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Da Bologna a Fermo
alla scoperta della Social Street

EVENTI - Seminario organizzato da AgenziaRES per martedì 14 novembre nell’aula formativa sita in via don Biagio Cipriani 8 (ex Istituto Bambin Gesù)
mercoledì 8 Novembre 2017 - Ore 15:49
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“Sharing economy. Ipotesi di piattaforme di economia cooperativa”: è con questo titolo che martedì 14 novembre AgenziaRES tiene, nell’aula formativa sita in via don Biagio Cipriani 8 a Fermo (ex Istituto Bambin Gesù), un altro seminario nell’ambito della collana Officina di Sociale Evoluto.

Una collana che AgenziaRES ha progettato per offrire al lavoro sociale nel territorio fermano, una serie di approfondimenti che possano sostenerne un processo di innovazione e di promozione di nuove prassi e strumentazioni.

Questo appuntamento si svolge all’interno del percorso sull’animazione di comunità. Infatti, va di moda parlare di sharing economy; ma perché occuparsene all’interno di un corso di formazione sull’animazione di comunità? In realtà più che di sharing economy, con Federico Bastiani (l’esperto che guiderà il seminario), si farà un ragionamento sulle opportunità di economia collaborativa che possono essere veicolate tramite una piattaforma digitale. Si parlerà in particolare dell’esperienza della Social Street di via Fondazza a Bologna e di come questa possa essere un esempio da replicare in altri contesti locali.

Scopo di Social Street, infatti, è quello di favorire le pratiche di buon vicinato, di attivare socialità con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare legami, di condividere necessità, di scambiarsi professionalità e conoscenze, portando avanti progetti collettivi di interesse comune. Un modo per trarre tutti i benefici possibili che possono derivare da una maggiore interazione sociale.

L’interazione avviene su piattaforma facebook, tramite l’utilizzo di gruppi chiusi e consente in questo modo il superamento di dinamiche devianti dai principi di fondo del progetto, ivi incluso un uso per scopi commerciali e/o politici. Ma si tratta di una interazione che ha una territorialità molto definita, nel senso che il gruppo è riservato ai cittadini residenti in quel marcato e ristretto territorio e propone quindi uno scambio che con facilità transita dal virtuale al reale, in quanto il contatto diretto è facile e immediato, considerata la prossimità. Costruire il gruppo facebook in relazione alla dimensione territoriale, permette di destrutturare ogni altra appartenenza – sulla quale solitamente si vanno a costituire sia i gruppi facebook che anche le normali interazioni sociali – permettendo la costruzione di una nuova connessione basata semplicemente sulla prossimità.

L’elemento essenziale dello scambio che viene in questo modo attivato, è quello della gratuità. Essa si esplica sia a livello degli scambi interni, nei quali viene promossa una cultura del dono e non del “do ut des”, sia a livello della strutturazione che viene gestita in completa indipendenza. Anzi, parlare di struttura è per certi versi improprio, in quanto ogni singolo gruppo agisce come meglio crede scegliendo la propria modalità per riattivare le relazioni sociali nel proprio territorio, ma comunque rispettando la linea guida.

L’altra parola chiave è quella dell’inclusione. Mentre assistiamo ad un uso sempre più distorto e fondato sull’escludere e sul marcare la propria distanza (pensiamo a tutto il fenomeno degli haters) nella rete ed in facebook in modo particolare, le regole alla base della Social Street scelgono di concentrarsi su tutto quanto unisce le persone (escludendo ciò che le divide) e di essere propositivi anche di fronte alle critiche più feroci, non accettare il terreno dello scontro, ma quello della costruzione e prevedere l’esclusione di linguaggi che non siano accettabili da tutti i membri del gruppo.

Quindi, l’esclusione di qualsiasi aspetto economico, politico e giuridico, si è rivelato l’aspetto innovativo caratterizzante questa esperienza, differenziandola in maniera marcata da tutte le altre (associazioni, comitati, ecc.). Probabilmente sono stati questi gli elementi che hanno determinato la nascita di oltre 450 gruppi nati in Italia ed all’estero che si rifanno al modello socialstreet: un fenomeno che sembra la dimostrazione del bisogno latente di una socialità soprattutto non finalizzata ed indipendente da qualsiasi aspetto economico e politico.

La partecipazione al seminario è libera e gratuita.


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