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Anac, gare, ricorsi e autorizzazioni:
ecco cosa frena l’edilizia

ECONOMIA - "C’è un gap che va colmato dalla politica" sottolinea Stefano Violoni, presidente Ance di Confindustria Fermo
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Il centro studi dell’Ance, associazione nazionale costruttori edili, è ottimista: nel 2018 le costruzioni torneranno a crescere del 2,4%. “Il problema restano i tempi del permesso a costruire e la cantierizzazione dei lavori appaltati. C’è un gap che va colmato dalla politica, questo è il vero freno dell’edilizia” sottolinea Stefano Violoni, presidente Ance di Confindustria Fermo.

A rallentare l’iter sono diversi passaggi: i pareri richiesti all’ Anac, i tempi delle gare di appalto, i ricorsi e infine l’autorizzazione al cantiere. “Dobbiamo fare attenzione sul modo in cui viene coinvolta l’ Anac, che è l’autorità dell’anticorruzione e non l’ente deputato a controllare tutti i bandi delle Amministrazioni. Il fine comune dovrebbe essere quello di eseguire l’opera, portarla a compimento nel rispetto delle regole. Ma non è che tutto si può bloccare per paura che l’ Anac possa trovare qualcosa di irregolare. Noi imprenditori rispettiamo la white list e siamo come un corpo sotto la macchina che fa le radiografie. Quindi, limitiamo l’uso dell’ Anac alle questioni più grandi e magari problematiche, in modo da non intralciare il lavoro”.

Quello che Stefano Violoni, presidente Ance Fermo, chiede alla politica che si appresta alle elezioni è di rivedere questi passaggi burocratici che rallentano l’avvio di un cantiere. Ricostruzione a parte, che è la scommessa del centro Italia, a livello pubblico sono scomparsi gli appalti di media entità, che un tempo gestivano le Province. “Venendo meno la funzione gestionale, non operativa visto che ha ancora molte competenze, della Provincia, si è creato un buco tra piccoli e grandi lavori che nella zona marchigiana sono in mano all’Anas”.

Grandi appalti che mai sono stati vinti dalle imprese locali: “È uno dei problemi della gestione centralizzata degli appalti, che tra l’altro si affida all’estrazione nella scelta delle imprese da chiamare all’invito di gara. Questo è un sistema che finirà per strozzare il settore ed a farne le spese saranno le piccole e medie imprese”.

Di fronte a questo quadro, l’edilizia deve guardare al futuro comunque con fiducia: “Il dramma del terremoto deve diventare un volano per le nostre imprese. Questo devono comprendere i parlamentari: va cambiato il codice degli appalti. Non chiediamo la garanzia di lavoro per le imprese locali, ma il dare la facoltà ai dirigenti delle pubbliche amministrazioni di invitare le imprese in maniera discrezionale per appalti fino ad una soglia accettabile, senza la procedura di estrazione”.

Capitolo a parte diventa quello della riduzione del rischio idrogeologico e della messa in sicurezza delle chiese, delle caserme e dei comuni. Luoghi pubblici e luoghi che insistono sulla sicurezza del cittadino e richiedono alta qualità. “Siamo pronti come imprese locali ad agire. Noi vorremmo che questi milioni di euro di cui i politici continuano a parlare non restino dati da mettere nelle caselline dei file Excel, ma siano il volano del territorio. Perché se è fondamentale la ripresa del turismo nelle Marche, che viene affidata agli stakeholder locali, è vitale la crescita dell’edilizia, da sempre motore economico del Paese”.

Secondo l’ Ance nazionale, il 2017 è stato un anno di crescita mancata per il settore delle costruzioni, con uno 0,1% complessivo e un -3% del comparto opere pubbliche. In 10 anni sono stati persi 60 miliardi di investimenti in infrastrutture: “Questo ha comportati gravi ripercussioni sull’economia di tutto il territorio nazionale: con il contributo dell’edilizia il Pil sarebbe potuto salire di un ulteriore 0,5% all’anno, agganciando così i livelli di crescita europei”.


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