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”Lo Sport è salute, il Dono è Vita”
celebrati i due temi con una
serata di sensibilizzazione

MONTEGRANARO - Incontro organizzato dalla Sutor e patrocinato dal comune di Montegranaro. Alla palestra di San Liborio le testimonianze dei medici e degli sportivi. Presenti anche i vertici cittadini e regionali di Avis, Admo ed Aido.
venerdì 19 gennaio 2018 - Ore 01:16
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In piedi, tra i conduttori, il primario del centro trasfusionale di Fermo, la dottoressa Giuseppina Siracusa

MONTEGRANARO – Con la conduzione di Mauro Lucentini, storico speaker della Sutor Basket, affiancato dalla nota collega Rai, Simona Rolandi, presso la palestra del plesso scolastico di San Liborio ecco andato in scena nella prima serata di ieri l’appuntamento “Lo Sport è salute, Il Dono Vita“, un momento di sensibilizzazione sulle donazioni di sangue, midollo osseo, organi, tessuti e cellule.
Approfondimenti sul tema seguiti dai presenti con picchi di forte emotività, frutto di sentiti racconti e toccanti testimonianze agganciate alle vicende vissute dai protagonisti del segmento medico e sportivo, chiamati a relazionare dallo storico sodalizio cestistico e patrocinati dal Comune di Montegranaro tramite l’assessorato allo sport.

I conduttori della serata: Mauro Lucentini, voce nelle gare interne della Sutor Basket ed il noto volto di Rai Sport, Simona Rolandi

 

Sugli spalti, oltre ad una nutrita cornice di intervenuti, anche gli atleti della Sutor stessa, i tesserati della Poderosa, le ragazze dell’Uragano Volley e del basket femminile di Porto San Giorgio, della podistica veregrense e di Monte San Giusto, della Nuova Juventina calcio a 5,  del softball locale e porto elpidiense, della bocciofila e del ciclismo di Montegranaro, del kung fu cittadino, del baseball montegranarese, i rappresentanti dello Sporting Basket e della Nuova Ginnastica, entrambi di Porto Sant’Elpidio nonché membri del Futsal Sangiustese. 

 

Il sindaco Ediana Mancini

“Provo  grande soddisfazione, perché le associazioni a Montegranaro sono un patrimonio della comunità – il saluto a rompere il ghiaccio da parte del sindaco Ediana Mancini, – anche sul fronte di queste cause straordinarie, orbitanti intorno al mondo delle donazioni,  le stesse riescono a risultare sempre oltremodo importanti”.

Il presidente della Sutor, Molly Pizzuti

“Ci siamo spesi sin da subito come società sportiva per tali realtà – ammette la presidente della Sutor, Molly Pizzuti -. Saremo sempre vicini ad associazioni come Admo, Avis ed Avis, realtà che si occupano di attività assolutamente meritevoli di attenzione. Un grazie a tutti i ragazzi del nostro ufficio marketing che si sono adoperati per la buona riuscita della serata, così come mi sento di ringraziare tutti gli atleti e dirigenti delle tante società sportive che vedo gremire gli spalti”.

 

Dino Pesci dell’Avis di Montegranaro

Non potevano mancare le parole di Dino Pesci, responsabile della sezione locale Avis, che ha puntato dritto sui “giovani, che dovranno diventare il futuro di questa realtà nata nel 1963. Nel corso della longeva storia abbiamo assistito alla venuta delle altre associazioni già citate nonché della Croce Gialla, del compianto primo presidente Camillo Cruciani. Ad oggi ci sono 610 donatori attivi, nel 2017 abbiamo raccolto 800 unità di sangue e 95 misure di plasma. Siamo soddisfatti sì, ma non possiamo fermarci: il fabbisogno è continuo tra regione e centri di sorta. Non dovrebbero più ripetersi vicende come lo stop imposto alla sala operatoria dell’ospedale Torrette di Ancona, ferma in un paio di circostanze per insufficienza delle sacche di sangue”.

