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Canoni demaniali, la Marina tuona:
«Nessun debito, chi dice il contrario
se ne assume la responsabilità
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PORTO SAN GIORGIO - La società concessionaria del porto risponde all'ipotesi revoca della concessione per debiti sul pagamento dei canoni demaniali. E sul suo piatto della bilancia, oltre al pagamento, anche tramite rateizzazione, dei canoni stessi, piazza anche le spese per i dragaggi dal 2005 al 2015. Importo totale eventuali crediti? Un milione e 150 mila euro
domenica 28 Gennaio 2018 - Ore 20:27
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L’ingresso della Marina di Porto San Giorgio

di Giorgio Fedeli

“Avremmo oltre un milione di euro di debiti sui canoni demaniali? E quindi ci si vorrebbe revocare la concessione? Ma scherziamo? Eventualmente saremmo noi a vantare dei crediti, tra canoni e dragaggi, e di 1 milione e 150 mila euro”. La Marina di Porto San Giorgio mostra muscoli e cifre. E dice a chiare note la sua. Sì perché da mesi in città si parla dei rapporti da guerra fredda tra la società concessionaria dell’approdo e il Comune. Pomo della discordia? La revoca della concessione da parte dell’ente alla società per mancati pagamenti dei canoni demaniali. E qui la Marina punta i piedi e ribalta la voce secondo cui la società avrebbe un debito a sette cifre con il Demanio per il porto turistico sangiorgese. Lo fa carte alla mano. E tuona: “Chi continuerà a sostenere il contrario, anche con atti o provvedimenti, se ne assumerà le responsabilità”.

LA SITUAZIONE “CANONI DEMANIALI” DAL 2007 AD OGGI SECONDO LA MARINA

Torniamo a quei dati: “Dal 2007 al 2013 abbiamo pagato tutto (si parla dei canoni demaniali per il porto). Per gli anni dal 2014 al 2016 abbiamo rateizzato i pagamenti, che effettuiamo con regolarità. Importi annuali a sei cifre. Ma considerando gli aumenti dei canoni piombati sulle concessioni portuali come la nostra, che abbiamo contestato per vie legali visto che una sentenza della Corte Costituzionale ha decretato che l’aumento in questione non può essere applicato a strutture costruite da privati, come nel caso del porto, emerge che col Comune e con l’Agenzia delle Entrate vanteremmo un credito di 513 mila euro, e non parliamo dei calcolo dei canoni che abbiamo contestato.

I COSTI DEI DRAGAGGI

Comunque noi abbiamo continuato a pagare regolarmente. Ma nel conteggio dei nostri crediti  andrebbero inseriti anche i 634 mila euro con la Regione per i  dragaggi che abbiamo effettuato noi, di tasca nostra, su un’area di competenza pubblica. Parliamo dei dragaggi dal 2005 al 2015”.

La banchina peschereccia

Ma per il 2017 manca la fideiussione. “A quella ci stiamo lavorando – replica la società – vogliono revocarci la concessione? Allora come si spiega il fatto che  nella missiva del Comune datata 4 gennaio 2018 l’ente ci chiede una quietanza di 288 mila euro come canone demaniale per il solo 2017? Non si fa cenno degli anni addietro. E ci corre l’obbligo di ricordare anche che sono state promosse iniziative giudiziarie nell’interesse della Marina. In particolare l’azione pendente innanzi al Tribunale di Ancona in materia di dragaggi nonché i due giudizi proposti innanzi al Tar con riferimento all’impugnazione dell’ordine di introito relativo agli anni 2015 e 2017 ed al giudizio vinto innanzi al Consiglio di Stato seppur in materia di giurisdizione. La società in questi anni ha speso la bellezza di 11 milioni e 953 mila euro tra acquisto del concordato, quote societarie, i finanziamenti vari e i lavori di manutenzione. Vogliamo anche parlare del progetto per la riqualificazione del porto che ci è costato 740 mila euro? Nel 2012 eravamo arrivati al punto che mancava solo la convocazione della conferenza dei servizi per la valutazione ambientale strategica prima di arrivare all’approvazione definitiva del progetto.

IL “VECCHIO” ACCORDO COMUNE-APPRODO

E se proprio vogliamo dirla tutta, nell’accordo tra il Comune e l’Approdo, che noi abbiamo riscattato, si prevedeva la permuta tra la banchina peschereccia e due aree a terra, ossia quella dell’ex mercato ittico e quella dell’ex camping, entrambe edificabili. Il Comune la banchina peschereccia l’ha presa. Noi le aree a terra? Non mi sembra. Sia chiaro, è tutto scritto nel concordato e nell’atto di costituzione in mora diretto dalla Marina al Comune il 4 gennaio del 2007. Tutto alla luce del sole. A questo punto o il Comune ci ridà la banchina peschereccia o ci dà quelle aree. Oppure, terza opzione, le monetizza e ce le paga. Stiamo parlando di nero su bianco, non chiacchiere. Qualcuno sta procedendo con la revoca della concessione? Noi siamo decisi a difendere le nostre ragioni anche per vie legali. E ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie azioni”.

 

La Marina di Porto San Giorgio


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