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«L’anestesia è una pratica sicura»:
il primario Cola e il reparto ‘motore’ del Murri
(VIDEO INTERVISTA)

FERMO - Intervista alla responsabile del reparto di Anestesia e Rianimazione che parla di numeri, costi, innovazione, rapporto con il territorio e donazione degli organi
lunedì 4 Settembre 2017 - Ore 12:07
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di Andrea Braconi

foto di Simone Corazza 

L’anestesista è un medico specialista che gestisce il paziente in sala operatoria, in pronto soccorso e in terapia intensiva. Si occupa inoltre della terapia del dolore, sia acuto che cronico, vale a dire quello che permane dopo il ricovero ospedaliero e che prevede una presa in carico. L’anestesista è anche colui che si reca sul territorio a gestire pazienti tracheostomizzati con ventilazione domiciliare, quindi affetti da patologie neurologiche invalidanti o con esiti di patologie neurologiche. È un medico, insomma, che si prende cura del malato a 360 gradi.

“Ma è anche un medico – rimarca a Cronache Fermane Luisanna Cola, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale “Murri” di Fermo – di cui si ha un po’ paura, perché l’anestesia è un po’ percepita come un salto nel buio”.

“Si tratta di un medico abituato a stare dietro le quinte – spiega – considerando che in sala operatoria il protagonista è il chirurgo. Il paziente è abituato a confrontarsi molto con il chirurgo e poco con l’anestesista. Per questo abbiamo un laboratorio di pre ospedalizzazione, dove prendiamo in carico i pazienti prima che vadano in sala operatoria e dove spieghiamo loro cosa è un’anestesia, una pratica sicura anche se particolarmente difficile. Una pratica con cui riusciamo a ridurre il rischio clinico di avere delle complicanze grazie ad una serie di accorgimenti ed una tra le pratiche in cui si corrono meno pericoli in assoluto”.

IL REPARTO TRA NUMERI E COSTI

“Il servizio di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Fermo si compone di anestesia e blocco operatorio, oltre che di un reparto di terapia intensiva, un servizio di terapia del dolore ed un altro di pre ospedalizzazione. È il reparto più complesso, abbiamo un blocco operatorio, circa 25 infermieri e tra i 12 e 15 anestesisti; in terapia intensiva ci sono 6 medici e 14 infermieri più un coordinatore; c’è un coordinatore per il blocco operatorio; il servizio di terapia antalgica conta 2/3 anestesisti a tempo pieno che servono anche il territorio con i domiciliari. Ad Amandola, inoltre, siamo presenti con un ambulatorio due volte a settimana.

Siamo di fronte ad una media di interventi chirurgici di circa 5.000 all’anno. Gestiamo anche un ambulatorio di posizionamento cateteri venosi centrali sia temporanei che a permanenza e siccome abbiamo oltre 1.000 accessi vascolari, quest’anno abbiamo fatto una conferenza a Fermo con degli specialisti.

Il blocco operatorio è una realtà essenziale per un ospedale; se va bene questo, traina tutta la struttura. Una sala operatoria costa tra i 6 e i 10 euro al minuto, quindi va gestita in modo coerente ed anche competente, altrimenti diventa una spesa più che una risorsa.”

INNOVAZIONE CHE FA RIMA CON INFORMATIZZAZIONE

“Il reparto di terapia intensiva, in un ospedale di primo livello come il nostro, gestisce pazienti critici con patologie respiratorie croniche, di origine cardiologica, infettive e pazienti che vengono dalla sala operatoria. È questa la tipologia principale di pazienti, con un’età media piuttosto avanzata e che hanno necessità di ricoveri brevi, per un massimo di 5 giorni. La nostra necessità è di avere un reparto ad alta tecnologia, con ventilatori di fascia alta, con monitoraggio emodinamico avanzato in modo da poter gestire rapidamente questi pazienti.

Il nostro obiettivo principale è quello della sicurezza che significa innovazione sia di risorse umane che materiali. Per quanto riguarda le risorse umane, l’innovazione passa attraverso l’aggiornamento. Per quanto riguarda quelle materiali, passa attraverso l’innovazione tecnologica. E quello che già abbiamo messo in atto dallo scorso anno è un rinnovamento del parco macchine grazie al supporto all’Area Vasta 4. Il passo successivo è l’informatizzazione: informatizzare una cartella di terapia intensiva, informatizzare un blocco operatorio significa avere una tracciabilità di quello che si fa, utile per noi per la riduzione del rischio di un’errata prescrizione, e per il futuro per fare analisi dei dati che ci permettano di ottimizzare costi, ricoveri e terapie. Questa informatizzazione qui è tutta da fare, nel nuovo ospedale sarà sicuramente un gold standard.”

IL RAPPORTO OSPEDALE-TERRITORIO

“Il territorio drena e fa da filtro all’ospedale, per cui noi collaboriamo attivamente con il territorio, con le cure intermedie e la post-acuzie per quanto riguarda la gestione dei pazienti che vengono dimessi dalla terapia intensiva. Inoltre abbiamo un progetto di presa incarico dei pazienti con dolore cronico con visite domiciliari ed un altro progetto di presa in carico dei pazienti tracheostomizzati, in accordo con il servizio di Otorinolaringoiatria, per cui gestiamo tutti i tracheostomizzati che sono sul territorio e alcuni pazienti ventilati. Questo permette loro di non dover accedere all’ospedale per fare ad esempio un cambio cannula o gestire un ventilatore, ma venendo gestiti a domicilio evitano l’intasarsi del Pronto Soccorso per patologie croniche stabilizzate.

L’IMPORTANZA DELLA DONAZIONE ORGANI

L’ultima riflessione la dottoressa Cola la dedica alla donazione degli organi:“Facciamo parte della rete trapiantologica locale ed abbiamo un coordinatore locale per donazioni e prelievo organi. È un aspetto importante, sul quale puntiamo molto. Il nostro coordinatore visita le scuole superiori della provincia e durante questi incontri fa informazione sull’importanza della donazione degli organi. Inoltre, ci occupiamo attivamente del reperimento di potenziali donatori e di tutto il processo della donazione degli organi a scopo di trapianto.”


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