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“La nostra è una storia di accoglienza”:
la Canigola dice basta alla xenofobia
‘da campagna elettorale’

FERMO - Sindaco di Monte Urano e presidente della Provincia, è sempre stata in prima linea sul tema dell'integrazione: "Se continuiamo a non capire quello che sta succedendo e ad avere un modo superficiale di condanna arriveremo ad altre situazioni come quelle vissute nelle ultime ore"
domenica 4 Feb 2018 - Ore 11:32
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di Andrea Braconi

Sul tema dell’integrazione si è sempre battuta e continua a farlo anche oggi, nonostante negli ultimi 18 mesi Fermano e Maceratese si siano macchiati di gesti di chiara matrice xenofoba. Atti concreti, quelli portati avanti da Moira Canigola, che ricopre la duplice carica di sindaco di Monte Urano e di presidente della Provincia. Se da un lato come Amministrazione comunale è stato sposato in pieno uno dei temi che caratterizzano il murale realizzato da Claudio Carloni (dove campeggia il volto del richiedente asilo Soumare Mamadou) per dare un segnale inequivocabile, dall’altro come ente provinciale c’è sempre stata una vicinanza ed una proficua collaborazione con le scuole e le associazioni del territorio, incentrata sulla conoscenza e sul rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione.

E di fronte a quanto accaduto ieri a Macerata, la posizione della Canigola è quanto mai decisa. “Si tratta di un gesto esecrabile – commenta -. Non è possibile pensare che uno si alzi al mattino e vada a sparare a persone straniere. È il portato di un continuo attacco e un continuo denigrare gli immigrati ed il loro status. E una maniera bieca di affrontare problematiche come questa poi può portare a gesti così drammatici.”

Armare le menti per armare le mani, è stato scritto.

“È esattamente così. Se continuiamo a non capire quello che sta succedendo e continuiamo ad avere un modo superficiale di condanna sui fatti di questi giorni – anche perché siamo in campagna elettorale e a qualcuno piace lucrare sulle tragedie – arriveremo ad altre situazioni come quelle vissute nelle ultime ore.”

Fatti che sono accaduti in città che ritenevamo tranquille.

“Ma le nostre sono e restano città tranquille. Città, come Macerata, che giustamente si definiscono Città della Pace. Quindi, soprattutto per la storia che abbiamo e per quello che abbiamo dimostrato in tanti anni in termini di accoglienza non è accettabile ritrovarsi davanti a tanta follia.”


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