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Il primo pontificale di Natale dell’Arcivescovo Rocco: “Accogliere significa lasciarsi compromettere”

FERMO - Al termine della cerimonia in tanti hanno voluta salutare il nuovo Arcivescovo. Mons. Pennacchio ha ricevuto un dono speciale dal coro di Santa Lucia e la corale del Duomo che hanno eseguito i canti durate tutta la liturgia
lunedì 25 dicembre 2017 - Ore 14:01
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di Paolo Paoletti

“Desidero augurare a tutti un felice Natale, in famiglia, per chi ha la fortuna ancora di averla, e con la compagnia del Signore che ci  sollecita a rendere sempre simili le relazioni tra di noi. Vi ringrazio perchè pure io di recente ho messo la mia tenda in mezzo a voi e mi sento sollecitato a pari di quello che il Signore ci chiede, d’intraprendere con questa comunità relazioni autentiche, vere e profonde. In particolare con i sacerdoti che ringrazio oggi per aver partecipato a questa liturgia. Auguri in particolare a coloro che vivono momenti di sofferenza fisica o morale, la cui preghiera è più preziosa”. 

Queste le parole dell’Arcivescovo di Fermo Rocco Pennacchio al termine di quella che è stato il suo primo pontificale di Natale. Una cerimonia, quella di oggi, quanto mai sentita dalla comunità del territorio fermano che è potuta tornare a celebrare il Natale nella propria cattedrale. Duomo gremito, con tanti fedeli che sono arrivati dai vari comuni dell’arcidiocesi per ascoltare le parole del nuovo vescovo.

Mons. Rocco che, nel corso della sua omelia, ha parlato di amore e di accoglienza: “Chi ha partecipato alla messa di ieri notte ha ascoltato le parole di Luca, che scrive affinchè ci venga presentata l’esperienza storica dell’incarnazione del figlio di Dio. Un racconto di fronte al quale, grazie anche alla tradizione del presepio, non smettiamo mai di commuoverci. Dio ha parlato noi per mezzo del figlio. Dio nessuno lo ha mai visto, chi vuole conoscerlo non può prescindere da Gesù Cristo che lo ha rivelato. Ecco la centralità del Mistero”

Mons Pennacchio ha aggiunto: “Crediamo nel Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, centro della nostra vita, un centro che si rivela non come idea, non come ideale, ma come persona, come carne e richiede a noi un sì o un no. Possiamo accoglierlo o non accoglierlo. Funziona così anche nell’esperienza umana. Quando abbiamo delle persone di fronte, con le quali instaurare una relazione, è odioso essere superficiali. O la relazione con gli altri la si accoglie oppure no. E così accade con il Signore. Non possiamo dire: io credo in Gesù Cristo, lo stimo, però è meglio che ognuno stia a casa sua. Se il Signore è nella tua vita tu hai il potere di dire sì o no. E accogliere una persona nella propria vita  significa fare spazio, mettersi in discussione. Non è facile accogliere. Lo vediamo anche quando parliamo di coloro che sono diversi da noi, che sono stranieri. Accogliere significa lasciarsi compromettere. Che cosa richiede questa accoglienza? Delle prestazione particolari? Primariamente un’osservanza di comportamenti o di leggi? Il Signore ci ama e richiede semplicemente la corrispondenza di questo amore. Ed è lui che ci ama per primo”

Mons Pennacchio ha anche scherzato: “E qui ritorna la relazione umana: si può amare solo tra persone. Certo, abbiamo anche altre cose, ad esempio gli animali che ci accompagnano, ma non possiamo avere con loro una relazione interpersonale. Amiamo tante altre cose, io amo la pizza, ma alla fine non è che la amo,  semmai amo me stesso tanto che la distruggo la pizza e me la mangio. Le persone si amano.  L’amore è un  sentimento democratico. Può amare chiunque, chi ricco chi è povero, chi ha cultura chi è ignorante, chi è appena arrivato, chi è di antica generazione. Ecco perchè il Signore vuole salvare tutti”. 

Al termine della cerimonia in tanti hanno voluta salutare il nuovo Arcivescovo. Tra i presenti anche il Capitano della Compagnia Carabinieri Fermo Roland Peluso e il consigliere comunale Luigi Rocchi in rappresentanza dell’amministrazione fermana.

Mons. Pennacchio è poi andato a salutare e ringraziare il coro di Santa Lucia e la corale del duomo che hanno eseguito i canti durate tutta la liturgia. E proprio cantanti e musicisti hanno voluto consegnare al Mons. Rocco il loto regalo di Natale, una versione del Vangelo, che il nuovo Arcivescovo ha quanto mai gradito.

 


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