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Una “Ferrari” nel motore del Murri: per le endoscopie nuova colonna ad alta risoluzione (FOTO)

FERMO - Presentata la nuova strumentazione donata dalla Fondazione Carifermo. Presenti il presidente Palma, il direttore dell'Area Vasta Livini ed il primario Macarri
martedì 9 gennaio 2018 - Ore 15:07
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di Andrea Braconi

Una nuova sala integrata, la donazione di un colonna endoscopica da parte della Fondazione Carifermo, un “gioiellino” chiamato colonscopio pediatrico, le nuove metodiche, la gestione delle malattie infiammatorie croniche intestinali. È un giorno speciale per l’Ospedale “Murri” di Fermo ma soprattutto per il reparto di Gastroenterologia diretto dal dottor Giampiero Macarri. Speciale perché mancava nella lista dei reparti sostenuti dalla Fondazione Carifermo proprio la Gastroenterologia che, invece, rimarcato dal presidente Alberto Palma, “lo meritava a pieno titolo grazie al lavoro dell’equipe e del professor Macarri”.

La Fondazione Carifermo – ha aggiunto – ha voluto scegliere di mantenere la sanità tra i suoi settori rilevanti, a differenza di altre Fondazioni che si sono più orientate verso il sociale. Questa nostra vicinanza all’Ospedale Murri di Fermo si è sviluppata agevolando l’implementazione di strumentazioni e aver colto l’opportunità di acquisire questa di ultima generazione, che aumenta la potenza del reparto adeguandola alla tecnologia più attuale, ci riempie di orgoglio”.

Licio Livini, direttore dell’Area Vasta 4, ha colto l’occasione per ringraziare la Fondazione e lo stesso Palma:“Queste donazioni ci consentono di recuperare i gap che abbiamo, garantendoci strumentazioni all’avanguardia che ci permettono di fornire prestazioni di qualità. Ma ci tengo a dire che noi dobbiamo anche essere bravi nel coniugare quella che è la tecnologia con le qualità che hanno i nostri professionisti; questo, infatti, ci permette di dare risposte importanti e di qualità che fanno numeri non solo sulla carta. E così oggi il reparto di Gastroenterologia di Fermo comincia ad avere una sua connotazione molto importante, che va oltre il suo essere un riferimento per le Marche Sud, proiettandosi fuori dalle Marche, con una grande attrattiva in termini di mobilità attiva di pazienti provenienti da altri territori”.

LA TERZA SALA

Prima di introdurre le caratteristiche delle nuove strumentazioni, il dottor Macarri pone al centro del suo ragionamento un elemento essenziale: la presenza di una terza sala, che permette di dividere ancora meglio i percorsi. “Era necessaria in quello che mi piace definire un polo gastroenterologico. – specifica – La nostra è una bella realtà, che lavora bene, e tre sale che funzionano in questa maniera diventano un fattore importante”.

LE NUOVE METODICHE

Altro aspetto importante sono le sedute dedicate per metodiche nuove, come la dissezione sottomucosa, vale a dire la possibilità di portare via un polipo anche di grosse dimensioni in un pezzo unico. “Sono esami che possono portare via anche diverse ore di tempo” – sottolinea – “Inoltre, facciamo una metodica di recentissima introduzione, il sogno di tutti noi gastroenterologhi e endoscopisti: quello di fare una sutura per via endoscopica. Ma occorre la presenza di un anestesista, perché ci sono tempi lunghi di esecuzione ed il paziente va monitorizzato.”

LO SPYGLASS

“Si tratta di un’altra novità messaci in mano dall’azienda: lo Spyglass è un coledocoscopio con il quale possiamo andare dentro la via biliare, fare biopsie e bombardare dei calcoli. È partito da qualche mese, parliamo non più di 20 minuti ma anche due ore, due ore e mezza di esame. Quindi, anche qui è importante la presenza di un anestesista. E su questo abbiamo il supporto costante da parte della dottoressa Cola.”

