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Bilancio della campagna di scavo alla Cuma in sinergia tra Comune e UniBo

MONTE RINALDO - Venerdì 14 luglio alle 18 il convegno Raccontare l'Archeologia farà il punto sulla campagna di scavo in corso alla Cuma. L'obiettivo è proseguire verso nuove scoperte
giovedì 13 Luglio 2017 - Ore 16:41
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foto Alessandro Giacopetti

Sono state tre settimane intense quelle appena trascorse all’Area Archeologica “la Cuma” a Monte Rinaldo, media valle dell’Aso, che hanno visto la ripresa dell’attività di scavo, documentazione e inventariazione dei resti del grande santuario romano di epoca tardo ellenistica, dopo alcuni decenni di arresto. Per molti versi si tratta di un momento molto atteso per l’archeologia marchigiana. Sino a oggi, infatti, sembra essere stato riportato in luce una ampia parte dell’edificio ma quasi certamente l’antico complesso monumentale era più esteso di quello attualmente visibile. Soprattutto lo scopo principale delle nuove indagini è chiarire gli aspetti ancora poco chiari della ricostruzione architettonica di questo complesso santuariale unico in area marchigiana. Molti elementi architettonici, ad esempio, sono già noti, ma la loro collocazione originaria è ancora oggetto di studio.

La ripresa delle attività di scavo è stata un’iniziativa che risale allo scorso anno ed ha avuto origine da una convenzione sottoscritta tra Comune di Monte Rinaldo, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. Grazie a questo accordo è iniziata la prima fase di scavo nei depositi e negli archivi dove si conservano ad esempio le preziose fotografie e i disegni dei vecchi scavi degli anni Cinquanta e Sessanta. Già questa prima fase di studio ha permesso di fare scoperte importantissime. Alle fasi iniziali del progetto, che ha visto una prima campagna di indagini non invasive condotte sul campo la scorsa estate 2016, ha preso parte un team internazionale di ricercatori che comprende anche gli archeologi della British School at Rome. Già la scorsa estate 2016, quindi, ha avuto inizio l’attività di rilievo topografico e geofisico, con l’utilizzo di strumentazioni innovative come Laser Scanner, georadar e magnetometro, per provare a mappare il terreno e a riconoscere la presenza di strutture sepolte prima di iniziare a scavare, in maniera da orientare al meglio i lavori successivi.

Lo scavo di questa estate ha poi visto il coinvolgimento anche di studenti dell’Università di Camerino e di alcune allieve del liceo classico di Ascoli Piceno “Stabili” che stanno partecipando alle attività di analisi dei reperti. A coordinare e dirigere il progetto è Enrico Giorgi, docente di Metodologie della Ricerca Archeologica presso l’Università di Bologna, da anni impegnato nelle ricerche archeologiche di ambito marchigiano nell’ascolano e nell’area di Senigallia dove dirige gli scavi, tutt’ora in corso, nel parco archeologico della città romana di Suasa. Così, quest’anno, a sessant’anni esatti dalla prima campagna di scavi, l’area della Cuma è tornata ad accogliere un gruppo di più di venti persone tra archeologi e studenti impegnati a portare alla luce e catalogare i tanti, nuovi reperti trovati in questi giorni. Proprio per garantire un’efficace attività di studio sul campo dei reperti l’amministrazione comunale ha allestito e messo a disposizione degli studiosi un laboratorio collocato negli edifici dell’ex scuola elementare di Monte Rinaldo. La speranza condivisa è che il parco archeologico di Monte Rinaldo diventi nel prossimo futuro un cantiere scuola importante per la formazione di giovani. Venerdì 14 luglio alle 18 verranno presentati i dettagli di quanto è stato realizzato all’interno del convegno Raccontare l’Archeologia.


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