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«Mio figlio colpito in testa
con una sbarra d’acciaio»
il terrore nella denuncia della madre

FERMO - A denunciare il grave fatto di sangue la mamma del ragazzo: "Mio figlio maggiore è uscito per andare a comprare l'acqua. Un uomo di origini nordafricane non appena lo ha incontrato, gli ha farfugliato qualcosa. Qualcosa legato ai graffi alla sua auto. Mio figlio ha fatto finta di nulla e ha tirato dritto. E a quel punto è stato colpito con una sbarra di acciaio di quelle che servono per svitare i bulloni delle ruote"
martedì 12 dicembre 2017 - Ore 17:34
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La chiave con cui è stato colpito alla testa il ragazzo

di Giorgio Fedeli

Un grave episodio di violenza, quello avvenuto di ieri pomeriggio in un quartiere di Fermo. A raccontare l’esperienza drammatica, sfociata in una denuncia alle forze dell’ordine, è la mamma del ragazzo ferito. Uno sfogo e allo stesso tempo un appello affinché situazioni simili non si ripetano mai più.  “Mio figlio maggiore è uscito per andare a comprare l’acqua. Un uomo di origini nordafricane non appena lo ha incontrato, gli ha farfugliato qualcosa. Qualcosa legato ai graffi alla sua auto. Mio figlio ha fatto finta di nulla e ha tirato dritto. E a quel punto è stato colpito con una sbarra di acciaio di quelle che servono per svitare i bulloni delle ruote. Al pronto soccorso gli hanno messo quattro punti di sutura. Per salvarsi ha reagito e ha colpito quell’uomo. E anche lui è andato all’ospedale. Dopo l’aggressione abbiamo chiamato la polizia che, infatti, è arrivata e ha sequestrato la sbarra. Come se non bastasse a mio figlio è anche scomparso il portafogli. E ieri sera è andato a sporgere un’altra denuncia dai carabinieri. Così non si può vivere. Cosa debbo fare? Sono una donna che lavora e che prova a portare avanti con dignità una famiglia. Ma le istituzioni debbono intervenire. Altrimenti mi costringeranno ad andarmene da casa mia”.

Una vicenda al vaglio delle forze dell’ordine che ha visto nell’aggressione solo il suo capitolo finale, stando al racconto della donna. “Abbiamo paura, non ce la facciamo più. E se chi di dovere, a partire dal Comune, continua a non fare nulla, sono costretta ad andarmene. Non posso mettere a repentaglio la sicurezza dei miei tre figli. Dopo mesi di vessazioni, minacce e, da ultimo, l’aggressione subita ieri pomeriggio da mio figlio, ho deciso di denunciare apertamente l’accaduto. Al centro della vicenda, denunciata alle forze dell’ordine, l’atteggiamento di quella famiglia di origini nordafricane, vicini di casa, che da mesi ci terrorizzano.

Tutto parte dal fatto che mia figlia si è allontanata da quella dell’uomo a causa del comportamento discutibile di quest’ultimo. E anche altri anche ragazzini si sono allontanati. Una situazione che non è andata giù all’uomo che ha iniziato ad assumere un atteggiamento sprezzante e, in alcuni casi, ben sopra le righe. Hanno accusato mia figlia, e quindi me, di essere la causa dell’allontanamento. Ci hanno minacciate. Lei oggi ha la prima visita dallo psicologo. Vi rendere conto? Abbiamo superato il limite della sopportazione. Vogliamo giustizia e tranquillità. Invece siamo costretti a vivere nella paura. Ci hanno messo le mani addosso, rotto il telefono cellulare, il mio secondo figlio è stato preso per la gola e a pugni. Non parliamo poi delle minacce, un continuo. Mi hanno accusata anche di aver graffiato la loro auto”.

Racconto della madre che prosegue: “E hanno avuto problemi anche con altri vicini. A volte mi hanno intimato di scendere in strada che me l’avrebbero fatta pagare. Hanno detto di farsi sotto anche con mio figlio maggiore perché era il “capo di casa”. Abbiamo chiesto all’amministrazione comunale e ai servizi sociali di intervenire. Non si è mosso niente. Sembra che a loro non interessi nulla di quanto avviene da mesi”.

 

 

 


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