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A Riabita si parla di suolo
e di un’edilizia diversa

FERMO - All'interno della tre giorni di manifestazione anche il convegno organizzato dalla delegazione di Fermo del Fai, in programma venerdì 17 novembre alle ore 9.30
martedì 14 novembre 2017 - Ore 09:42
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Punta Mesco – Case Lovara

Si avvicina l’appuntamento con “Suolo: dal rispetto alla risorsa”, convegno organizzato dalla delegazione di Fermo del Fai ed inserito nell’ambito della manifestazione Riabita, che si terrà da venerdì 17 a domenica 19 novembre al Fermo Forum.

L’iniziativa dedicata alla difesa dell’ambiente e ad un nuovo approccio all’edilizia, è programmata per venerdì alle ore 9.30. Questo il programma:

ore 9.30 Patrizia Marini Cirilli – introduzione

ore 9.40 Norbert Lantschner – L’insostenibilità e la cecità, ladri del nostro futuro

ore 10.10 Teresa Cecchi – La chimica: il giano bifronte dell’edilizia

ore 10.30 Giovanna Paci – Il decalogo del FAI per il suolo

ore 10.40 Stefania Bellabarba – La centuriazione romana: il saggio costruire

ore 10.50 Alessandra Stipa – Punta Mesco

ore 11.00 Roberto Segattini – Recenti interventi di restauro all’Abbazia San Fruttuoso a Camogli

ore 11.30 Discussione finale e domande

 

GLI INTERVENTI

 

NORBERT LANTSCHNER

L’insostenibilità e la cecità – ladri del nostro futuro

Il consumismo è diventato la religione che ha conquistato ogni angolo del pianeta dove il denaro cerca il profitto immediato sfruttando eccessivamente le risorse e le forze lavorative dell’uomo. Nasce la società fossile, un’economia basata sull’uso smisurato di petrolio, carbone e gas che spinge a comportamenti sempre più insostenibili che vanno sforare i limiti planetari. Una mano invisibile che ci giuda verso l’abisso e la nostra cecità ci impedisce di riconoscere i segnali d’allarme che illuminano la nostra corsa. Una tragedia che si manifesta con l’ironia perché viviamo in una società informata mai come oggi. Serve una nuova comunicazione. La psicologia insegna che gli ascoltatori filtrano tutte le nuove informazioni. E se c’è un conflitto tra i fatti e i valori di una persona, i fatti perderanno. In questo momento viviamo un’agonia collettiva, incapaci a rispondere in modo intelligente alla sfida più grande della nostra storia. Il cambiamento climatico come ha precisato George Marshall è “il crimine perfetto e non rilevabile al quale tutti contribuiscono, ma per il quale nessuno ha un movente”. Noi siamo il problema, ma siamo anche – se vogliamo – la soluzione.

 

TERESA CECCHI

Chimica: il Giano bifronte dell’edilizia

Giano è il Dio bicefalo romano custode di ogni forma di mutamento e del collegamento fra passato e futuro. Se Giano si volge al passato vede un’edilizia selvaggia che ha divorato il suolo ed una Chimica che ad essa ha fornito materiali senza porre attenzione alla tossicità e alla ottimizzazione delle loro caratteristiche tecniche. Se Giano guarda al futuro vede un’edilizia che non consuma suolo ma riqualifica il patrimonio esistente, basata su una Chimica dei nuovi materiali rispettosi della salute e dell’ambiente e tecnicamente all’avanguardia. L’intervento illustra la valutazione della qualità chimica dell’aria indoor, correlata alla Sindrome dell’Edificio Malato di cui molti occidentali (che passano fino al 97% del tempo al chiuso) soffrono. Si riflette poi sulla selezione dei materiali da costruzione più idonei a prevenire tale sindrome e si ritorna infine al concetto di suolo come risorsa, illustrando come gli scarti dell’agricoltura possano essere la base per le bioplastiche da utilizzare in sicurezza nella bioedilizia. Il percorso si snoda in assenza totale di limiti normativi per quanto riguarda la concentrazione di tossici nell’aria che respiriamo seduti sul nostro divano. Si conclude infine con un occhio al “futuro remoto” e ai metamateriali capaci di deviare le onde sismiche da interi agglomerati urbani, per provare come la Chimica dei materiali sia preziosa davvero.

