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Fermana, l’ex Caradonna:
“Derby vinto grazie alla mentalità”

SERIE C - Il difensore degli anni '80, sabato presente al “Recchioni”, analizza la vittoria in rimonta: “Nel secondo tempo il Teramo ha sbagliato tutto, mentre Destro ci ha messo del suo, ha azzeccato i cambi e sa infondere alla squadra la giusta mentalità. Urbinati? Con la forza e la grinta che ha oggi potrebbe giocare anche in serie B!”. La svolta con gli ingressi di Gennari prima e Cognigni poi
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Il saluto della curva Duomo alla squadra dopo la vittoria contro Teramo

FERMO – È stato detto e scritto di tutto per analizzare l’incredibile rimonta di sabato contro il Teramo. La Fermana parte benino, poi arriva il primo gol dei biancorossi appena i gialloblù restano in dieci (incidente a Comotto), il secondo in contropiede quando gli undici di Destro ancora non si erano riorganizzati dopo l’inserimento di Ferrante al posto del difensore centrale infortunato.

L’ingresso in campo nella ripresa di una squadra gialloblù decisa a riscattarsi e con la difesa riequilibrata grazie a Gennari, un giocatore di personalità, il primo gol di Petrucci (della partita e personale nel campionato, finalmente!) agevolato da un involontario assist di un difensore ospite, la seconda rete fermamente cercato con lo stesso giocatore piazzato davanti al portiere avversario alla caccia di un tapin puntualmente arrivato (il tiro era di Cremona).

Sul 2-2 c’è stato il crollo mentale del Teramo (che forse aveva dato già per vinto il derby) e Destro ha fatto bene ad inserire subito Cognigni, dando un chiaro segnale sia ai suoi che agli avversari: restiamo con tre punte (quattro quando Petrucci spinge), per rimanere alti o per provare addirittura a vincere.
Difatti proprio di Cognigni è sia la sponda aerea per Da Silva (lasciato libero di prendere la mira e colpire tutto solo in area il 3-2), sia il cross su cui è arrivata la bella deviazione in acrobazia di Lupoli (4-2), ritrovato sia perché non segnava da due mesi (18 giornata, 10 dicembre, il terzo gol di Fermana-Renate 3-1), sia perché lo abbiamo visto più attivo, e ha meritato il gol poiché prima aveva colpito il palo. Ora il biondo ex Arsenal e Sheffield è il capocannoniere della Fermana con 6 reti.

Al contrario di Destro, invece Palladini (di solito allenatore in gamba) in questa circostanza ha effettuato forse troppo tardi le sostituzioni: la prima dopo il 3-2 e le altre tutte dopo il 4-2.

Maurizio Caradonna nel 1984/85 con la Fermana in C2

Spettatore d’eccezione in tribuna laterale ovest Maurizio Caradonna, ex difensore centrale, nella Fermana in C2 nel 1984/85, poi team manager negli anni ’90. Adesso è agente e sabato era venuto a vedere il suo pupillo Diallo; assieme a lui c’erano alcuni genitori dei più giovani giocatori del Teramo.

“Nel primo tempo il Teramo è stato quasi perfetto – dice Caradonna – poi nella ripresa ha smesso di correre, in più la Fermana è riuscita a fare gol subito. È stato bravo Flavio Destro ad azzeccare le sostituzioni, in modo particolare ho notato che Gennari ha dato maggior equilibrio alla difesa, reparto che quando sta bene consente a tutta la squadra di giocare con più tranquillità. La partita si è giocata ed è stata decisa molto dal profilo mentale, sotto questo aspetto il Teramo è uscito distrutto dopo il pareggio fulmineo della Fermana che a quel punto ha avuto la strada spianata per gli altri gol. Ribadisco che Destro ci ha messo del suo nei cambi”.

Non solo, aggiungiamo noi, ma anche nell’usare le parole giuste nell’intervallo per tranquillizzare e incoraggiare la squadra, come abbiamo appreso dall’intervista post partita di Petrucci.

Dove può arrivare questa Fermana?

“È una buona squadra per questa categoria – spiega l’ex libero degli anni ’80 – la differenza la può fare e di molto la mentalità dell’allenatore. Se riesce a tenere tutta la squadra sotto pressione, e mi riferisco ovviamente ad una pressione positiva, può fare ottime cose, come peraltro è già successo lo scorso anno e come capitato nel secondo tempo contro il Teramo. L’emblema dei risultati a cui può portare questo modo di lavorare di mister Destro – Caradonna scende nei particolari – è un giocatore come Urbinati, che secondo molti non sarebbe di questa categoria ma al massimo per la Serie D, eppure contro il Teramo l’ho visto fare una grande partita, contrastava, pressava, rincorreva tutti, ha fatto un lavorone, agevolato naturalmente anche dalla sua stazza fisica (e non solo sabato, ma da inizio campionato è uno dei migliori, ndr.); non voglio esagerare, però con quella mentalità e quell’impegno Urbinati potrebbe fare anche la Serie B!”

In questo momento c’è più differenza tra la C e la D oppure la tra C e la B?

“Tra la C e la B sicuramente. C’è un grosso divario soprattutto sotto il profilo della forza fisica che i giocatori hanno e che mettono in campo, devono fare più di 40 partite all’anno”.

Caradonna ha disputato un campionato in B col Pescara e nove in C (con Fermana, Avezzano, Potenza, Celano, Castel di Sangro).

Si può fare un paragone tra la Serie C degli anni ’80 e quella di oggi?

“No, non si può fare. Innanzitutto sono diversi i materiali dell’equipaggiaento (pallone, scarpini, guantoni) e poi oggi vedo fare, non solo in C ma anche in B, molti errori tecnici che ai miei tempi erano rari: nei passaggi, nei movimenti, nella posizione del corpo. Questo perché oggi si gioca ad una velocità e ad un ritmo maggiore rispetto a trenta anni fa, e questo facilita l’errore. Oltre che alla velocità oggi si punta molto di più sulla forza, i giocatori sono più strutturati fisicamente.”

Paolo Bartolomei

Caradonna (team manager, a sinistra) e Rosati (ds) festeggiano la promozione della Fermana in C1 nel giugno 1996


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