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Notorietà dei maccheroncini di Campofilone al centro di una ricerca storica

CAMPOFILONE – L’incontro al teatro comunale è stato introdotto dalla consigliera comunale Michela D’Alessandro alla presenza del sindaco Ercole D’Ercoli, del vice Gabriele Cannella e di alcuni produttori
lunedì 27 novembre 2017 - Ore 11:57
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di Alessandro Giacopetti

Presentata ieri al teatro comunale una ricerca storica che affronta la notorietà dei maccheroncini di Campofilone, oggi famosi in Italia e nel mondo grazie ad lavoro di promozione che vede impegnati istituzioni locali e imprenditori. Ma non è stato sempre così. La ricerca di Pierluigi Vitellozzi, ha preso spunto da documenti dell’800 e della prima metà del 900 scritti da Luigi Mannocchi: illustre studioso delle tradizioni popolari, del folklore e della vita contadina nonché poeta petritolese (1855-1936). I documenti testimoniano che il borgo di Campofilone era noto nel Fermano e nelle Marche per un tipo di pasta sottile, i maccheroncini, appunto. Sebbene nei documenti non ci sia scritto a quando risalgono i primi maccheroncini, si parla del lavoro delle donne di Campofilone che li realizzavano a mano a casa. Tutto quindi nasceva nelle cucine di Campofilone, ed era una tradizione popolare. Conferma di ciò è arrivata proprio da alcuni scritti di Mannocchi, che li contestualizza a livello storico. L’evoluzione portata dai pastai moderni è arrivata solo dopo la seconda guerra mondiale, e a portato il maccheroncino ad essere noto nel mondo.

“Abbiamo anche notizia di un possidente di Campofilone, Antonio Astorri, che ha mandato la giovane figlia a far vedere i maccheroncini alla fiera agricola, industriale, artistica del 1869 organizzata nelle officine dell’Istituto Tecnico Montani, promossa dall’allora sindaco marchese Ignazio Trevisani – ha raccontato nel corso del pomeriggio Pierluigi Vitellozzi – che può essere considerata una sorta di expo fermano”.

Le Marche erano allora considerate una regione retrograda rispetto al resto del Regno d’Italia, con un analfabetismo elevato, ancorata alla produzione agricola tradizionale senza introduzione di innovazioni tecnologiche. Questo influisce sulle guide locali dell’epoca che non citano né prodotti enogastronomici né produzioni manufatturiere locali. Anche gli studiosi del folklore come Luigi Mannocchi, impegnati nel tentativo di promuovere prodotti marchigiani hanno molte difficoltà a far passare queste notizie sulla stampa nazionale. Solo nel 1931 prodotti enogastronomici marchigiani vengono riconosciuti come tipici all’interno della guida del Touring Club Italiano. Il discorso, quindi, è quello di associare un paese ad un prodotto ben specifico che ne denoti l’identità gastronomica. Pierluigi Vitellozzi da anni svolge ricerche sugli scritti di Luigi Mannocchi e sul territorio del Fermano. Ha curato, tra l’altro, due mostre all’interno della biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo, una delle quali sarà aperta fino al 2 dicembre. Grazie a queste ricerche ha trovato informazioni relative a Campofilone che ha sintetizzato in un breve volume.


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