 

GIOVANNA PACI

FAI – Fondo Ambiente Italiano – Delegazione di Fermo

Il decalogo del FAI per il suolo

Il suolo è un corpo naturale e vivente che rappresenta il supporto di tutta l’attività biotica all’interno degli ecosistemi terrestri. È una risorsa di fondamentale importanza, che assicura una serie di funzioni chiave a livello ambientale, sociale ed economico, svolgendo ruolo fondamentale nella protezione delle acque, dell’atmosfera e della biodiversità, per la conservazione del paesaggio e del patrimonio culturale. Ciò nonostante il suolo è costantemente minacciato da pericoli quali l’erosione, la progressiva perdita di sostanza organica, l’impermeabilizzazione e la salinizzazione. Il FAI, in collaborazione con la SISS (Società Italiana di Scienza del Suolo), ha stilato un decalogo di buone azioni per una efficace protezione di questa risorsa importante per tutti noi. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che proprio il suolo ci fornisce anche materiali rinnovabili per un’energia pulita e, dunque, per conseguire obiettivi strategici in materia di sviluppo sostenibile.

 

STEFANIA BELLABARBA

La centuriazione romana: il saggio costruire

Ci troviamo nel territorio della provincia di Fermo in epoca Augustea 44 a.C./14 d. C., nel realizzo di una pianificazione urbanistica in piena linea con le direttive europee contemporanee, dove il suolo è visto come risorsa ambientale da tutelare e la natura stessa come punto di riferimento e forza. Nel caso specifico è il fiume Tenna che delinea e stabilisce i tre tracciati regolatori delle centuriae di Fermo, Falerone ed Amandola, perché tre sono le diverse inclinazioni del fiume, dalla sorgente alla foce. È quindi il corso d’acqua a regolare l’urbanistica con segni viari sorprendenti, perché perfettamente corrispondenti all’andamento delle curve di livello. È così che troviamo giustificazioni morfologiche su tutto il costruito urbanistico. Il Cardo ed il Decumano sono perfettamente leggibili dalla costa all’entroterra più inoltrato. I tratti viari che sono ora molto incassati nel terreno, in zona collinare, si riconoscono nella certa origine romana, abbandonati in periodo medioevale, convertiti in alveo per le acque piovane, hanno corroso il suolo a volte anche abbassandolo fino a due metri sotto l’attuale piano di campagna. La natura è saggia, sa come proteggersi, siamo noi ad avere un atteggiamento da grande nemico e senza averne motivo andiamo ad ostacolarla nei suoi principi più semplici. Se non arrestiamo il cambiamento climatico il nostro pianeta diverrà inabitabile, le previsioni sono atroci prendiamone atto e torniamo a costruire con etica con un’arma in più rispetto ai romani: abbiamo la tecnologia che usata con saggezza completa l’opera dell’uomo.

 

ALESSANDRA STIPA

Punta Mesco – Case Lovara: un recupero paesaggistico in un contesto di grande fascino

L’intervento che il FAI è impegnato a portare avanti da ormai tre anni nella sua proprietà del podere di Case Lovara a Punta Mesco, comune di Levanto (Sp), è una grande sfida in un ambito di delicati equilibri oltre che di grande fascino. L’intento è quello di rivitalizzare un compendio che da tempo immemorabile era a vocazione agricola e che prima dell’intervento del FAI risultava in grave stato di abbandono, ormai da diversi anni.

