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Una ciclovia da Porto San Giorgio ad Amandola, per Italia Nostra è finito il tempo delle chiacchiere

MOBILITÀ - L'associazione ipotizza una ciclovia che unisca l’Adriatico con il Tirreno, attraversando le località colpite dal sisma che beneficerebbero dell’apporto turistico che una tale realizzazione determinerebbe
venerdì 12 gennaio 2018 - Ore 09:14
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Lo scorso 22 dicembre è stata approvata la legge De Caro-Gandolfi, che assegna al MIT (Ministero delle Infrastrutture e Trasporti) 5 miliardi di euro con l’obiettivo di sviluppare la mobilità ciclo-pedonale.

Per Italia Nostra è l’occasione di fare alcune riflessioni, attraverso momenti “storici” che riguardano il territorio fermano. “Fine agosto 1956: il trenino dei Sibillini termina le sue corse dopo quasi 50 anni di storica e gloriosa attività. 1958: il mitico Giancarlo Menotti apre la bellezza di Spoleto al primo Festival dei Due Mondi.

La capacità di pensare in grande non è patrimonio del nostro tempo ma degli anni del primo novecento quando, in linea con il progresso che contagiava tutti, Fermo realizzava, tra l’altro, l’Acquedotto Monte Polesio o Acquedotto Consortile dell’Ascensione (poi dei Sibillini, nel 1982), inaugurato nel 1896, riuscendo poi a coinvolgere nel progetto la maggior parte dei comuni del Piceno, e tutto senza avere un fondo o un capitale a cui attingere per finanziarsi, ma unicamente ottenendo un prestito e riuscendo ad estinguerlo con i proventi dei canoni degli utenti.

14 dicembre 1908: parte il primo treno della storica ferrovia Porto San Giorgio – Fermo – Amandola, quasi 57 km di linea a scartamento ridotto. Lavori iniziati, su progetto del prestigioso Ing. Ernesto Besenzanica, nel 1905, ed ultimati in circa 3 anni. Una cosa del genere oggi sarebbe impensabile, basti pensare a certi tratti stradali e/o autostradali che sembrano non avere mai fine, tra lungaggini, revisioni, varianti al progetto iniziale o ai costi, ecc.

Questi sono solo due esempi di cosa si era in grado di concretizzare, con risorse e, soprattutto, con mezzi che oggi sarebbero inverosimili.

Si presenta oggi un’altra opportunità che non si può assolutamente perdere per essere in linea con i tempi e con le esigenze della gente e, in particolare, dei turisti ospiti delle nostre spiagge.

Anno 2005: nasce proprio nelle Marche, a Pesaro per essere precisi, la prima Bicipolitana e oggi, su quasi 86 chilometri della metro verde del comune, pedalano circa 60 mila ciclisti al giorno. Cifra che è per noi semplicemente assurda e che fa capire come la ciclomobilità non è più un progetto per pochi ma uno strumento di mobilità a tutti gli effetti. Pesaro, inoltre, attende l’arrivo di ulteriori finanziamenti per ampliare la sua Bicipolitana. In sintonia con Pesaro si sono mossi, a livello nazionale, Rimini, Bolzano, Treviglio, Firenze e, proprio a Bolzano il progetto si rafforzerà, nel corso di questo 2018, di circa un milione di euro, di cui 600 mila finanziati dal Ministero dell’Ambiente, per la creazione di una ciclovia di piste ciclabili connesse tra loro e attrezzate con tecnologie avanzate per il bike sharing, app e illuminazione intelligente. Si muove anche Roma ideando il Grab, Grande Raccordo Anulare delle Biciclette.

Non fosse per la Ciclovia Adriatica che percorrerà tutta l’estesa delle coste marchigiane non avremmo nessuna nozione in merito alle innovazioni ed opportunità che oggi vengono offerte ai territori attivi della penisola.

Dunque, lo scorso 22 dicembre 2017 è stata approvata la legge quadro sulla mobilità turistica e, per la prima volta viene assegnato allo Stato, in particolare al Ministero dei Trasporti, il compito di sviluppare la mobilità turistica. Fino ad oggi i finanziamenti dipendevano dalla sensibilità dei ministri. Oggi, i 5 miliardi del fondo per le infrastrutture dovranno essere utilizzati anche per la mobilità ciclistica.

