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Denis Michel Ligue e il ritorno in Costa d’Avorio: da Montegranaro una “migrazione” al contrario

STORIE - Il padre Bai Ligue Denis, emigrato in Italia nel 1965, si era trasferito a Montegranaro per operare come stilista di calzature e dove aveva sposato Teresa Gazzani
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di Loredano Zengarini

Questa è una di quelle storie di “migrazione” al contrario, anche se solo temporanea. Nei sogni di Denis Michel Ligue c’era quello di visitare la terra di origine del padre, Bai Ligue Denis, emigrato in Italia nel 1965 dalla Costa d’Avorio e mai ritornato in patria, dopo un passaggio di studi in Francia e a Milano trasferitosi a Montegranaro per operare come stilista di calzature e dove aveva sposato Teresa Gazzani. Da questa unione nascevano Michel e sua sorella Diana. Entrambi dopo l’adolescenza hanno lasciato Montegranaro, mentre i genitori ancora risiedono qua.

Il sogno di Michel era di visitare la terra di origine del padre, cosa finora che non era stato possibile soddisfare viste le tensioni fra etnie sfociate nella cruenta guerra civile di 10 anni fa, che ha visto l’etnia d’origine del padre uscirne sconfitta. Epilogo che rendeva pericoloso per Michel visitare la Costa d’Avorio fino ad adesso. Dopo essere stato per altre sei volte in Africa, ma mai in costa d’Avorio, Michel, appassionato di musica e danza, attualmente emigrato in Svizzera dove opera nel settore socio sanitario, dopo una parentesi in Australia dove ha conosciuto la moglie, ha coronato il suo sogno grazie anche all’aiuto di un amico originario della Costa d’Avorio a sua volta emigrato in Italia e attualmente residente a Monte San Giusto, Angonor Beliga Gnagà. Un aiuto rivelatosi essenziale, avendo perso i nonni e non avendo altri contatti giù, con la maggior parte degli zii dispersi dopo il conflitto di 10 anni fa, è stato infatti Angonor ad organizzare il viaggio.

Il 25 marzo scorso sono partiti insieme a Kadi Ismael Alain, cugino di Angonor. Dopo un giorno ad Abidjan si sono trasferiti villaggio di Zatoubà nella provincia di Lakotà.

“L’intento iniziale del viaggio – dice Michel – era riscoprire le mie origini paterne, portare medicinali al villaggio acquistati a mie sole spese e organizzare uno scambio culturale-artistico”.

Infatti Michel, oltre che di musica si occupa anche di danza come sa chi lo conosce e continua ad essere in contato con lui anche dopo che si è trasferito all’estero. Ultimamente la sua passione è il “Chicago footwork”, una nuova danza che ha molte connessioni con alcune danze caratteristiche della Costa D’Avorio.

Un soggiorno vissuto non tra gli agi degli hotel, ma vivendo insieme alla gente del villaggio, un’esperienza che viene raccontata dallo stesso protagonista. “Ho vissuto al villaggio di Zatoubà lavandomi con acqua di pozzo e mangiando il cibo con le mani. Angenor Beligna Gnagà mi ha introdotto alla gente del villaggio, insegnandomi anche un po’ di dialetto Dida e, successivamente, mi ha presentato ai capi villaggio insieme ai quali abbiamo consegnato i medicinali e raccontato il mio percorso: dopo che mio padre più’ di 50 anni fa ha lasciato la Costa d’Avorio senza farvi più’ ritorno l’ho fatto io all’età di 44 anni. L’intento,oltre che ritrovare le mie origini, era quello di aiutare la gente povera del posto in modo concreto e portare un po’ di gioia attraverso una sorta di mini festival artistico-culturale “.

Occasione che ha dato a Michel un’ulteriore soddisfazione: quella di confrontare la sua passione per la musica e la danza con gli artisti del posto. Un’esperienza ricca di eventi e di emozioni: “I capi villaggio di Zatoubà ascoltando il mio percorso illustrato da Angenor hanno deciso in via di apprezzamento di darmi un nome, Jean Piérre Nassa, in onore di una figura importante vissuta in precedenza al villaggio. Secondo la tradizione hanno deciso di investirmi della figura di Bagnon, ossia qualcuno che é emerso per qualcosa di particolare dagli altri. Nella mia permanenza ho imparato a piantare riso, dar fuoco in foresta per fertilizzare il terreno, visitare altre città della Costa d’Avorio come Gagnoa, Yammosokro, Lakota, Divo e ovviamente Abidjan. Abbiamo fatto visita alla scuola elementare (Zatouba Primary School) dove io ho ballato con i bambini cercando di fargli vedere come la Footwork fosse molto simile ai balli tradizionali del posto”.

Ma durante il viaggio è emerso anche un nuovo progetto che Michel vuole realizzare nel prossimo futuro, insieme alla realizzazione di un mini documentario e di un cd grazie alle 3 ore e mezzo di materiale video e audio raccolto durante questa esperienza. “Abbiamo fatto un sopralluogo a quello che doveva essere un piccolo ospedale, ma che in realtà è una struttura vuota in cemento e in disuso in mezzo alla foresta. Rendere in qualche modo funzionante questa struttura sarà uno dei miei obbiettivi”.

Un impegno che intende onorare quanto prima possibile, trasformando la struttura in una sorta di pronto soccorso per i villaggi della foresta intorno.

Altra esperienza positiva quella del mini festival che i tre hanno organizzato in una sorta di scambio culturale: “Il mini festival si è svolto nel vicino villaggio di Bogobuà dove Angenor insieme a suo cugino Ismael sono i principali responsabili dell’organizzazione. Quello che doveva essere poco più’ di una festicciola tra amici si è trasformato in un evento: infatti, anche ai capi villaggio di Bogobuà è stato illustrato il mio percorso e trovando la mia storia coraggiosa hanno deciso a grande sorpresa di nominarmi Capo Villaggio a Bogobuà, ovviamente con mia enorme sorpresa e piacere. Nelle due giornate è stato un alternarsi di musica e danza, anch’io ho avuto modo dopo la cerimonia di confrontarmi con gli artisti locali. Anche al villaggio di Bogobuà mi é stato assegnato un altro nome: Gnaoà Gaston, anche lui persona importante del villaggio nel passato e del quale ho avuto in quei giorni la possibilità di conoscere sua figlia, una gioiosa signora un po’ più’ giovane di mia madre. Finale della favola: ho lasciato la Costa d’Avorio con due nomi in più’, la carica di Capo Villaggio, una valanga di emozioni positive e molti impegni da onorare. A conti fatti poi sono stato di sicuro il primo ad aver portato la Chicago Footwork in Costa d’Avorio e forse in Africa, ma cosa più’ importante sono i miei doverosi ringraziamenti che vanno ad Angenor Beliga Gnagà che ha reso quello che doveva essere un bel viaggio l’esperienza più’ importante della mia vita”.

 


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