ma poi, alla prova dei fatti, quando si tratterà di battere cassa, il rischio concreto è che le stesse istituzioni, alle prese con le quadrature sempre più difficili dei loro bilanci, possano defilarsi.

Tra i più entusiasti c’è il sindaco di Porto San Giorgio, Nicola Loira. E’ il primo ad aprire all’ipotesi di un tavolo tecnico. “Al di là dei confini e delle proprietà non possiamo non essere interessati ad intraprendere un percorso di valorizzazione di questa area che si trova a ridosso del nostro comune –spiega il rieletto primo cittadino- siamo pertanto favorevoli a qualsiasi iniziativa che abbia come fine la fruizione di questa oasi attraverso un percorso che possa ricucire il tessuto urbano alla collina”. Insomma un progetto di riqualificazione ambientale. L’unica condizione che pone Loira è ugualmente chiara: ottenere la disponibilità di tutti. In effetti questi 15 ettari di macchia mediterranea, a due passi dal mare e dal capoluogo di provincia, sono appetibili e strategici in un’ottica turistica.

Fabiano Alessandrini

Ne sa qualcosa anche la Steat. Il suo presidente, Fabiano Alessandrini, ne conosce le potenzialità. Tanto da aver pensato in passato di realizzarci un campus, stile Usa, per giovani studenti. “Il parco è magnifico –ammette- ci sono essenze arboree che hanno oltre 40 anni. Al suo interno fu realizzato anche un percorso di 3 o 4 metri. L’ideale sarebbe che fossero il comune di Fermo e la provincia a prenderlo in gestione, e noi potremmo partecipare come partner”. In alternativa non resta che l’alienazione dell’intera area stimata in circa 6/700 mila euro. Ma poi lo stesso Alessandrini svela di aver fatto qualche anno fa un “sondaggio” tra alcune agenzie che si occupano di turismo per i giovani nel tentativo di trovare una soluzione di rilancio del parco. “L’idea era quella di un campus estivo, con tanto di casette in legno. Come Steat avremmo garantito il trasporto quotidiano con bus navetta da e per il mare, Si trattava di un progetto rivolto proprio ai giovani in un territorio che altrimenti non ha molto da offrire loro”. Questo significherebbe scostarsi anche dal core business dell’azienda di trasporto ed Alessandrini ne è cosciente. Per questo motivo non esclude neanche altre ipotesi come quella di un bando per la gestione o qualche altra iniziativa per accertare se vi sia una qualche manifestazione d’interesse. Ma in ballo ci sono come sempre i soldi da trovare.

Il direttore Av4, Licio Livini

C’è poi l’Asur, proprietaria di tre edifici che si possono intravedere dalla provinciale Castiglionese. Scheletri per la verità, mai completati. Licio Livini, direttore dell’Area vasta 4, non usa mezzi termini. “Al momento le nostre risorse sono destinate all’ospedale di Amandola – dice- ma questo non significa che vogliamo restare fuori da un eventuale tavolo”. Asur quindi disposta a collaborare in un’ottica pubblico-privata con un occhio rivolto alle casse.

Lo stesso che deve tenere puntato anche il primo cittadino di Fermo, Paolo Calcinaro. “Servono risorse da investire e per essere realisti prima devo risolvere le criticità che interessano le nostre tantissime proprietà” rimarca il sindaco Calcinaro, comunque disposto a lavorare per una progettualità comune a tutti gli enti. Insomma i riflettori si sono riaccesi. La macchina si è rimessa in moto. Chissà che dopo 37 anni qualcosa per Monte Cacciù non cambi e quell’oasi di verde non si trasformi in un fiore all’occhiello del fermano.


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