Ci sono quindi ampie possibilità di ottenere delle sovvenzioni per attuare anche sul nostro territorio una ciclovia sull’esempio delle tante che sono state finanziate tra il 2016 ed il 2017, che vedono procedere i lavori in modo entusiasmante e che solo a titolo di curiosità si trascrivono di seguito:

Ciclovia VenTo, da Venezia a Torino, 679 km;

Ciclovia del Sole, da Verona a Firenze, 300 km;

GRAB Roma, grande raccordo anulare bici, 45 km;

Ciclovia dell’Acqua, da Caposele a Santa Maria di Leuca, 500 km;

Ciclovia Trieste-Venezia, da Trieste a Venezia, 182 km;

Ciclovia del Garda, lungo le sponde del lago, 140 km;

Ciclovia Tirrenica, dal confine francese (Ventimiglia) a Roma, 870 km;

Ciclovia Adriatica, da Venezia al Gargano, 820 km;

Ciclovia Sarda, da Santa Teresa di Gallura, 1.230 km;

Ciclovia della Magna Grecia, da Lagonegro a Pachino, 1.000 km.

Ed il centro Italia resta a guardare. Basta consultare una cartina per accorgersi che nessun progetto interessa la nostra ed altre regioni del centro in senso trasversale, quasi che la catena appenninica fosse invalicabile. Questo però non ci impedisce di ipotizzare una ciclovia che unisca l’Adriatico con il Tirreno, attraversando le località colpite dal sisma che beneficerebbero dell’apporto turistico che una tale realizzazione determinerebbe. L’interessamento degli amministratori locali, provinciali e regionali potrebbero riportare all’avanguardia un territorio che ha risorse da vendere, che in quanto a bellezze artistico-paesaggistiche non ha rivali a livello nazionale, attivando una promozione che riporterebbe ai riconoscimenti di preferenza turistica che realmente si meritano. I 5 miliardi di euro di fondi per le infrastrutture non sono poca cosa e se solo ci fossero le sinergie giuste forse qualche briciola di quest’immensa torta potrebbe interessare anche la nostra provincia.

Da Spoleto, grazie all’interessamento di CO. MO. DO. (Comitato per la mobilità dolce), hanno recuperato quasi interamente il vecchio tracciato della ferrovia dismessa Spoleto-Norcia. L’intento è quello di congiungersi con il percorso della Porto San Giorgio-Fermo-Amandola, attraverso i Sibillini. Si sono già attrezzati in modo appropriato con conta-persone, luci intelligenti ed altro. Purtroppo Italia Nostra, sezione del Fermano, deve rilevare che, per il recupero del tracciato della Porto San Giorgio-Fermo-Amandola, nonostante negli anni passati si siano avute varie e svariate riunioni a livello di Provincia e/o di comuni del territorio, tutto è fermo alle parole spese nelle diverse circostanze. Entusiasmo tantissimo, fatti assolutamente a zero. Sarebbe ora di ripartire e questa volta seriamente. E siamo molto avvantaggiati perché non occorre chissà quale progetto. C’è già! Particolareggiato, mirato al recupero del vecchio tracciato ferroviario, alla valorizzazione delle risorse esistenti lungo il percorso, in termini di strutture turistiche/ricettive, di beni artistici e paesaggistici, ecc. E potremmo ricongiungerci con la Spoleto- Norcia, realizzando la prima ciclovia trasversale del centro Italia.

Per inciso, il progetto esistente di cui si parlava in precedenza e nell’occasione denominato B.A.A.R.C.A, per la realizzazione di una greenway tra Marche ed Umbria, ci ha consentito di partecipare ad un Bando MIBACT (FactoryImpresa Italia), permettendoci di giungere al V posto tra oltre 70 partecipanti, a testimonianza della sua validità.

E’ quindi da considerare una risorsa che non può essere sottintesa. Ed è questa l’opportunità di cui si parlava all’inizio. Assolutamente da non trascurare”.


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3 commenti

  1. 1
    Valentino Valé Ianuà il 12 gennaio 2018 alle 11:14

    piuttosto che na bella strada polifunzionale, gettiamo alle ortiche altre risorse…

  2. 2
    Gianfranco Mori il 12 gennaio 2018 alle 11:49

    Se non c è nemmeno 1 strada agibile pensano x la ciclabile

  3. 3
    Flora Dragnea il 12 gennaio 2018 alle 14:31

    Ma perché non investite i soldi nelle case….la gente vive dentro le baracche

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