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Tragedia dell’Ete Morto, il caso si riapre:
impugnata la sentenza
che ha assolto Mezzanotte

FERMO/SANT'ELPIDIO A MARE - La sentenza impugnata aveva assolto l'ex sindaco di Sant'Elpidio a Mare dall'accusa di omicidio colposo per le due vittime dell'esondazione la notte del 2 marzo 2011. Secondo i legali della superstite sono venuti a mancare gli accorgimenti necessari per evitare che l'esondazione provocasse una tragedia, da qui il ricorso in appello
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Gli avvocati Federico Valori, Maurizio Vallasciani e Alessia Pepi

di M.M.

Il caso giudiziario sulla tragedia dell’Ete Morto non è finito. E’ stata impugnata la sentenza che lo scorso febbraio ha assolto “per non aver commesso il fatto”, l’ex sindaco di Sant’Elpidio a Mare Alessandro Mezzanotte dall’accusa di omicidio colposo per le due vittime dell’esondazione la notte del 2 marzo 2011.

A spiegare il ricorso in appello sono stati stamattina gli avvocati Federico Valori, Maurizio Vallasciani e Alessia Pepi. Non c’era Salvina Granata, l’unica superstite a bordo dell’auto che alle 5.45 circa di quella mattina fu inghiottita dalla piena del fiume, provocando la morte della figlia, Valentina Alleri, e del compagno Giuseppe Santacroce. “La signora Granata non c’è perché questo significherebbe rinnovare lo strazio che ancora la lacera, soprattutto dopo la decisione del tribunale di Fermo – spiega l’avvocato Valori – Nonostante ciò Salvina ha piena fiducia nella giustizia ed è determinata a lottare fino in fondo, ribellandosi all’inaccettabile concetto espresso nella sentenza oggi impugnata per cui tutti sono colpevoli e nessuno è responsabile. Quella mattina una famiglia andava a lavorare. Di quella famiglia oggi resta una persona sola che ogni giorno chiudendo gli occhi vede la figlia e il compagno trascinati verso la morte. Salvina non può non urlare il suo dolore, sapendo che sarebbe bastato un segnale, un nastro, un lampeggiante, per non imboccare la strada della morte”.

L’ex sindaco di Sant’Elpidio a Mare, Alessandro Mezzanotte

Secondo i legali sono venuti a mancare gli accorgimenti necessari per evitare che l’esondazione provocasse una tragedia, da qui il ricorso in appello. “Il sindaco aveva il dovere giuridico di intervenire, avendo a disposizione tutte le informazioni di allerta del caso e ben conoscendo gli obblighi conseguenti. La tragica realtà documentata dal procedimento di primo grado è che è stato omesso, nelle ore cruciali dell’esondazione, il minimo controllo del fiume e si è intervenuti solo a straripamento avvenuto. Il concetto di casualità omissiva è stato completamente trascurato in primo grado, per tale motivo si confida in un intervento del giudice di appello cui la questione è stata sottoposta”.
Contro la sentenza di primo grado hanno promosso appello i legali della signora Granata, dei familiari di Giuseppe Santacroce, di Michele Alleri, padre della ragazza morta, la Procura generale della Repubblica e l’Inail.

 


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1 commento

  1. 1
    Gianluca Mecozzi il 21 Luglio 2017 alle 21:07

    Anche se non lo conosco di persona… Solidarieta’ ad Alessandro Mezzanotte

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