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Folgore Veregra, quale futuro?
Il parere dell’ex capitano
Giovanni Padovani

PROMOZIONE - Le incognite sulla ripartenza sportiva della squadra nata dalla convergenza tra le città di Falerone e Montegranaro sono ancora tante e poco decifrabili. A rischio la sorte di una società con oltre sessant'anni di storia. L'opinione del difensore: "Situazione già difficile ad inizio della scorsa stagione, complicata dal successivo esonero di mister Quinzi"
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Folgore Veregra 2016/17. Capitan Padovani, fascia al braccio, in piedi primo da sinistra

FALERONE – E’ il classico silenzio assordante quello che avvolge la sorte della Folgore Veregra. Retrocessa mestamente dall’Eccellenza, ai nastri di partenza della preparazione in vista della prossima stagione di Promozione tutto tace anche nell’ottica dell’iscrizione al campionato.

Nessun cenno di ripartenza, sino ad 0ra, per il sodalizio che, solo due anni fa, dominava il massimo campionato dilettantistico regionale per ben figurare nella prima parte del successivo girone di Serie D. Di quanto andato in scena nel torneo alle spalle chiediamo conto a Giovanni Padovani, difensore centrale del 1995, cresciuto in vivai importanti (tra cui quello del Napoli) che per motivi familiari ha iniziato lo scorso campionato in gialloblù prima di passare, nel mercato invernale, al Bolzano in D, per diventare perno della difesa di mister Lomi, secondo di Sannino ai tempi del Palermo.

Padovani tra le file del Bolzano

“A Falerone, seppur consapevoli della situazione sin dall’inizio, ho notato grande entusiasmo da parte di tutti, anche perché molti dei giovani calciatori, praticamente ancora in età Juniores, erano alla prima esperienza in una Prima squadra, senza quindi mai aver calcato un campionato importante come l’Eccellenza. Gli unici due che precedentemente erano stati in D eravamo io ed un altro difensore, Sako – l’inizio del racconto di Padovani -. Poca roba per tentare la sorte. Al di là di tutto vorrei aggiungere che va fatto ad ogni modo un grande applauso ai ragazzi che hanno onorato fino in fondo il campionato, dando sempre il massimo e buttando il cuore oltre l’ostacolo. Sicuramente l’esperienza li ha formati molto caratterialmente e se la ritroveranno in seguito. In quanto al tecnico con cui ho avuto modo di lavorare, Nino Quinzi, bravo allenatore e persona di spessore umano ineguagliabile, mi dispiace che sia a spasso, al contrario di altri suoi colleghi che si trovano in categorie che non gli competono”.

In campo palla al piede, durante un disimpegno difensivo

“È stato fatto il massimo sia dal presidente Ciccioli che dal direttore sportivo Santarelli. C’è però un passaggio che personalmente non mi è piaciuto: senza togliere niente a nessuno, parlo dell’esonero dello stesso Quinzi, a mio avviso un errore. Ha cominciato a lavorare sulla squadra a campionato già in corso, su un gruppo composto all’ultimo secondo. Ovviamente è dovuto partire dalle fondamenta, e per prima cosa stava cercando di creare un gruppo, elemento che stava plasmando molto bene perché inizialmente i ragazzi andavano tutti d’accordo tra loro, con amicizia. Quinzi stava lavorando sull’amalgama, sociale ed agonistica, perché aveva visto che poteva essere l’unica arma di quel giovane collettivo, palesemente inferiore per valore tecnico alle altre selezioni del campionato. Le partite erano più combattute, a differenza delle goleade incassate dopo l’esonero di Quinzi. Sul futuro, trovo incredibile che una società che due anni fa diceva la sua in Serie D, con giocatori del calibro di Raparo e Pedalino, oggi si ritrovi quasi a scomparire, forse qualcuno ha deciso di puntare le proprie fiches altrove, ma questo è solo un mio pensiero”.

Paolo Gaudenzi

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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