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Tulli al vetriolo: “Su costi e gestione rifiuti realtà diversa da quella raccontata da Comune e Provincia”

POLITICA - Il consigliere comunale di Fermo Libera evidenzia come i cittadini, oltre alla Tari, paghino anche la quota parte del canone che il Comune versa all'Asite. E sui rifiuti dall'Umbria ricorda gli annunci sulla diminuzione di arrivi da fuori territorio
sabato 13 gennaio 2018 - Ore 12:15
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“L’entusiasmo manifestato dall’Amministrazione comunale attraverso l’assessore all’ambiente Ciarrocchi, sulla Tari bassa, iniziato dopo la pubblicazione del Sole 24 Ore dei dati di vivibilità delle città italiane e non ultimo ribadito in questi giorni, merita un approfondimento maggiore per una corretta informazione”. Lo rimarca, Gianluca Tulli, consigliere comunale di Fermo Libera.

“La prima cosa che mi viene da chiedere – scrive Tulli – è se secondo l’assessore l’ importo della Tari, allora Tares, ancora prima Tia e Tarsu, in passato è risultato più alto per i nostri cittadini in confronto agli altri territori. La risposta è no e quindi non vedo quali siano i meriti dell’Attuale amministrazione,

Lo studio, sempre pubblicato sul Sole 24 Ore, evidenziava proprio come Fermo sia indietro nei servizi ambientali rispetto a Macerata ed Ancona e si trovi a pari punteggio con Ascoli Piceno. Sempre da dichiarazioni rese dall’assessore che ha affermato come nel 2015 il servizio di raccolta differenziata del Comune di Fermo si attestava intorno al 50%, aggiungo che dal 2011 al 2013, la percentuale non superava il 40%.

I cittadini, quindi, pagano dal 2012 un’ addizionale del 20% al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica. Questo in seguito alla normativa regionale che viene applicata ai Comuni che non hanno raggiunto una percentuale del 65% di raccolta differenziata, come la legge nazionale impone dal 2012. Quando denunciavamo la cattiva gestione dei precedenti CdA Asite e chiedevamo già le dimissioni dell’allora presidente, l’Amministrazione attuale ci rispondeva che valutava in base ai risultati raggiunti ed i deludenti risultati erano proprio questi.

Uno dei motivi principali del costo contenuto della Tari sta proprio nel fatto che Fermo ha una propria discarica, che fino ad oggi ha permesso un contenimento dei costi, ma la politica dei rifiuti speciali iniziata con il precedente CdA, nominato dall’antecedente Amministrazione (di cui ricordo faceva parte l’attuale sindaco e vice sindaco) e continuata, guarda caso, dall’attuale Amministrazione, porterà ad un accorciamento della vita della discarica stessa, tant’è che è stata fatta formale richiesta per l’autorizzazione al sormonto.

Segnale evidente della necessità di nuovi volumi.

Più volte l’Amministrazione ha evidenziato, con orgoglio, come Fermo sia riuscita a mantenere basso il costo di conferimento dei Comuni limitrofi e allora se cosi’ è, che necessità si ha di prendere rifiuti speciali da altri territori per fare cassa? In più, se si è riusciti a mantenere basse le tariffe di conferimento, perché è stato mantenuto doppio il canone che il Comune versa all’Asite, passando da 2,5 milioni di euro agli attuali 5 milioni? Qual è l’effettivo costo di smaltimento che ha giustificato il raddoppio del canone?

Sono soldi che, comunque, i cittadini pagano.

Negli ultimi anni, il Comune versa circa 5 milioni di euro all’Asite che, anziché ottimizzare e migliorare i servizi ambientali, porta al Comune circa 1,2 milioni di euro di utile netto, bruciandone in tasse circa 800-900 mila euro e una piccola parte di questi utili l’Amministrazione li ha ridistribuiti attraverso bandi, ottenendo piccole diminuzioni (Tari) per specifiche categorie, ma per il resto dei cittadini, nulla. Quindi all’importo dei bollettini Tari, che arriva al cittadino, bisognerebbe aggiungere anche la quota parte del canone che il Comune versa all’Asite, sempre soldi del contribuente”.

Tulli torna anche sulla questione rifiuti. “L’assessore e/o il sindaco farebbero bene a dare risposte scritte alle mie interrogazioni consiliari, risposte che attendo da ben oltre i 30 giorni previsti dal regolamento del Consiglio comunale e tutto ciò evidenzia chiaramente come, almeno fino ad oggi, l’Amministrazione non controlli nulla della sua società partecipata Asite.

La questione ultima, portata alla stampa dal presidente del comitato discarica di San Biagio, è stata oggetto di una mia interrogazione urgente nell’ultimo Consiglio comunale, dove chiedevo proprio se è vero che stanno arrivando rifiuti dall’Umbria, rifiuti Fors (frazione organica rifiuti urbani, il cosiddetto”umido”). Ricordo che la Provincia, per bocca del suo vice presidente con delega ai rifiuti (e qui bisognerebbe aprire un altro capitolo sulla opportunità della sua delega, come ha a sua volta evidenziato la consigliera comunale Marozzini), aveva detto no alla richiesta di emergenza da parte della Regione Umbria, motivandola che non era in grado di farsi carico di ulteriori rifiuti da trattare. Anche l’Amministrazione comunale più volte ha espresso la volontà di cambiare politica in materia di rifiuti, diminuendo gli arrivi da fuori territorio.

La risposta che ho ricevuto in Consiglio comunale, dall’assessore Ciarrocchi, è stata che non era a conoscenza della provenienza dei rifiuti dall’Umbria e che se cosi’ era, evidentemente si trattava di rifiuti speciali soggetti al libero mercato e che quindi l’Asite operava legittimamente. Risposta analoga data in questi giorni dalla presidente della Provincia a mezzo stampa.

Che la società Asite possa trattare, come normativa vuole, questi rifiuti (sempre che non superi la quota del 25% del totale) va bene, ma far passare ai cittadini il messaggio del no ai rifiuti da fuori territorio, con la motivazione che non si è in grado di recepirli, e poi la realtà è diversa, allora lasciamo valutare ai cittadini la politica attuata”.


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