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L’uomo al centro dell’attività sportiva, intervento di Costantini ai Cooperation Days

FERMO - La domanda è, secondo il rappresentante della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, come dare dignità all’uomo con lo sport, dando un senso alla vita dei ragazzi che lo praticano
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di Alessandro Giacopetti

“Lo sport è visto spesso solo come un momento di benessere psicofisico e una attività ludica. Può invece diventare motivo di sviluppo per la comunità”. Lo ha affermato Edio Costantini, della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport e cultura all’interno dei Cooperation Days organizzati nella sede della Camera di Commercio di Fermo. “Lo sport è una cosa seria se rimette al centro l’uomo e la cultura. La crisi attuale dei valori ha influenzato anche lo sport da cui l’uomo e l’umano è uscito, lasciandolo in balia del mercato. La domanda che Edio Costantini si è posto, quindi, è se lo sport che promuoviamo tutti i giorni anche nelle associazioni cattoliche sia uno sport che educhi o se sia uno sport che esclude e che delude le aspettative nel momento in cui spinge allo scarto di atleti che non producono e non hanno mercato.

Dopo aver chiarito la distinzione tra sport professionistico e sport amatoriale compresa l’attività di avviamento dei giovanissimi, Costantini ha sottolineato come nel nome di uno sport dominato dal mercato, è molto più facile organizzare attività consumistica per adulti che formare i giovani e partire dai bambini. Il messaggio positivo arriva nel momento in cui si propone di pensare alo sport come bene educativo e culturale. Bisogna perciò reinterpretarlo con nuovi percorsi formativi per dirigenti, tecnici e atleti che rimettano al centro la dignità dell’uomo. Abbiamo bisogno di una nuova generazione di dirigenti e allenatori che abbiano attenzione verso la persona. La domanda è, quindi, come dare dignità all’uomo attraverso lo sport, dando un senso alla vita dei ragazzi che lo praticano. In un presente in cui l’idolatria, l’immagine e il successo a tutti i costi hanno contagiato l’associazionismo sportivo di base, c’è bisogno di fare comunità e rimettere al centro il valore dell’uomo, secondo Costantini, per non essere improntati al risultato a ogni costo. L’associazionismo di base deve andare in questa direzione, incidendo nella crescita umana e spirituale delle persone.


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