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Fermano, bilancio in rosso per l’occupazione:
“Serve un Territorio 4.0”

LAVORO - Gli occupati nel 2017 sono giunti a quota 71.820, ovvero meno 1.728 unità rispetto al 2016, un calo pari al 2,3%. L'analisi del segretario Cgil Maurizio Di Cosmo
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In provincia di Fermo gli occupati nel 2017 sono giunti a quota 71.820, ovvero meno 1.728 unità rispetto al 2016, un calo pari al 2,3%. I maschi sono 40.441 unità e, a confronto del 2016, sono diminuiti di 1082 unità pari al 2,6%; le femmine sono 31.378 unità con un calo di 647 , pari al 2%, rispetto all’anno precedente.

E’ questo il quadro che emerge dai dati Istat elaborati dall’Ires Cgil Marche. Il tasso di occupazione diminuisce dell’1,9% rispetto al 2016 pari al 63,3%; il tasso di disoccupazione aumenta dell’1,4% attestandosi sull’8,7%. Dei 71.820 occupati, i dipendenti sono 51.392 mentre i lavoratori autonomi sono 20.428. I lavoratori sono in diminuzione rispetto allo scorso anno di 628 unità pari all’1,2%. Analizzando i singoli settori produttivi, si evidenzia che quello dei servizi è in cima alla classifica con +1063 unità, pari al 4,5%; in crescita è anche l’agricoltura con +385 unità pari al 41%. In diminuzione, sono i settori dell’industria con -1736 unità pari al -6,7% e l’edilizia con -340 unità pari al -22,4%.

“I dati dimostrano che la crisi occupazionale e produttiva è ancora in corso – dichiara Maurizio Di Cosmo, segretario generale Cgil Fermo -, soprattutto nel manifatturiero. Ma anche i dati dei Servizi e di Agricoltura non devono annullare la considerazione che i numeri positivi riguardano soprattutto lavoro povero e precario. Detto ciò, bisogna cambiare marcia sapendo che la decretazione di Area di crisi complessa e dell’area interna Appennino Alto Fermano, due strumenti legislativi ottenuti per il merito delle parti sociali insieme a Provincia, Regione e parlamentari locali, sono importanti ma non sufficienti”.

Per Di Cosmo “c’è bisogno di una attività intelligente di governo, che definisco capacità gestionale dei processi, e di relazioni sindacali che devono svilupparsi verso la crescita dei salari, delle condizioni di lavoro (stabilità) e verso l’incremento significativo della produttività. Questi fattori, tra cui va senz’altro annoverata la tutela del Made in Italy, si riscontrano nell’innovazione e nel trasferimento tecnologico, nelle infrastrutture e nella logistica ma anche nei servizi al sistema economico-produttivo. In definitiva, la realizzazione di un Territorio 4.0”.


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