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Attacco alla sede del Pd, Verducci:
“Traini non è un alieno,
fermiamo i venditori d’odio”

POLITICA - Insieme al vice segretario nazionale Maurizio Martina, il senatore ha visitato la sede di Macerata colpita da Luca Traini. Nella mattinata anche un incontro con i militanti di Porto San Giorgio

di Andrea Braconi

Prima l’incontro con i militanti di Porto San Giorgio. Poi, poco dopo mezzogiorno, la visita a Macerata insieme al vicesegretario Maurizio Martina alla sede del Partito Democratico, colpita dalle pallottole sparate ieri da Luca Traini.

UN TEMA DI SINISTRA

“Sono giornate molto complicate e mi sento molto provato da questa vicenda” confida il senatore Francesco Verducci. “La cosa che ho detto stamattina a Porto San Giorgio è che non possiamo rimuovere ciò che è accaduto e far finta che non sia successo nulla. È una cosa talmente enorme e drammatica che noi abbiamo il compito come forza politica, come militanti e come gente che crede nell’impegno civile di affrontare questa cosa di petto. Non possiamo farlo considerando questo ragazzo un alieno. Non è così: è un ragazzo delle nostre città, dei nostri comuni. Non possiamo sottovalutare il senso di insicurezza e frustrazione che c’è, sapendo che è una percezione distorta ma che abbiamo il compito di affrontarla. E anche questo non si può rimuovere, perché è un tema che riguarda soprattutto i più deboli, i più marginali. È un grande tema politico e soprattutto di sinistra”.

PER UNA SOCIETÀ APERTA

Il Pd, rimarca Verducci, è il partito che sta tenendo unita la società italiana. “Siamo quelli che non si arrendono ad un modello di società basato sul conflitto tra chi è povero e chi è più povero ancora. In qualche modo chi ieri ha sparato, colpendo persone inermi la cui unica colpa era quella di avere un colore della pelle diverso, ha voluto anche colpire in maniera dimostrativa la sede del Partito Democratico, perché evidentemente vede nella bandiera del Pd un’idea di società, che noi invece dobbiamo rivendicare: una società che sia aperta, inclusiva, una società che dia a tutti la possibilità di realizzare il proprio progetto di vita. E per fare questo vogliamo anche una società che sia sicura e per costruire sicurezza vanno combattute le disuguaglianze, va dato protagonismo a chi sta ai margini. Non sono i muri che fanno sicurezza, anzi, ingigantiscono le paure, ci cascano addosso. La violenza è il massimo dell’insicurezza. Noi dobbiamo invece pretendere per tutti quanti il più intransigente rispetto dalle leggi”.

NEL GORGO

“In questi 5 anni abbiamo lavorato perseguendo questa idea di società. Ma è come quando tu stai attraversando un fiume e ad un certo punto ti trovi in mezzo ad un gorgo: hai fatto tanto ma se non ce la fai a superarlo non arrivi dall’altra parte. Quindi, quello che noi abbiamo fatto è stato tanto, ma non basta, perché tanti non lo percepiscono. E adesso siamo nel gorgo delle paure, della frustrazione, del non farcela. Il senso della nostra mobilitazione, perciò, è riuscire ad avere la fiducia di tanti per riuscire tutti insieme ad arrivare dall’altra parte. Ma se vince il gorgo, invece… se vince ti ritrovi sospinto nella più furiosa delle contrapposizioni, dove a perdere sono sempre i più deboli, italiani o stranieri che siano, a prescindere dal colore della pelle.”

RICERCANDO FIDUCIA

“È una battaglia giusta, sapendo però che è controvento. Ho anche detto che dobbiamo avere il coraggio di non far cadere i discorsi dentro i bar, di non fare mai finta di nulla quanto sentiamo un certo tipo di linguaggio, anche alcune battute. Dobbiamo essere quelli che con grande determinazione vanno a chiedere fiducia per costruire l’unica società possibile, dove si vive insieme e dove ci si rispetta.”

LA POLITICA CHIAMATA A RIFLETTERE

“Credo anche che ci voglia un grande senso di responsabilità da parte di tutta la politica. Serve una grande chiamata anche per discutere di questi fatti tutti insieme; sono fatti che riguardano il nostro stare insieme nei nostri piccoli comuni e nella nostra piccola regione. Il torto più grande che possiamo fare è fare finta che ieri non sia accaduto nulla.”

RIUNIFICHIAMO, PARLIAMO

La campagna elettorale è il massimo di esposizione ed iniziativa politica; ovvio, quindi, che quanto accaduto a Macerata sarà centrale nelle giornate che ci avvicinano alle elezioni del 4 marzo. “Il tema è che a questo si risponde illuminando tutto ciò che è marginale, che è e si sente periferico, cercare di dare protagonismo per non lasciare chi vuole emergere preda dei venditori d’odio, perché questo fa la sconfitta di tutti. Il compito adesso è non rassegnarci alla tensione sociale, ma in qualche modo riunificare, non rassegnarci ai costruttori di muri, ma riuscire a parlare.”

SICUREZZA, UNA SFIDA PER I PIÙ DEBOLI

“Non possiamo non vedere la sfida della sicurezza, riguarda soprattutto i più deboli – conclude -. E io che sono di sinistra non posso girarmi dall’altra parte. Se tu vivi in una casa popolare e ti senti insicuro, quello per me è il principale dei temi e non posso lasciarti nelle mani di quelli che fanno le ronde. Non funziona così. Io ci devo stare, cercando di colmare questo vuoto.”


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