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Dalla collaborazione tra “Pergolesi” e “Rossini” nascono concerti e convegni

FERMO - Altro obiettivo a lungo termine del conservatorio "Pergolesi" è attivare un dottorato di ricerca assieme all’Università di Macerata, per il conseguimento di un ulteriore titolo di studio
venerdì 17 novembre 2017 - Ore 14:14
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di Alessandro Giacopetti

La collaborazione tra il conservatorio Pergolesi di Fermo e il Rossini di Pesaro andrà oltre la realizzazione dei due concerti ad orchestre unite previsti il 22 e 23 novembre, con musiche di Verdi e Ciaikovskij in occasione di Santa Cecilia. Si concretizzerà anche in un convegno in programma il 29 novembre dalle 14 e il 30 novembre dalle 9 presso l’auditorium “Billé” corredato da un altro, breve concerto all’auditorium Billé alle ore 21 del giorno 29.

A parlarne sono il direttore Maestro Nicola Verzina, uno dei relatori al convegno, e il compositore Paolo Rosati, docente e coordinatore del dipartimento di Teoria, Analisi, Composizione e Direzioni presso il Pergolesi. Tutto nasce dalla volontà di creare un gruppo di ricerca, nel corso dell’ultimo anno, sul linguaggio musicale che coinvolga docenti interni ed esterni ai conservatori. Al convegno sarà affiancato un concerto, il 29 novembre alle 21, per unire la parte teorica alla parte pratica e per interagire con le classi di composizione. Tra i relatori vanno segnalati Mario Baroni, docente al DAMS di Bologna e Wojciech Widlak che arriva da Cracovia in Polonia. In vista del convegno che si intitolerà “Senso della costruzione e costruzione di senso nella musica post-tonale” sono stati svolti incontri con gli studenti per prepararli alla parte della ricerca. Gli interventi della durata massima di un’ora, da una parte rappresenteranno una sintesi del progetto, dall’altra un modo per porsi domande da cui ripartire.

Un altro degli obiettivi del conservatorio Pergolesi è quello di arrivare ad attivare un dottorato di ricerca assieme all’Università di Macerata, finalizzato al conseguimento di un titolo di studio da spendere poi nel mondo del lavoro. Ovviamente dovrà avere specificità diverse da quelli, pochi, già esistenti nelle università italiane.


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