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Nicolai e l’impegno del Pd:
“Mai tante risorse per il Fermano come oggi”

POLITICA - Intervista al segretario provinciale su Feste de L'Unità, quote rosa, post terremoto, sanità, Provincia, elezioni e il congresso che verà
giovedì 20 Luglio 2017 - Ore 10:47
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di Andrea Braconi

Quando parla delle varie Feste de L’Unità nel Fermano (leggi qui), Paolo Nicolai parla di un “brand unico”: la festa provinciale del Partito Democratico. “Da questo weekend fino agli inizi settembre, il programma si spalmerà su 6 diverse feste, con quest’anno in più quella di Porto Sant’Elpidio. E non è una cosa da poco. È scontato che un partito che riesce a mettere in campo tutte questo in un periodo così lungo è un partito che c’è. Chi dice che il Pd non parla più ai propri militanti deve capire che organizzare 6 feste e coprire un territorio che parte dalla montagna e arriva fino al mare, ci vogliono almeno 200 militanti che gratuitamente perderanno il loro tempo e le loro ferie estive per organizzare tutto questo. E questo vuol dire che il Partito c’è, altrimenti le feste invece di aumentare diminuirebbero. Inoltre, abbiamo visto che a Porto San Giorgio e Sant’Elpidio a Mare, dove abbiamo riportato la festa negli ultimi anni, c’è stata anche una risposta importante in termini elettorali. Alle nostre feste ci incontriamo e facciamo dibattiti, dalle questioni locali a quelle nazionali, persino internazionali.”

Ripartiamo proprio da quei 2 Comuni: vittorie schiaccianti al primo turno, ma subito problemi per la composizione delle rispettive Giunte per un numero di donne inferiore rispetto a quanto previsto dalla norma.

“Sulle quota rosa dico che non è una legge che condivido. È una posizione personale, ma detto ciò è una legge che va rispettata. In alcuni casi viene fatto, in altri no. La Giunta è un’espressione fortemente legata al sindaco, che deve scegliere la squadra più fidata da mettersi intorno. Non starei però tanto a polemizzare su questo, non mi appassiona il dibattito sulle quote rosa: se ce ne sarà bisogno con grande serenità i nostri sindaci metteranno le mani alle rispettive Giunte, altrimenti andranno avanti così. Non dimentichiamo mai che lì abbiamo vinto e abbiamo vinto bene. Punto. Perché? Perché abbiamo amministrato bene. I nostri sindaci dovranno continuare a lavorare e il dibattito lasciamolo all’opposizione o a chi non è entrato e vuole fare solo un po’ di confusione.”

Con grave ritardo e con errori assolutamente evitabili da parte della Regione, qualcosa si sta muovendo sul fronte della gestione del post terremoto.

“Gli errori sono stati fatti ma è normale, è stato un evento drammatico e straordinario in zone dove esisteva già un problema di spopolamento e con problemi strutturali. La Regione si è presa in mano la questione e ha dovuto cambiare le sue linee di governance. Insomma, il terremoto ha cambiato tutto. Ad Amandola ho detto: non è che ogni volta che Regione o Governo fanno qualcosa di giusto bisogna esultare, così come non bisogna attaccarli ogni volta che fanno degli errori. Bisogna lavorare giorno dopo giorno insieme, senza strumentalizzare per questioni politiche o personali. La Regione ha fatto errori? Sì, ma io nel nostro territorio vedo molti investimenti, al netto del terremoto, come non sono mai arrivati prima. Nonostante questo, ogni volta troviamo qualcosa per attaccare la Regione. La gestione di un terremoto deve essere anche un gioco di equilibrio, tra chi gestisce e chi sta nel territorio, partiti compresi. Servono posizioni che stimolino per fare le cose al meglio possibile. Sono convinto che tra qualche anno potremmo finalmente dire che queste zone saranno risorse veramente. E per fare questo bisogna lavorare, non stappare bottiglie di Prosecco quando si ottengono risultati o arrivano risorse.”

