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Damilano chiude il seminario di Capodarco, ’appello di Albanesi: “Ripartiamo dal Welfare 0.0”

CAPODARCO - Politiche inadeguate a rispondere ai bisogni: “I sintomi ci sono tutti e la febbre salirà. Occorre una mobilitazione”. Damilano: “E’ il tema”
lunedì 4 dicembre 2017 - Ore 16:59
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Un’Italia che fatica a decifrare il proprio futuro, in crisi d’identità e in preda a chi soffia sul fuoco, alimentando “solitudini”, e un welfare datato e ormai inadeguato a rispondere alle esigenze. Parte da questa premessa l’appello e la proposta pubblica di don Vinicio Albanesi a Marco Damilano, direttore dell’Espresso, che ha chiuso ieri a Capodarco la XXIII edizione del seminario di formazione per giornalisti di Redattore Sociale.
“Credo che dovremmo parlare di un welfare 0.0. – ha sottolineato il presidente della Comunità di Capodarco – Occorre riflettere e capire cosa fanno i cosiddetti fragili. Perché i sintomi ci sono tutti e la febbre salirà. Siamo tornati allo schema delle Leggi Finanziarie. Occorre una mobilitazione e ti chiedo espressamente se ci aiuti in questa campagna di riflessione”. “Accetto la proposta di parlarne, perché è il tema!”, ha detto il direttore de L’Espresso. “Il welfare 0.0 non riguarda più solo chi non ce la fa. Diventa il cuore della politica e del giornalismo. Tutte le città stanno diventando enormi periferie. Anche i centri storici sono abitati da persone in difficoltà: la politica e i servizi non riescono a starci dietro. Lo stato sociale deve tornare al centro, sennò non resta più niente”.
Damilano in apertura del suo intervento ha ricordato la tessera NIP, “Not important person”. “La porto sempre con me – ha affermato, mostrandola -. Ho partecipato per la prima volta all’edizione 1996 di Redattore sociale. Non mi sarei mai aspettato di tornare qui da direttore della testata per cui ho lavorato da anni. Ma mi sono formato qui e porto nel mio nuovo ruolo questo bagaglio”
Molti i momenti significativi della tre giorni. Dall’apertura affidata al presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Carlo Verna sulla funzione sociale del giornalismo – che “è quella di portare avanti la cultura del dialogo, non dobbiamo erigere muri” – ai collegamenti. Emozionante quello con l’inviata di Rainews24 Angela Caponnetto a bordo della nave Aquarius della Ong SosMediterranee con Medici Senza Frontiere, diretta verso “quel muro liquido che è il Mediterraneo: che separa il tormentato giardino africano dall’altrettanto tormentato giardino che è l’Europa”. Poi quello con Andrea Segre, regista del film “L’ordine delle cose” presentato alla 74esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.
La sessione dedicata al post-sisma con il racconto di Federica, educatrice nella yurta, Matthias, fotografo che ha percorso a piedi i territori colpiti e Lucia, assistente sociale, che con i suoi colleghi ha lavorato nella zona rossa del cratere. Tre esempi di “umanità resiliente”.
Poi i workshop che hanno offerto chiavi di lettura nuovi e stimolanti su istruzione, accoglienza e povertà.
La “lectio” e l’analisi del professor Michele Corsi, direttore del Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università di Macerata, sulla sfida educativa in una “società che fissa i confini e rifiuta i limiti”. Una riflessione, nella Giornata mondiale, anche sulla costruzione di un progetto di vita, sull’invecchiamento e l’autodeterminazione delle persone disabili.


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