Emanuele Santarelli dell’Aido veregrense

Emanuele Santarelli, della sezione Aido cittadina, riferisce di “430 iscritti in partneriato con i paralleli centri di Francavilla d’Ete e Monte San Pietrangeli. Per diventare della nostra causa basta rivolgersi agli sportelli, oppure, riferire positivamente nel merito quando, all’anagrafe comunale, andrete a rinnovare la carta d’identità. Una possibilità offerta dal Comune di Montegranaro. Per fortuna i numeri che ci contraddistinguono sono crescenti ma è necessario che anche altri di voi si facciano avanti”. Paolo Romitelli, responsabile dell’Admo calzaturiera, cita “i 25 anni di attività. Ci dipingiamo come una piccola famiglia, che opera in sinergia con gli altri centri del territorio. Non siamo ancora stanchi, proseguiremo dritti e tonici per tanti altri anni ancora”.

 

Paolo Romitelli, centro Admo di Montegranaro

Spazio poi agli esperti della scienza medica, con precedenza rivolta alla dottoressa Giuseppina Siracusa, primario del Centro Trasfusionale di Fermo. “Non dobbiamo badare solo al nostro fabbisogno locale – ha esordito -, dobbiamo superare i concetti di appartenenza e volare alto. Donare serve per essere in grado di fornire elementi vitali anche ad altri territori a noi confinanti, e non solo. Abbiamo bisogno di giovani che, magari sportivi, siano sensibili alla solidarietà. Invecchiando i donatori attuali perdono parte della loro capacità di essere attivi  e quindi, in occasioni come queste, non posso che sollecitare nuove iscrizioni. Fare sport è importante, è salute perché favorisce il mantenimento del proprio organismo da tanti punti di vista. Perché, il mio sollecito, non è possibile da qui aprirsi e donarsi agli altri? Parlate con i responsabili locali dell’Avis, Admo ed Aido, vedrete che gli iscritti che già donano lo fanno senza avere nulla in cambio, alimentando le speranze di vita o di salute agli altri. E’ il massimo dal punto di vista della solidarietà, a differenza dell’egoismo che vige, purtroppo, per la maggiore nella quotidianità della realtà contemporanea”.

Il dottor Alberto Viozzi del nosocomio fermano “Murri”, durante il proprio intervento

Alberto Viozzi, anestesista e coordinatore delle donazioni di organi all’ospedale di Fermo prosegue: “Un grande veregrense ha parlato per me. Da noi è arrivato di recente in rianimazione Domenico Bordoni, un paziente che purtroppo non ce l’ha fatta ma dalla sua morte è partita la speranza per altri, in particolare per due trapiantati di reni che hanno ricevuto la possibilità di bere acqua in caso di sete o fare semplicemente la pipì al mattino. Per la maggior parte di noi sono attività banali, ma per chi soffre di patologie renali è tutt’altro. Domenico ha donato il 5 gennaio e per qualcuno è stato una sorta di grandissima Befana, come regalo, si intende“. Scroscianti gli applausi della palestra ad onorare la memoria di Bordoni che, nella circostanza, ha messo a disposizione anche le cornee, ricordato dai familiari, il cugino, la moglie Caterina e la figlia“.

Organizzatori e relatori omaggiano i familiari di Domenico Bordoni

Interessante persino la testimonianza di Tony Euceda, un padre che ha lottato insieme alla figlia contro la leucemia. Ancona, Pesaro e Roma gli ospedali ad ospitare la piccola Benedetta. Al suo fianco Alessandro, donatore di midollo osseo all’età di 28 anni che replicherà la prima esperienza vissuta per via della compatibilità scaturita con un soggetto al quale ha donato midollo e, conseguentemente, rinnovata buona salute.

