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Micam, dall’Africa nuovi mercati
per l’area maceratese-fermana:
la Nigeria cerca il lusso senza guardare i prezzi

ECONOMIA - In crescita la presenza di buyer italiani ed esteri, con un più 5,6% sul 2016, rappresentati da 27.880 addetti stranieri e 19.307 italiani. Il presidente dei pellettieri Valentino Orlandi: "Letteralmente scomparsi tedeschi ed austriaci". La presidente Salina Ferretti: "Sarebbe un durissimo colpo se venissero meno i collegamenti aerei con Milano e Roma"
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Valentino Orlandi, Salina Ferretti e Claudio Scocco

 

Salina Ferretti, presidente dei calzaturieri di Confindustria Macerata

 

di Mauro Giustozzi

(foto di Fabio Falcioni)

Un bilancio positivo per calzaturieri e pellettieri maceratesi reduci rispettivamente dal Micam e dal Mipel milanese. In crescita la presenza di buyer italiani ed esteri, con un più 5,6% sul 2016, rappresentati da 27.880 addetti stranieri e 19.307 italiani: oltre ai soliti mercati europei, russo e americani, questi ultimi due però non brillanti come in passato, si affacciano nuovi mercati di interesse per i due comparti, come quello dell’Africa con in prima fila la Nigeria, che cercano soprattutto prodotti di lusso e che non guardano al risparmio sui prezzi. Degli 800 espositori italiani presenti al Micam la nostra regione, l’area calzaturiera maceratese-fermana, si conferma leader con 200 aziende che sono state presenti. La realtà calzaturiera nella nostra regione si conferma di primo piano, con 26 mila addetti (40% del settore nazionale) che lavorano in 1500 aziende. Quasi 9 mila sono gli addetti del comparto nella nostra provincia, col settore calzatura che rappresenta il 30% dell’economia manufatturiera regionale. “E’ stato un Micam di grande successo –ha esordito Salina Ferretti, presidente dei calzaturieri di Confindustria Macerata- che ha visto la presenza di tanti visitatori, vivace, direi molto positivo. Cosa significherà questo in termini di ordinativi e commesse lo potremo però valutare tra qualche mese. Importante anche la presenza del primo ministro Gentiloni alla fiera che significa un’attenzione molto particolare al nostro settore. Direi che anche significativa è la collaborazione instaurata col settore pelletteria e quello della moda. E’ necessario pensare in grande, creare sempre più un sistema moda per tutte le Marche: un distretto che sia in gradi di pesare sempre di più, nel segno di modernizzazione delle imprese, banda larga e industria 4.0. Noi dobbiamo guardare avanti. Sotto questo aspetto lancio un appello ai giovani: che si dedichino allo sviluppo di start up per internet, in quanto nella nostra regione facciamo fatica a trovare aziende valide in questo settore che possano sviluppare la comunicazione di calzaturieri e pelletterie tramite social network, facebook e i tanti strumenti multimediali che esistono oggi”.

Valentino Orlandi, presidente dei pellettieri di Confindustria Macerata

L’Europa resta per i calzaturieri marchigiani il mercato di riferimento, assorbendo circa l’80% delle esportazioni. Però, come ha testimoniato Valentino Orlandi, presidente dei pellettieri di Confindustria Macerata, si stanno aprendo scenari e mondi nuovi per questo comparto. “Anche al Mipel si è notata una presenza maggiore, sicuramente dovuta alla collaborazione col Micam –ha affermato Orlandi-. La novità di questa edizione è quella di una buona presenza di addetti provenienti dall’Africa, soprattutto da Nigeria e Lagos che non badano a spese e non cercano esclusivamente merce a prezzi bassi. Al contrario degli americani in calo e dei russi che si stanno orientando adesso verso prodotti di un prezzo medio-basso. Letteralmente scomparsi, invece, buyer tedeschi ed austriaci. Finalmente si sono rivisti gli ucraini che mancavano alla fiera da molti anni. Direi che nel complesso un segnale positivo è uscito dal Mipel, ma anche la necessità di trovare nuovi mercati dove esportare. Quello dell’Africa potrebbe essere un interessante sbocco per i nostri prodotti”. Pur se le presenze a Micam e Mipel sono state in aumento rispetto a al passato, questo non significa però che la crisi del comparto è totalmente alle spalle. “Il 50% delle aziende presenti al Micam – ha ribadito Claudio Scocco, componente di Assocalzaturifici- è italiano e questo è un fatto positivo. Però il settore resta in difficoltà e lo dicono i segni meno delle aziende che ogni anno chiudono. Il trend degli ultimi 20 anni è stato questo. Considerate che in Italia si producono ogni anno 200 milioni di calzature e solo il 20% resta sul territorio nazionale. L’aver visto un afflusso crescente rispetto al 2016 è incoraggiante, ma bisognerà vedere se poi si concretizzerà in aumenti di ordini e commesse per le nostre aziende”. Un punto dolente per il comparto resta quello delle infrastrutture viarie e telematiche che vede le Marche e in particolare il maceratese, ancora molto indietro.

Claudio Scocco, componente di Assocalzaturifici

“Ci troviamo in un territorio da sempre penalizzato sotto questi aspetti a cui si aggiungono gli effetti del terremoto che stiamo ancora scontando –ha ribadito Salina Ferretti-. E’ necessario che il sistema Paese ci sostenga nei costi, ad iniziare da quello del lavoro che resta un problema per le imprese. Poi, venendo al nostro territorio, è importante che vengano potenziate le comunicazioni, gli aspetti della logistica i trasporti. Sarebbe un durissimo colpo per la nostra regione se venissero meno i collegamenti aerei con Milano e Roma. Così come è da potenziare la banda larga, senza la quale scontiamo ritardi pesantissimi rispetto ad altre regioni”. Da parte sua Confindustria Macerata sta promuovendo corsi formativi sia per i giovani che per le aziende. A Civitanova, presso la sede Ipsia Corridoni, tramite il laboratorio The School of Shoe mentre scadono proprio domani 26 settembre i termini per l’iscrizione al corso per stilista calzature che si svolgerà dalla metà di ottobre.


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1 commento

  1. 1
    Fabrizio il 27 Settembre 2017 alle 17:30

    Certo che la Nigeria cerca il lusso, senza guardare i prezzi! Perché scarica da noi, in Italia, tutti coloro che non possono permetterselo: né il lusso né di non guardare i prezzi, cioè tutti i migranti economici clandestini nigeriani!

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