LE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE INTESTINALI

“Ci stiamo dedicando alla gestione delle malattie infiammatorie croniche intestinali e facciamo una seduta dedicata ad esami dove si vanno a cercare lesioni neoplastiche iniziali molto precoci. Anche in questo caso parliamo di una colonscopia non standard ma che richiede più tempo. La facciamo con strumenti ad alta definizione e nel colon mettiamo un colorante (da qui il nome di cromoendoscopia) che ci consente di demarcare bene delle lesioni a rischio.”

IL COLONSCOPICO PEDIATRICO

“È un gioiellino che ci hanno acquistato, è di piccole dimensioni, fondamentale sui bambini ma anche per situazioni legate agli adulti. La sua peculiarità è che, pur essendo uno strumento sottile, è anche operativo. Sempre riguardo ai bambini, mi piace evidenziare come dai 3 anni in su li gestiamo in questa sala grazie all’aiuto delle anestesiste e senza traumi.”

LA NUOVA COLONNA

“È uno strumento di nuova generazione che consente di avere una visione ad alta risoluzione con la possibilità di fare variazioni cromatiche e soprattutto di elaborare l’immagine. È il top di gamma, da ferrarista permettetemi di dire che è la Ferrari dell’endoscopia. I ringraziamenti vanno alla Fondazione Carifermo e all’azienda che ci ha messo in condizione di avere spazi ed organizzazione all’altezza. Con questo abbiamo un accorciamento dei tempi, la diminuzione dei costi per il trasporto in ambulanza, una gestione più immediata ed efficace, direi in real time.”

IL REPARTO IN NUMERI

“Il reparto ha 12 posti letto, con 3 sale di endoscopia. Siamo 7 medici più il sottoscritto, e 10 infermieri. Facciamo un grande numero di endoscopie e su 7.350 esami lo scorso anno abbiamo fatto 725 endoscopie biliari e circa 300 ecoendoscopie. Poi c’è tutta l’attività d’urgenza, avendo una reperibilità h24, sia per il personale medico che infermieristico, nei festivi come nei notturni. Va detto che come centro siamo un po’ un’anomalia, perché facciamo più colon che gastro.”

LO SCREENING

Due sedute alla settimane sono dedicate allo screening:“Qui è necessario avere 1 medico, 2 infermieri ed un’ora di tempo anziché 45 minuti ad esame per verificare tutto, stando attenti ad ogni aspetto e con un’organizzazione particolare che non può essere calata all’interno di una seduta standard”.

Per Macarri il livello di adesione è buono, nonostante alcune resistenze:“È stato necessario spiegare bene al paziente che la colon non fa male e per semplificare il percorso c’è stato un coinvolgimento delle varie farmacie: perciò il paziente può andare direttamente lì a prendere il kit per il sangue occulto. Da una seduta, quindi, è stato necessario farne due alla settimana perché alle persone che sono sangue occulto positivo dobbiamo garantire la colonscopia in trenta giorni. A chi pensa di non fare il sangue occulto sostenendo che per fare la colonscopia impiega 2 anni dico che non è così: questo è un percorso a parte, la segreteria dell’azienda segue passo passo tutti i passaggi indicando al paziente le varie tappe. Nel programma ministeriale rientrano le persone con fascia d’eta dai 50 ai 69 anni, alle quali viene inoltrata una lettera. Lo screening è stato disegnato sulla fascia a maggior incidenza di patologie neoplastiche e soprattutto di formazioni polipoidi, ma ovviamente chi non vi rientra può e deve rivolgersi al suo medico per fare il percorso.”

LE PRENOTAZIONI DIFFERENZIATE

Le liste d’attesa, rimarca Macarri, sono un problema nazionale, ma a Fermo, come in altri centri, negli anni si è lavorato molto per cercare di fare delle prenotazioni differenziate. “Ci sono 4 categorie: c’è l’urgenza in cui l’esame deve essere fatto subito; poi c’è la casella B, con esami che devono essere fatti in 10 giorni. È vero che per le colonscopie programmabili ci vogliono anche 2 anni, ma per chi ha esigenze particolari i tempi sono ridotti. Prendiamo l’esempio del sangue occulto: chi non rientra nel programma di screening ma ha un sangue occulto positivo, se mette la terza casella noi la facciamo a 30 giorni. Ce la mettiamo tutta per rispettare quei tempi o per esserci molto vicini.”

 


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