La proprietà è situata all’interno del perimetro del Parco Nazionale delle Cinque Terre, in zona 1 orientata alla massima tutela ambientale, in ambiti di vincolo paesaggistico e in area soggetta vincolo idrogeologico. Si tratta di un’area di circa 42 ettari di cui poco più di 2 coltivati, i restanti a macchia mediterranea spontanea; all’interno del compendio troviamo 3 edifici di cui ad oggi 2 già recuperati e 1 in via di restauro. In quanto di proprietà del FAI gli edifici risultano sottoposti alla tutela (vincolo monumentale). Il sito si trova sul sentiero n.1 delle Cinque Terre e può essere raggiunto solo a piedi con un cammino di circa 40 minuti da Levanto o 45 minuti da Monterosso. Importanti sono gli sforzi e i capitali fino a qui investiti per cercare di sistemare i molti muretti a secco e reintrodurre culture tipiche (olivo e vite su tutte) che caratterizzano il panorama dell’area. Le tematiche che il progetto ha affrontato sono davvero molteplici tutte legate alle peculiarità dei luoghi, tra cui la mancanza dei servizi e delle urbanizzazioni primarie ovvero il collegamento alla rete fognaria, alla rete idrica, alla rete elettrica. Questo ha voluto dire risolvere tali tematiche con tecnologie appropriate per il trattamento e smaltimento dei reflui, per produrre energia con fonti rinnovabili, per approvvigionare il bene con acqua, ma al contempo non si poteva non essere sempre tesi all’indispensabile ricerca per di un possibile equilibrio tra istanze ambientali e paesaggistiche, tuttavia soddisfacendo esigenze di vita quotidiana, di lavoro e di sicurezza nel bene. Tutto questo complesso percorso viene compiuto per arrivare, in un prossimo futuro, all’apertura di una struttura agricola dotata di ricettività agrituristica che accolga quindi i visitatori, che consenta anche ad alcuni di loro un pernottamento, che spieghi loro la storia dei luoghi ed in quale particolare contesto si trovano e che racconti un esperimento difficile ma non impossibile di recupero di una realtà abbandonata, nel rispetto della natura, del suolo e di un territorio così particolarmente bello quanto delicato.

 

Roberto SEGATTINI

Conservare e rispettare i monumenti. i recenti interventi di restauro delle facciate dell’Abbazia di San Fruttuoso di Camogli

Nell’ambito di un programma pluriennale il FAI ha previsto, grazie all’importante sostegno e partnership della Fondazione San Paolo, di effettuare a oltre 30 anni dalla donazione di porzione del borgo di San Fruttuoso da parte della famiglia Doria Pamphilj, una serie di importanti interventi di conservazione e manutenzione straordinaria, tutti indispensabili e volti a garantire la sicurezza al visitatore ed il buono stato dei beni nel futuro. Tra questi troviamo i recenti interventi compiuti sulla Torre Nolare, che di fatto è la torre campanaria della Chiesa Abbaziale, nonché sulle facciate dell’Abbazia stessa. La posizione incantevole ma critica dell’antico borgo di pescatori raggiungibile solo a piedi con apposito ed impervio sentiero oppure via mare ha caratterizzato le scelte di cantiere che hanno dovuto tener presente anche delle precise esigenze e delle tempistiche collegate alla stagionalità, alla fruizione del bene e ai flussi turistici. In seguito ad un rilievo completo con tecnologie avanzate (mediante laser scanner 3d e ortofotografie) delle proprietà FAI nel borgo si sono messi a punto i vari progetti di intervento e restauro partendo dai beni che presentavano le più forti criticità, in primis proprio i due di cui tratteremo. Per la messa a punto delle scelte di intervento ci si avvalsi anche della consulenza dell’Università di Genova – DSA e della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e Paesaggio, al fine di meglio valutare, con apposite ricerche e test, la scelta di prodotti consolidanti e protettivi. I prodotti della chimica, ormai a distanza di anni dal loro impiego massiccio nel restauro, sono oggi visti come un importante alleato ma da usare con la dovuta parsimonia e con il necessario spirito critico; nel caso di San Fruttuoso la giusta attenzione preliminare ha portato a scelte consapevoli, anche evitandone talvolta l’impiego e questo a vantaggio di un maggior “rispetto” dei beni.

 


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