All’interno di questa fase così complessa, la distribuzione dei servizi socio-sanitari nel territorio ha subito una forte accelerazione. Pensiamo all’ospedale di Amandola.

“Io credo fosse già nelle intenzioni di Ceriscioli e della Giunta di potenziare i presidi ospedalieri delle aree interne. È ovvio che questa tragedia ha fatto diventare quell’area un simbolo. In questo caso la Regione si sta comportando bene e sta mantenendo le promesse fatte. E i fatti contano. Qualcuno all’inizio non ci credeva, come qualcuno dice che non si farà neanche l’ospedale di Fermo. Io dico che si farà e scopriremo solo vivendo chi avrà avuto ragione.”

Altro tema caldo: presente e futuro della Provincia.

“Sono uno che ha una linea chiara e netta di sostegno al segretario nazionale e al Governo, con tutti i limiti. E dico che alcune cose le abbiamo sbagliate, come la riforma delle Province così come è stata fatta. Utilizzo sempre la metafora del mobile: se si rifà il mobile intero la logica è cambiare il cassetto, se non possiamo farlo non ha senso cambiare solo quel cassetto su un armadio che rimane uguale. Ho firmato una lettera con altri segretari provinciali di tutta Italia dove chiediamo al Governo e al nostro segretario nazionale di incidere di più sulle risorse da destinare alle stesse Province. Occorre rivedere la riforma Del Rio.”

Ma occorre farlo con una certa urgenza: le stesse emergenze che abbiamo citato prima testimoniano come sia grave l’assenza di un ente di area vasta pienamente operativo.

“Bisogna implementare le risorse, le competenze che sono rimaste vanno rafforzate e si deve tornare all’elezione diretta dei presidenti, con una Giunta legittimata dal voto popolare e che possa gestire la cosa nel miglior modo possibile, e non a titolo gratuito perché non è questo l’abbattimento dei costi. Ecco, la Regione in tutto questo caos ha gestito anche la partita delle competenze delle Province. Anche questo si è fatto in questi due anni e mezzo di mandato. È normale che la stessa Regione sia sovraccarica. Io vedo quindi una vera riforma delle Province soltanto in una riorganizzazione dello Stato diversa e complessiva.”

Si avvicinano le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Come si prepara il Pd a questo appuntamento cruciale?

“Il Pd come sempre lavora nei territori, ci sono tante cose da ricalibrare, dobbiamo ricaricare le pile. La sconfitta del 4 dicembre c’è stata e non possiamo far finta di nulla. Faccio sempre la battuta sull’hashtag #noncifermano: noi continuiamo convinti la nostra presenza e il nostro impegno servono a questo Paese. Già ad ottobre avremo i congressi territoriali, dove potremo confrontarci e riorganizzarci. E questi appuntamenti servono anche per sostituire qualche conducente stanco. Quando ci saranno le elezioni non lo sappiamo ancora, ma io non vedo un’alternativa credibile al Pd come partito di Governo. Il Pd è un partito riformista, di centrosinistra, che vuole cercare di gestire un Paese come l’Italia, che vive una situazione delicata e complessa, in un’Europa anch’essa che sta attraversando un periodo particolare nel quale sono stati messi in discussione persino i capisaldi che hanno legato i vari Paesi. Dobbiamo rispondere con leadership forti ed un partito credibile per governare un Paese che deve essere protagonista in Europa e nel mondo. Ogni iscritto e ogni amministratore devono cercare di essere il più uniti e sinergici possibile per raggiungere questi obiettivi. Poi certo, ci sono contrapposizioni interni ma un grande partito come il nostro è normale che discuta al suo interno. Il partito è in continuo movimento, è normale e giusto così.”

Ma il “conducente” Paolo Nicolai è stanco o no?

“Vedremo, abbastanza stanco ma adesso è ancora presto. Facciamo le Feste de L’Unità e poi vedremo con calma, a settembre inizieremo a parlarne. Credo che ci sia sempre bisogno di avere stimoli per fare il segretario in un partito come questo.”


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