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Marzialetti sul fallimento Borsalino:
”Gruppi senza scrupoli non si accaniscano su questo storico marchio!”

IMPRESE - Esprime profonda amarezza in merito al fallimento Borsalino, Paolo Marzialetti, imprenditore del distretto del cappello fermano, presidente nazionale settore cappello e vicepresidente federazione italiana TessiliVari.
mercoledì 20 dicembre 2017 - Ore 09:41
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Paolo Marzialetti con Enrica Viola, regista del docufilm “Borsalino City”, in visita al museo del cappello lo scorso marzo 2017 (foto di Alessandro Giacopetti)

 

“Alla luce della sentenza di fallimento della Borsalino da parte del tribunale di Alessandria, dopo il secondo respingimento della richiesta di concordato preventivo, esprimiamo profonda amarezza per l’ennesima vicenda societaria di uno dei marchi italiani più noti al mondo, il più importante e conosciuto sicuramente per quanto riguarda il comparto del cappello italiano a livello europeo e mondiale.”.

Si apre così la nota di Paolo Marzialetti, presidente nazionale settore cappello e vicepresidente federazione italiana TessiliVari, inviata alla redazione di Cronache Fermane.

“Eppure Philippe Camperio, del fondo svizzero Haeres Equita, aveva svolto un buon lavoro dopo l’ultimo epilogo di due anni e mezzo fa legato al crack del finanziere Marenco, acquisendo oltretutto, l’estate scorsa, il marchio Borsalino direttamente da Mediocredito, del Gruppo Intesa San Paolo, che chiudeva una lunga serie di passaggi societari avvenuti negli ultimi 25 anni, garantendo stabilità ai 135 addetti dello stabilimento di Spinetta Marengo e facendo crescere il fatturato anche quest’anno oltre i 17 milioni di euro, dai 13 milioni dai quali era partito dopo la stipula, circa due anni or sono, del contratto di affitto di azienda. Auspichiamo dunque – continua l’imprenditore Marzialetti – che ora le speculazioni finanziarie di gruppi senza scupoli non si accaniscano per l’ennesima volta su questo ‘nostro’ storico marchio che ha fatto sognare molte generazioni in tutto il mondo nei suoi 160 anni di vita; speculazioni purtroppo avvenute regolarmente da un quarto di secolo ad oggi e che hanno portato più di una volta l’antica casa sull’orlo del fallimento”.

 

“Borsalino rappresenta ancora oggi oltre il 10% del totale fatturato dal comparto del cappello su scala nazionale, – specifica Paolo Marzialetti – come da stime della federazione italiana industriali dei tessili vari e del cappello su dati ISTAT, rilevati al terzo trimestre 2017, che si attestano sui 158 milioni di Euro, con una crescita dell’1,3% ed un aumento delle esportazioni pari a 106 milioni di Euro (+17,8%) e delle importazioni pari a 86 milioni di Euro (+8,1%). A fronte invece di una diminuzione sempre su scala nazionale del numero delle imprese attive nel settore pari a 145 (-3,3%) e del numero degli addetti del comparto che si attestano a 2350 (-2,1%). Le principali esportazioni avvengono nei mercati consolidati quali la Germania (15 milioni di Euro, +12%), sempre con buone performance e più limitatamente la Francia (14 milioni di Euro, +4,6%), il Regno Unito (9,6 milioni di Euro, +20,6%) sempre in forte ascesa malgrado la Brexit e l’Euro forte, l’esplosione della Svizzera (8,5 milioni di Euro, +144,6%) sempre a causa delle triangolazioni soprattutto per via del ritorno della Russia in grande spolvero (4,9 milioni di Euro, +68%) che dimostrano quanto sia considerato il nostro Made in Italy, se non ci fossero le assurde sanzioni ancora in essere. Oltre alla buona performance della Spagna (5,9 milioni di Euro, +16,1%) e quella ottima dell’Austria (3,7 milioni di Euro, +40%). Mentre è da rilevare il calo tendenziale degli Stati Uniti (7,9 milioni di Euro, -7,5%) a causa della debolezza del dollaro USA e dell’effetto protezionista di Trump, ancorché soltanto propagandistico, ma preoccupa soprattutto quello del Giappone (3,4 milioni di Euro, -19,1%). Per quanto riguarda le importazioni – continua il presidente nazionale settore cappello – il paese maggior fornitore è di gran lunga sempre la Cina con 41 milioni di euro, (+11,3%) pari al 48% del totale importato. I cappelli di paglia registrano una diminuzione delle esportazioni che ammontano a 17 milioni di Euro (-2,4%) ed in valore anche delle importazioni (-23%). Mentre i berretti evidenziano un aumento sia delle esportazioni (+17,8%), che delle importazioni (+8,1%). Da tenere comunque sempre presente che circa il 70% del valore in termini di aziende, addetti e fatturato spetta al nostro distretto del cappello fermano (Montappone, Massa Fermana, Monte Vidon Corrado, Falerone) e Maceratese (Mogliano, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano) il cui core-business è comunque rappresentato dai soli comuni di Montappone e Massa Fermana, dove risiedono oltre l’80% delle aziende del distretto e circa il 50% di quelle su scala nazionale. Vale a dire:

DISTRETTO DEL CAPPELLO FERMANO  – MACERATESE

IMPRESE 100 circa (compreso l’indotto)

ADDETTI 1650 circa (compreso l’indotto)

FATTURATO 100 milioni di Euro circa (compreso l’indotto)

EXPORT 75 milioni di Euro circa (compreso l’indotto)”.

 

Il distretto del cappello fermano aveva reso omaggio, a marzo scorso, alla regista del docufilm “Borsalino City” Enrica Viola, in visita al Museo del Cappello con Paolo Marzialetti, dove ha potuto ammirare anche l’ultimo cappello indossato da Federico Fellini (leggi articolo).

Il museo del Cappello conquista tutti: ospite la regista Enrica Viola

 


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