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Hera Rosa:“Sto lavorando
per portare la Cina a Fermo”

Per la rubrica "Donna" di Cronache Fermane, l'intervista a Hera Rosa, musicista cinese che, grazie agli studi al Conservatorio Pergolesi, si è innamorata di Fermo e sta trasformando questa passione in lavoro.
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di Claudia Mazzaferro

 

Ero curiosa, dopo l’intervista a Valeria Pennente (leggi articolo) che vive a Pechino da diversi anni, di capire come, al contrario, una donna cinese si trovasse a vivere qui. E ho conosciuto Hera Rosa, Meng Yueyue il suo nome in lingua originale, che significa la luna è sempre felice. Hera viene da ChongQing, una tra 30milioni di abitanti. Figlia unica di famiglia benestante, modella, cantante lirica, pianista con una grande passione per Fermo. Papà medico dell’esercito nazionale e mamma direttore di una compagnia assicurativa. Cinque anni fa arriva in Italia con una ambizione molto chiara: creare un vivace scambio culturale tra i due Paesi, farne un guadagno e avere tempo per pensare.

 

Hera Rosa hai lasciato un Paese in espansione e pieno di possibilità per una piccola realtà delle Marche. Aiutaci a capire.

Ho iniziato a studiare la lingua italiana vicino a Macerata, era il 2012. Mi piaceva l’idea, dopo aver viaggiato e conosciuto alcune delle maggiori città d’Italia, di creare delle occasioni per mettere i due Paesi a contatto. Scambi culturali per la precisione. All’inizio per una società cinese, organizzavo piccoli concerti, cerimonie tradizionali con tutti i riti che ne fanno parte come il tè e l’incenso, a Firenze, Milano, Torino. Ho cento vestiti tradizionali che utilizzo a questo scopo. Poi a Fermo ho vissuto sia l’amministrazione Brambatti che ora quella di Calcinaro. Chiaramente tutti vogliono lo sviluppo economico della città e questi scambi sono una chiave importantissima.

 

Una business woman a tutti gli effetti. Cosa ti ha portato qui?

La musica, il conservatorio, dove attualmente studio canto lirico, pianoforte e composizione. Mi ha portato qui la musica ma poi ho scelto Fermo perché è un luogo ideale dove vivere. Non mi piacciono le grandi città, ci sono meno possibilità di emergere e di avere successo, troppa concorrenza, troppa confusione.

 

Non subisci l’effetto contrario? Troppo piccola, poche possibilità, troppo silenzio?

Io amo il silenzio e ho bisogno di tempo. In Cina la vita è molto veloce, frenetica, si lavora e si studia, non c’è il tempo di pensare, di riflettere, non c’è tempo in generale. Ho scelto una piccola realtà anche per questo motivo. Per avere tempo, per lasciare tempo ai miei pensieri. Mio padre dice sempre che è fondamentale pensare, avere la mente proiettata in avanti.

 

Per i figli della società cinese ricca studiare uno strumento, almeno uno, è uno status symbol. Stessa sorte anche a te?

Per noi lo studio è uno strumento in grado di offrirci maggiori possibilità. Più cose diverse studiamo più ci diamo la possibilità di fare un lavoro di successo magari anche all’estero. Non è tanto importante se quello che studiamo ci piaccia o meno. E’ importante continuare a farlo, non smettere, investire tempo ed energie in nuove possibilità. Certo, questo aspetto non è facilissimo da comprendere. In parte è il motivo per cui non vorrei mai tornare a vivere nel mio Paese. Le regole sono molto rigide, prestabilite da altri.

 

Come lo immagini, soprattutto dove, il tuo futuro?

Lo sto costruendo. Qui, per il momento, mi trovo benissimo. Sono fiduciosa. Ora sono piccola e quasi sconosciuta, piano piano crescerò, la gente apprezzerà il mio lavoro e inizierò a guadagnare. Ci sono troppi cinesi che puntano al guadagno facile. Io sto studiando per crearmi un lavoro che sia fruttuoso, piacevole e porti benefici non solo a me. Fermo in questo è una realtà perfetta.

 

Raccontaci meglio come funziona il tuo lavoro. Perché, mi pare di capire, che per ora investi i tuoi stessi soldi.

Vivo qui con i soldi della mia famiglia. Esattamente così. Con “Hera Rosa Salotto” sto provando a mettere insieme varie forme di arte. Voglio creare l’opportunità di esprimere al meglio l’arte e promuovere lo scambio culturale tra popoli, in particolare tra Cina e Italia. Nel concreto, organizzo piccoli concerti ed eventi, attività che, in generale, fuori dal tuo Paese non è semplice. Devi avere un legame con il territorio, con le istituzioni, devono sapere chi sei e cosa fai. Quindi all’inizio non ci sono altre possibilità, fai a tue spese, crei le occasioni per farti conoscere. Ho molti contatti con una grande società di pubbliche relazioni che ha una base anche a Milano, una società quotata in borsa. Vogliono investire su Fermo, stiamo lavorando per portare a Fermo, attraverso il Conservatorio, studenti cinesi. Il meccanismo è molto semplice. Lo studente cinese che viene a Fermo ci resta almeno qualche anno. Affitta una casa, mangia, compra vestiti, accoglie amici, cioè turisti. Non è forse questa una splendida occasione di crescita per la città? Io ci credo e ci sto lavorando in collaborazione con Cecilia Romani Adami (leggi la nostra intervista), una grande donna business oriented che crede molto in questo tipo di scambi. Il beneficio è sotto gli occhi di tutti. Non vogliamo schiacciare la realtà locale. Vogliamo coglierne gli aspetti più belli ormai unici in Europa e interloquire.

 

Quindi figli e famiglia come tradizione insegna?

Non ci penso davvero. Torno in Cina di tanto in tanto perché lì vive la mia famiglia. Ma le mie cose, la mia vita, ormai è tutta qui. E non parlo solo di vestiti e scarpe. Non ci penso ad una famiglia mia, vorrei piuttosto continuare a pensare a me. Testa e cuore completamente dedicati a me.

 

Una scelta controcorrente che ti rende libera.

Papà mi ha insegnato a guardare lontano.

 

Ci salutiamo. Mi viene spontaneo avvicinarmi e baciarla sulle guance. Sorride quasi imbarazzata. Capisco che ho appena infranto una regola. La mia libertà di atteggiamento non è necessariamente la sua. Mi sorride con estrema sincerità e dice “preferisco salutarci con la mano”. La guardo allontanarsi. Minuta, composta, riservata come da tradizione. Eppure così coraggiosa e determinata che sono certa sentiremo presto parlare di lei, di questa piccola “luna sempre felice”.

 

Con la prima famiglia ospitante a Sarnano – 2012

 

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