La pluricampionessa nel lancio del martello Clarissa Claretti

Dal lato medico a quello sportivo, ad incarnare dunque il binomio che ha rappresentato il tema ricorrente della serata. E’ stata così la volta di Clarissa Claretti, campionessa italiana nel lancio del martello addirittura per 7 volte, sesta alle Olimpiadi di Pechino ed in curriculum con la partecipazione all’edizione di Atene, senza dimenticare l’argento ai giochi del Mediterraneo. “Vivo a Roma ma sono marchigiana di origine, e quindi tornare alla mia terra natale non può che farmi piacere, soprattutto se in occasioni come queste trovo testimonianze di gesti che hanno un valore superiore alla mera economicità che troppo spesso, oggi, rappresenta una venale priorità – il contributo dell’atleta -. Se dunque anche solo una mia parola può fungere da stimolo affinché si ripetano esperienze e si alimentino i numeri ascoltati stasera di certo non mi tiro indietro. Nel momento in cui si fa sport si pensa in primis ai risultati, ma quando non si pratica più restano i valori umani e le amicizie che si sono strette in carriera nonché la giusta filosofia per affrontare e risolvere i problemi della vita”.

Assunta Legnante, campionessa ipovedente nel getto del peso

Importanti e commuoventi le parole dell’ipoevedente Assunta Legnante, campionessa paralimpica di getto del peso. “E’ un piacere far parte di questa serata di sensibilizzazione, mista tra sport e salute – ricorda la vincitrice di ori olimpici e del titolo di campionessa europea nel 2009 -. Vivo a Porto Potenza ma mi alleno a Civitanova, nonostante le mie radici ascolane e partenopee. Ho scelto di seguire un sogno, quello dei cinque cerchi. Quindi ho lasciato la famiglia e la mia terra per allenarmi duramente sfiorando l’olimpiade nel 2004 e centrandole però a Pechino quattro anni dopo. Vedere la fiaccola accesa all’interno dello stadio non ha pari. Poi di lì a poco è arrivato il conto del destino – la vicenda della sportiva ora non vedente -, ma nella realtà sono io che l’ho messa in quel posto alla sorte, non mollando e volando a Londra nel 2012 per un’altra olimpiade, la prima per portatori di disabilità, nonostante un primo colpo ben accusato al momento in cui ho capito che non avrei più potuto godere dei benefici della vista. Nella capitale inglese ho vissuto così emozioni da seconda vita, dopo cinque mesi di allenamento riprendendo l’attività”.

 

Momenti dell’esibizione del duo Carollo – Travaini

“Ecco Rio de Janeiro, dove arrivavo da campionessa mondiale ed olimpica in carica, ma sono giunta con un problema alla schiena che ha minato la mia preparazione fisica. Dunque ho fatto appello più alle mie forze psichiche che fisiche, facendo oltre 15 metri al mio primo lancio nonostante i soli 13 raggiunti in allenamento. La mia è una storia di sola luce e non di ombre – l’insegnamento sintesi dell’intervento a mo’ di congedo della Legnante – assolutamente, trovo forza da tutto e tutti”.

A chiudere la panoramica degli sportivi Elena Travaglini ed Antonhy Carollo, elementi dell’associazione Blindy Dancing, dall’inglese “ballare alla cieca“, che in pochi anni ha portato a vivere l’esperienza della danza bendati ad oltre 120.000 persone.

La coppia è nota al pubblico televisivo per aver partecipato al varietà della prima serata del sabato Rai, condotto da Milly Carlucci, “Ballando con le Stelle”. Elena convive dalla nascita con un tumore alla retina che non le impedisce, fortunatamente, di coltivare la passione per la danza. “Balliamo bendati, un elemento che accresce la fiducia verso il partner al quale, non vedendo nulla appunto, ci affidiamo completamente.
Lo scopo? Far fidare e fidarsi degli altri, dunque, per una persona che come me ha fatto chemio, radio ed altro la fiducia è un elemento importantissimo, vitale. Per esperienza non posso donare in prima persona, ma posso farlo nel merito della mia storia, stimolando le persone in difficoltà a non mollare”.  

 In chiusura sono state omaggiate con un piccolo ricordo tutte le associazioni sportive intervenute e, non da meno, i relatori con differenza nei regali in base ai sessi: una bottiglia di buon vino agli uomini, composizione floreale alle quote rosa.

 Paolo Gaudenzi
 

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