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Un ulivo sulla tomba di Mario Dondero: “Continuiamo a seguire la tua luce” (FOTO)

FERMO - Cerimonia molto partecipata questa mattina al cimitero, alla presenza della sua compagna Laura Strappa, delle figlie Maddalena ed Elisa e di tantissimi amici del compianto fotoreporter
domenica 19 novembre 2017 - Ore 15:27
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di Andrea Braconi

foto di Gianfranco Mancini e Andrea Braconi

In mano un foglio e un fazzolettone dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Intorno le amiche e gli amici di sempre, oltre alle figlie di Dondero, Maddalena ed Elisa. E la sua voce, a riecheggiare le parole di Francesco Guccini, prima di piantare un ulivo per ricordare  Mario.

Laura Strappa, compagna del fotoreporter scomparso nel dicembre del 2015, ha scelto “L’albero ed io” del cantautore emiliano per aprire una mattinata di grandi emozioni.

“Voglio ringraziare Andrea Semplici, autore della foto che è stata utilizzata per la lapide, realizzata dalla marmeria Petres. E chiedo a tutti: cosa vogliamo ricordare di Mario? Io voglio ricordarlo quando arrivava a casa con un mazzolino di fiori”.

Presente anche Alessandra Vitali Rosati, che ha letto un articolo pubblicato oggi da Repubblica, dal titolo “Un tesoro di nome Dondero, il partigiano dello scatto”.

“A nome della famiglia grazie per questa partecipazione, sempre così numerosa ed affettuosa – ha affermato Maddalena, una delle figlie di Dondero -. Credo che nostro padre prima di tutto al di là delle foto abbia lasciato una scia luminosa che non si spegnerà mai, perché quando lasci luce raccogli solo stelle. Lui è una stella e grazie a questo suo esempio credo che un pochino di mondo lo possiamo migliorare anche noi. Il Nobel per la pace dice che la gentilezza migliora il cuore delle persone e io credo che in questo Mario abbia dato un generoso contributo a Fermo, alle Marche, all’Italia, a noi come persone. Per cui continuiamo a seguire la luce”.

L’altra figlia, Elisa, ha speso parole importanti per lo straordinario lavoro che la Fototeca provinciale di Fermo, a partire da Pacifico D’Ercoli ed Andrea Del Zozzo, sta facendo sull’archivio di Dondero.

“Credo che l’ulivo sia la pianta perfetta per ricordare Mario – ha aggiunto lo stesso D’Ercoli – proprio perché resistente, come è stato lui per tutta la sua vita”.

A chiudere Marco Moschini, che ha voluto ricordare un bellissimo gesto di Mario in punto di morte. “Sono andato a trovarlo all’Hospice e dentro una flebo vuota ha messo un fiore blu, che mi ha regalato”.

Presenti tra gli altri, anche Marco Cruciani, autore del documentario sulla vita di Dondero “Calma e gesso”, lo scrittore Angelo Ferracuti, l’ex senatore Giorgio Cisbani, la giornalista Sandra Amurri, i fotografi Ennio Brilli e Gianfranco Mancini, quest’ultimo in rappresentanza del Club LAltritalia di Montegranaro.

 

L’ALBERO ED IO

Quando il mio ultimo giorno verrà dopo il mio ultimo sguardo sul mondo,

non voglio pietra su questo mio corpo, perché pesante mi sembrerà.

Cercate un albero giovane e forte, quello sarà il posto mio;

voglio tornare anche dopo la morte sotto quel cielo che chiaman di Dio.

Ed in inverno nel lungo riposo, ancora vivo, alla pianta vicino,

come dormendo, starò fiducioso nel mio risveglio in un qualche mattino.

E a primavera, fra mille richiami, ancora vivi saremo di nuovo

e innalzerò le mie dita di rami verso quel cielo così misterioso.

Ed in estate, se il vento raccoglie l’invito fatto da ogni gemma fiorita,

sventoleremo bandiere di foglie e canteremo canzoni di vita.

E così, assieme, vivremo in eterno qua sulla terra, l’albero e io

sempre svettanti, in estate e in inverno contro quel cielo che dicon di Dio

 


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