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Terremotata e sfrattata a 94 anni,
Marcozzi e Celani: “Inefficienza
gestionale della Regione”

SISMA - I due consiglieri regionali FI: "L'amministrazione regionale non ha nemmeno avuto la lungimiranza di capire che sarebbe stato doveroso lasciare margine all'iniziativa privata che sicuramente avrebbe provveduto autonomamente a mettere delle pezze ai buchi della gestione pubblica"
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Jessica Marcozzi e Piero Celani

Il gruppo Fi in consiglio regionale, con i due consiglieri Jessica Marcozzi e Piero Celani, interviene sul caso di “Peppina” la nonnina di Fiastra, terremotata e sfrattata (leggi l’articolo)

“Brutto dire ‘lo avevamo detto’. Ma purtroppo è così. E l’amministrazione regionale non può far finta di non sapere. Sapevamo tutti, infatti, che in una situazione emergenziale come quella provocata dal sisma, avrebbe creato, soprattutto a causa dell’inefficienza gestionale e organizzativa dell’amministrazione stessa, dei disagi immani alla cittadinanza. E l’amministrazione non ha nemmeno avuto la lungimiranza di capire che sarebbe stato doveroso lasciare margine all’iniziativa privata che sicuramente, con una popolazione pronta a rimboccarsi le maniche così come è stato, avrebbe provveduto autonomamente a mettere delle pezze ai buchi della gestione pubblica. E invece no. Nessuna autorizzazione urbanistica a sistemazioni provvisorie, a casette mobili acquisite in autonomia dai privati. Un niet incomprensibile dinanzi all’emergenza e all’inefficienza gestionale dell’Amministrazione regionale. E ora, guarda caso, scoppia il bubbone: una nonnina di 94 anni, Giuseppina, di Fiastra, dopo aver subito il dramma del sisma come tanti suoi concittadini, è stata sfrattata a causa dell’assenza dell’autorizzazione paesaggistica sulla casetta che le aveva costruito la famiglia dopo il terremoto. Anche l’autorità giudiziaria, pur sempre nel rispetto della Legge, si è mostrata comprensiva. Si parla di sanatoria ma tutti sanno che non è fattibile. Poi c’è la politica con una Regione che non sa che pesci prendere. L’amministrazione parla di una sanatoria che andrebbe ad applicarsi in un’area inserita in un parco nazionale dove insiste un vincolo paesaggistico. E allora si arriva al paradosso ipotizzando l’abbattimento della casa ordinaria in cambio del mantenimento della casetta o di equiparare la casetta di legno a una Soluzione Abitativa in Emergenza. Benarrivata l’amministrazione regionale: sempre fuori tempo e sempre inopportuna. E intanto una donna, un’anziana, una terremotata, come tanti suoi concittadini, dopo il danno del sisma ha dovuto anche subire la beffa dello sfratto con il conto alla rovescia che sembra inarrestabile, e i suoi familiari che oltre allo schiaffo del terremoto ora rischiano anche di veder andare in fumo i loro risparmi per aver ricavato un tetto per la loro cara Peppina”.


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