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Sisma, la diaspora degli studenti:
in oltre 200 hanno cambiato scuola

SISMA - Sono 272 i ragazzi che in tutte le Marche hanno cambiato istituto. 15 gli istituti inagibili nella Provincia di Fermo
venerdì 24 novembre 2017 - Ore 13:03
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I relatori del convegno della Banca d’Italia ieri pomeriggio a Camerino, al centro il rettore Unicam Pettinari, il vicedirettore generale Banca d’Italia Signorini

 

Gli effetti del sisma sull’economia regionale sono stati analizzati nel corso del convegno “Le Marche tra ripresa economica ed effetti del sisma”, organizzato da Banca D’Italia, all’università di Camerino. Per la prima volta sono stati resi pubblici i dati sulle iscrizioni nelle scuole, tra scuola dell’infanzia e secondaria di primo grado, nel primo anno dopo il sisma. Li ha illustrati Marco Ugo Filisetti, direttore dell’ufficio scolastico regionale. Sono un centinaio gli istituti inagibili, di cui 29 in provincia di Macerata, 5 in provincia di Ancona, 15 in provincia di Fermo e Ascoli Piceno, 3 a Pesaro. Tra questi il 28,2 per cento sono asili, il 32,3 per cento scuole primarie, il 24,2 per cento scuole secondarie di primo grado, il 16,6 per cento scuole superiori. Per ben 75 scuole su 100 si stimano tempi di recupero della funzionalità degli edifici, superiori a tre mesi. Tra i 213.500 studenti delle Marche sono 8988 gli studenti che frequentavano le scuole in edifici dichiarati inagibili, di cui 377 disabili, con la provincia di Macerata che comprende 5932 studenti. Gli studenti di 43 istituti inagibili si sono trasferiti complessivamente in altre 72 scuole. «Una vera e propria diaspora sul territorio regionale la migrazione di studenti in seguito al sisma – ha detto Filisetti – che ha coinvolto un numero relativamente elevato di istituti scolastici. Abbiamo impiegato risorse contenute in 150mila euro per questa migrazione, perché nelle scuole che hanno accolto gli alunni c’era disponibilità di posti, detto brutalmente. banchi vuoti».

Tra gli istituti in cui c’è stata migrazione di alunni, ben 26 si trovano in provincia di Macerata, sedici sono del primo ciclo, il resto del secondo ciclo di studi. Sempre nel maceratese 39 bambini dell’asilo hanno cambiato scuola, 98 delle elementari, 39 delle medie e 43 delle superiori, per un totale di 219, sui 272 totali di tutta la Regione. Scarse le differenze tra numero di iscritti all’anno scolastico precedente al sisma e questo appena avviato. Per quanto riguarda la zona del cratere in un anno gli alunni dell’asilo sono scesi del 5,7 per cento, quelli della scuola primaria del 2,2 per cento, quelli delle medie del 5,5 per cento. Accostandoli ai dati dell’anno precedente il calo di iscritti all’asilo prima del sisma era stato del 5 per cento, del 2,1 alle elementari, del 5,5 per cento per le medie. «Il calo di alunni è simile nell’anno precedente il sisma, il problema è che nelle scuole non abbiamo alunni perché non si fanno più figli, la percentuale di studenti non italiani può arrivare al trenta per cento – ha aggiunto Filisetti – è in atto una progressiva riduzione della popolazione scolastica perché non si fanno più figli, soltanto leggermente contenuta dagli stranieri». In apertura dell’incontro il rettore Unicam Claudio Pettinari ha invitato «da inguaribile ottimista ad essere attori e progettisti del nostro futuro». Gabriele Magrini Alunno, direttore della sede di Ancona di Bankitalia ha affermato come l’andamento futuro dell’economia regionale, che stenta a stare al passo con quella nazionale come evidenziato dallo studio congiunturale di Banca D’Italia presentato pochi giorni fa ad Ancona, non possa prescindere dall’andamento di quella delle zone del cratere. Laura Sigalotti, divisione analisi e ricerca territoriale di Banca D’Italia Ancona, ha illustrato nel dettaglio i dati dell’economia regionale.

Sul tema sisma è intervenuto il suo collega Alfredo Bardozzetti. «Nelle Marche la situazione è meno rosea che altrove, per i tempi tecnici, i progetti definiti tardi, tra cui l’8 per cento a febbraio, l’8 per cento ad aprile ed il resto dopo, l’installazione delle Sae è in ritardo – ha affermato – per la ricostruzione privata ci sono contributi più generosi rispetto a quanto stanziati in passato con la copertura quasi totale delle seconde case, l’innesco della ricostruzione passa attraverso il contributo del settore bancario. A livello locale si concentrano risorse ingenti, che erano normalmente riservate su base nazionale. Coinvolgere nella governance le amministrazioni locali favorisce un procedere più snello nel processo di ricostruzione, vanno coinvolti gli operatori economici locali, per favorire la ripresa». Bardozzetti ha chiesto un testo unico delle emergenze. Dopo Filisetti sono intervenuti il professor Flavio Corradini ex rettore Unicam, Nando Ottavi amministratore delegato di Nuova Simonelli, Stefano Tolomeo presidente della Banca di credito cooperativo di Casavecchia, che nonostante il sisma è tra le prime banche del territorio in cui sono stati aperti i conti speciali per la ricostruzione di case ed imprese. Le conclusioni sono state affidate al vice direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini, il quale ha ricordato come nel cratere vi siano importanti distretti produttivi, affermando che sono uno degli ingredienti per la ripresa, insieme al capitale sociale. «Per ricostruire – ha detto – si deve pensare all’adeguamento sismico dei vecchi edifici, gli incentivi esistenti non sono abbastanza usati, occorre studiare una forma obbligatoria di assicurazione contro il rischio sismico». Signorini ha portato due esempi. Il sisma a lungo termine può affondare definitivamente l’economia delle zone colpite, come avvenuto in Irpinia che vent’anni dopo aveva il prodotto interno lordo inferiore del 13 per cento al 1980 o costituire un impensabile volano di sviluppo economico, come il Friuli che nel 1996 a vent’anni dalle scosse, aveva il Pil con un balzo in avanti del venti per cento. «Il terremoto è un dramma, non una condanna, le Marche sono una delle regioni a più alto capitale sociale – ha concluso – occorre lungimiranza, il capitale sociale può contribuire a dare una risposta intelligente ai mutamenti in atto, la ricostruzione è una sfida aperta».

 


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