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LETTERE AL DIRETTORE
Giorgio Cisbani: “Una lunga marcia attende la sinistra più autentica per riconnettersi con il Paese”

DOPO VOTO - "Quest’anno, nel Fermano e nelle Marche, il mio partito di riferimento, Liberi e Uguali, ha avuto il più basso risultato possibile"
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di Giorgio Cisbani

Caro direttore,

nelle elezioni del 1963, il Pci, ebbe un eccezionale risultato; nel Fermano, e nella provincia di Perugia, fece registrare il più alto incremento percentuale in Italia. Quest’anno, nel Fermano e nelle Marche, il mio partito di riferimento, Liberi e Uguali, ha avuto il più basso risultato possibile. Queste due date – la prima un po’ mi appartiene, la seconda mi sfiora -, purtroppo, evidenziano il declino che mi accompagna. Ma, pur con questa consapevolezza, non posso nascondere il fastidio che provo nel leggere, continuamente, frasi che provengono dalla mia parte politica, sintatticamente corrette ma prive di alcun significato, parole al vento.

Vorrei poter leggere soltanto (anche grezzamente ), cose vere e concrete, che lascino intendere un pensiero, che delineino una visione di credibile futuro, che si cimentino con la critica dell’esistente, magari limitata alla realtà locale. Qualcosa c’è ma troppo poco. E, talvolta, con sorpresa, mi capita di soffermarmi su autori che, seppur lontani da me, condivido. Ad esempio, la docente Sofia Ventura, il 9 dicembre scorso, scriveva sul Resto del Carlino: “…il partito di Renzi é invecchiato anzitempo, incapace di rappresentare un’idea nuova di Paese…incapace di guardare ad un mondo che cambia, ma anche a coloro che più di altri pagano questi cambiamenti…Renzi ha costruito un PD senza una vera classe dirigente, nè luoghi di pensiero…non sarà sufficiente cambiare il vertice, ma quello attuale ha fallito e la comunicazione auto-elogiativa, slegata dal mondo reale, con la quale cerca di sopravvivere, non riesce a celare questo fallimento.” Non ho gran titolo per parlarne, ma, mi sembra che la professoressa Ventura, notoriamente di destra, vanti qualche lettura di Marx; mentre altri che si agitano nel mondo della sinistra, con letture marxiane profonde, ne risultino molto meno influenzati.

Sul Renzi, uno statista da paesello, e sul PD, non aggiungo nulla al qualcosa che é stato detto, ma é assolutamente chiaro che una lunga marcia attende la sinistra più autentica per riconnettersi con il Paese, pieno di contraddizioni e sofferenze, nell’epoca della globalizzazione e della rivoluzione informatica. Qui, per non disperare, accenno ad intelligenze e consapevolezze e concludo con un passo di Claudio Magris. In “Utopia e disincanto “ (raccolta di saggi pubblicati in varie riviste dal 1974 e 1998), lo straordinario autore, a pag 64, scrive: ”Dopo i grandi eventi liberatori del 1989 ( muro di Berlino, mia aggiunta )… sul nostro futuro si profila lo spettro della migrazione di innumerevoli uomini i quali, spinti dal dolore e dalla fame, probabilmente abbandoneranno le loro radici, le loro frontiere, provocando odio e paura, che a loro volta condannano ad erigere nuove barriere. E’ dalla qualità della risposta a questi spostamenti epocali – risposta che dovrebbe esser libera da odio e da demagogia sentimentale – che dipenderà l’esistenza o almeno la dignità dell’ Europa”. Forse, se Magris ( e non solo ) fosse stato letto attentamente, la sinistra e il Paese e l’Europa, sarebbero presenti in altro modo nell’immaginario collettivo e, il dolore e le pene dei poveri cristi non sarebbero stati utilizzati elettoralmente per fare grandi grossolani pigmei, come Salvini & Company.

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