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Il sisma danneggia teatri ma non le passioni: torna in scena la compagnia amandolese Os Aridum

mercoledì 31 gennaio 2018 - Ore 09:47
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di Nunzia Eleuteri

Ci sono passioni che resistono a tutto, persino al sisma. L’associazione teatrale amandolese Os Aridum, rimasta “orfana” dello storico teatro “La Fenice”, inagibile dopo il terremoto che ha sconvolto le Marche, non ha abbandonato il sogno di mettere in scena la commedia “Le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare in programma venerdì 2 febbraio a Comunanza.

È stato un lavoro molto impegnativo perché abbiamo iniziato le prove dopo quel tragico 24 agosto che ha segnato la nostra terra e la nostra vita – raccontano gli attori – Ed è facile immaginare in quale stato d’animo e paura. Non avendo più il teatro ed un posto dove fare le prove ci siamo adattati nelle nostre case con tutte le inevitabili difficoltà. È stata veramente dura, tra una scossa e l’altra, ma la voglia di ricominciare ha prevalso su tutto e senza alcun aiuto esterno ce l’abbiamo fatta”.

Parole che hanno il sapore della sfida. L’associazione Os Aridum non ha sfidato la natura ma la paura. Perché resistere significa anche questo: salvare le passioni.

Lo spettacolo, con la regia di Alberta Fanini, è stato inserito nella stagione organizzata dalla Uilt a Comunanza: il debutto venerdì 2 febbraio alle 21:15 all’auditorium “Adriano Luzi”.

E se un applauso per la tenacia sarà doveroso, gli altri che seguiranno saranno di certo per la bravura. Da non perdere.

 

NOTE DI REGIA:“Le allegre comari di Windsor “ è una farsa che William Shakespeare scrisse, in soli quindici giorni intorno al 1601, su ordine stesso della regina Elisabetta I°. Dall’opera originale in cinque atti, sono stati estrapolati solo i personaggi fondamentali e i momenti più esilaranti, grotteschi e improbabili, cogliendone ed esaltandone la comicità semplice e immediata con una recitazione “sopra le righe”, un ritmo sostenuto e “strattagemmi” tipicamente teatrali. La scenografia è composta da semplici pannelli distanziati fra loro perché funzionali alla recitazione, con un approssimativo disegno di un fantomatico villaggio di Windsor sul quale, in lontananza, domina il mastio del famoso castello. I costumi sono modelli semplificati ma curati di quelli tipici dell’epoca. Luci di colore diverso sottolineano i numerosi e continui cambi di scena e i momenti più significativi sono accompagnati dalle musiche tratte da “Dances from Terpsichore” di Michael Praetorius, un musicista degli inizi del 1600.

Regia di Alberta Fanini, costumi e scenografia di Tiziana Tentoni e Luca Mattei, luci e audio di Pietro Di Mulo e Marco Rossi.

In foto:

Falstaf – Mariano Antolini

Comare Ford – Loredana Romanelli

Comare Page – Luisa Terenzi

Comare Anne Page – Paola Orazi

Comare Quickly – Claudia Mancini

Lady Shallow – Diletta Eleuteri

Ostessa – Benedetta Cruciani

Mastro Ford – Luca Tidei

Mastro Page – Gianfranco Fioravanti

Parroco Evans – Alberto Baratto

Pistol – Luca Moretti

Bardolph – Federico Ripani

Slender – Alessandro Forconi

Simple – Alberto Antognozzi.

 


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