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”Sport e tifo? Ieri altra roba…”,
l’analisi di Oscar Stabile, storico
capo ultras nei decenni passati

RICORDI - Nelle parole dell'ex massimo esponente del sostegno organizzato canarino che fu, un parallelismo tra le due epoche, passate e presenti. Il tutto a partire dai tempi di picco dell'allora Fermana Calcio 1920
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La curva Duomo gremita ai tempi del professionismo griffato Fermana Calcio 1920

FERMO – I campionati professionistici erano di scena pressoché solo di domenica, la tecnologia non monopolizzava la società come ai tempi correnti e la tecnica, nei contesti dalla terza serie a salire, aveva di certo la precedenza sull’aspetto atletico, oggi pressoché dominate.

Erano questi gli elementi caratterizzanti, da vicino e di contorno, il calcio nel decennio a cavallo tra la metà degli anni ’90 ed i primi del 2000, substrato storico che all’ombra del Girfalco fa certamente rima con l’apice di quanto vissuto dall’allora Fermana Calcio 1920: costante presenza nel girone B di Serie C1 con l’indelebile passaggio in B nella stagione 1999/00.

Una sciarpata dei primi anni 2000

Ripercorrendo per l’ennesima volta le pagine di tal metaforico quanto nostalgico romanzo sportivo, si impone ora l’angolo di visione prospettica da parte di chi, a quei tempi, alla testa della tifoseria canarina rappresentava l’anello di congiunzione tra una città (ed una futura provincia), che viveva un sogno sportivo, e la società dell’allora patron Giacomo Battaglioni.

Il riconosciuto capo ultras dell’epopea calcistica canarina era Oscar Stabile, laureato Isef e docente di ginnastica che, letteralmente arrampicato dietro la porta adiacente la curva Duomo, armato di megafono lanciava cori e tracciava la rotta del sostegno sportivo alla causa della squadra guidata da Ivo Iaconi. A distanza di lustri, Stabile è chiamato ad un confronto tra le due panoramiche cronologiche.

Un’undici canarino schierato nello storico anno della cadetteria

“Non trovo proprio nessun nesso di congiunzione tra quello che si è vissuto ieri e quello che oggi rappresenta invece il profilo contemporaneo – l’approccio deciso di Stabile -. Non voglio essere frainteso, non cerco confronti tra quella che è stata la tifoseria di ieri e quella che c’è oggi, nessun <<eravamo meglio noi>> o polemiche di sorta, voglio solo dire che si tratta di mettere in parallelo epoche e modi di fare diversi, con valori altrettanto eterogenei, che oggi non hanno nulla di simile”.

Il mondo della tifoseria in generale non è più recuperabile – prosegue l’ex ultras con nostalgia e rimpianto personale – è proprio il sistema che oggi è inaccettabile. La sportività non si sa cos’è, ed in generale il mondo del tifo organizzato è odiato, diviso in fazioni di piccoli gruppi chiusi quando, al contrario, dovrebbe essere un solido ambasciatore dei colori della propria squadra, della propria città e del proprio territorio. Un esempio: vedi chi vive in un quartiere, nonostante il contesto sociale sia lo stesso, c’è gente che all’interno frequenta e lega solo con alcune famiglie non considerando, per motivi disparati, altri nuclei. Non lo accetto, come non gradisco le espressioni politiche all’interno delle curve – illustra ancora l’ex tifoso canarino -, per carità, è lecito che ognuno di noi abbia idee proprie e le difenda, ma tutto questo non ha nulla a che vedere con lo sport, che è tutta un’altra cosa”.

Trasferta bergamasca all’interno dello stadio “Atleti Azzurri d’Italia” per la sfida contro l’Alzano Virescit di diciott’anni fa

Dall’ampia e nutrita ricognizione sulla società cambiata, alle dinamiche più vicine al calcio giocato in loco.

“Da quei tempi a Fermo sono passate tante società, tanti dirigenti con profili giuridici e nomi diversi. Sono state perse troppe occasioni per ampliare una base di consenso che poteva essere sempre crescente invece, quello che è trapelato a mio modo di vedere, sono state ancora una volta le divisioni. Lo sport si vive in un altro modo – afferma -, ecco perché mi sono allontanato da certi contesti, oggi non so chi gioca nella Fermana, in quale categoria e che posizione di classifica occupa. Le situazioni non sono più piacevoli, ogni domenica è una polemica, una battaglia”.

Gli attaccanti Massimiliano Fanesi e Luca Bonfanti, campionato di Serie B 1999/00

Per la serie amarcord, Oscar Stabile chiude per come segue: “Quali i momenti più belli legati ai decenni andati? – la nostra sollecitazione – Ce ne sono tanti, a quantità infinite. Dai derby contro la Sangiorgese alle trasferte in auto, negli anni delle categorie di minimo storico, in centri limitrofi; senza ovviamente dimenticare i grandi campionati disputati, onestamente fuori dalla nostra portata. E’ normale aver tastato le tante puntuali sconfitte in Serie B, sino al naturale epilogo che ne seguì, giusto per citarne una. Bisogna essere onesti – si congeda il tifoso che fu -, si può anche riscontrare fortuna in qualche anno, ad indovinarle tutte, ma se mancano sia le risorse che i numeri prima o poi si ripiomba inevitabilmente nelle proprie dimensioni naturali”.

Paolo Gaudenzi


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