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Quello che (a)i figli non dicono, ciclo di incontri di formazione per educatori e genitori

FERMO - Quattro incontri per indagare il tema dell'educazione e del rapporto tra giovani e genitori, educatori, mass media, per capire le sfide della comunità educante con una generazione definita "digitale"
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di Alessandro Giacopetti

L’associazione amici dell’Opera Don Ricci nella sede del centro educativo per minori ha presentato un ciclo di incontri formativi dal titolo Quello che (a)i figli non dicono, iniziativa resa possibile grazie al patrocinio di Comune di Fermo, Ambito Sociale XIX, Famiglia Nuova e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, con la collaborazione dell’associazione la Nuova Frontiera e della parrocchia di Santa Caterina. Si svolgeranno proprio nel quartiere Santa Caterina, alla sala Rita Levi Montalcini giovedì 12, venerdì 20, mercoledì 25 ottobre sempre alle 21 per concludersi a inizio novembre.
Il relatore del primo incontro sarà Marco Brusati, docente all’Università di Firenze, direttore dell’associazione Hope, collegato telefonicamente con il Don Ricci questa mattina: “Si tratta di una iniziativa nuova in un territorio che sapiamo essere attento alle novità. Abbiamo già partecipato all’iniziativa scientifica Fermhamente. Ora presentiamo questo ciclo di incontri “Quello che (a)i figli non dicono per parlare anche di quello che non viene detto dai figli. Per figli si intendono tutti quelli che siamo chiamati ad educare, a scuola, nelle parrocchie e nelle associazioni. È un sostegno agli educatori per capire la realtà complessa in cui sono immerse le nuove generazioni che possiamo definire digitali. Gli incontri avranno tagli diversi: il primo sociologico, nell’incontro che farò io – ha spiegato il professor Brusati – per indagare i modelli antropologici che il mondo musicale e dei mass media propone e che spesso viene fruito dai giovani nel silenzio e nella solitudine delle loro stanze. Dobbiamo – secondo il professor Brusati – innalzare la soglia dell’attenzione per essere attenti a come il mondo digitale agisce sulla gioventù e sapere cosa viene veicolato in questi nuovi strumenti digitali: anche i modelli musicali sono da investigare”.
Il secondo incontro avrà come relatrice Raffaella Iafrate, docente presso l’Università Cattolica di Milano per indagare i legami familiari e i rapporti con i genitori. Il terzo con Massimo Padula, docente all’Università Lateranense si occuperà del tema del rapporto tra minori e strumenti dei mass media come la televisione. Nell’ultimo incontro a novembre, monsignor Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina si occuperà dell’educazione dei giovani di oggi e della possibile educazione spirituale, come sfida nell’era dello smartphone, per avere una visione più elevata sul tema.

Alla presentazione odierna erano presenti oltre al sindaco Paolo Calcinaro, Giovanna Ferracuti, presidente Onlus amici dell’Opera Don Ricci, che ne sostiene il centro educativo e promuove l’assistenza alle famiglie, e Paolo Cerolini, presidente Famiglia Nuova.
Sono state poi Suor Annunziata e Suor Giusy a fornire maggiori dettagli sull’attività quotidiana che si svolge al Don Ricci dove ci sono attualmente 11 ragazzi al centro aggregazione e 7 che dormono: alcuni sono affidati dalle famiglie, altri dal Tribunale. Oltre persone con problemi, sia economici sia di altro tipo, ci sono ragazze e ragazzi che non hanno problemi ma che vengono al pomeriggio per fare i compiti. Al centro educativo ci sono un totale di 8 posti e la presenza di 4 educatori professionali per fagli svolgere dei giochi o altre attività strutturate. Ci sono altri 4 posti nella comunità alloggio dove le età vanno da 6 a 11 anni per i maschi e da 6 a 18 anni per le ragazze. Al centro di aggregazione, cioè quello dove si fanno solo attività pomeridiane si passa da 6 a 13 anni. Un istituto, il Don Ricci, che si è evoluto nel tempo trasformandosi in comunità educativa per minori, e centro accoglienza per adolescenti e che è attualmente gestito dalle Suore dell’Amore Misericordioso. Il clima familiare che si instaura serve a far sentire chi entra come a casa, oltre ad avere progetti personalizzati specifici per ciascuno, finalizzato a recuperare il minore e la sua famiglia. Opera in collaborazione con i Servizi Sociali del Comune e l’Ambito Sociale XIX o altre associazioni. Ad esempio vine offerto un servizio di alloggio per i figli di famiglie che vivono talmente distanti dalle scuole superiori o dal Conservatorio di Fermo da impedirne la frequenza. Si appoggiano al Don Ricci proprio per continuare lo studio.
Molto partecipato anche il servizio offerto in estate dopo la fine delle lezioni scolastiche che quest’anno ha coinvolto 63 bambini da Fermo e dal circondario e che si aggiunge alle colonie estive.


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