
di Andrea Braconi
Porto San Giorgio deve alzare subito il proprio sguardo. L’invito del professor Aldo Bonomi è chiaro ed inequivocabile, frutto di uno studio dell’istituto di ricerca Aaster, commissionato dalla Conad.
“I dati che abbiamo raccolto – ha spiegato – dicono che non si capisce l’identità e le ipotesi di sviluppo se non si guarda ad un trittico che circonda la città. Primo: da Porto San Giorgio bisogna alzare lo sguardo per guardare a Fermo e a ciò che è inserito nelle dinamiche del distretto calzaturiero. Secondo sguardo: guardare a Civitanova Marche e a quella rete quadrilatera che punta all’Umbria e a Roma, la cosiddetta valle degli outlet. Terzo sguardo: guardare a San Benedetto del Tronto e al distretto della pesca”.
Perché Porto san Giorgio, ha ribadito il professore alla nutrita platea accorsa al teatro comunale, è un terminale di rete nello sviluppo adriatico, “con un modello di sviluppo turistico molto romagnolo che si ripensa a Rimini e anche qua”.
Ma non è sufficiente guardare il mare. “Bisogna tenere conto di ciò che sta dietro le spalle, a quella che chiamiamo la città dell’Appennino. Dietro c’è un passaggio di grande modello di sviluppo”.
Nel suo passato Porto San Giorgio era un pezzo della Belle Époque, come ha raccontato Bonomi. “Era un modello di sviluppo turistico che abbiamo totalmente cancellato per cementificarci sopra un altro modello di sviluppo. Ma in quel passato ci trovi anche Licini, al quale giustamente avete nominato il Liceo. Ricordate però che il passato significa andare nel mondo e tornare nella comunità locale per ragionare del futuro. E il futuro sta nelle scuole, anche se è un futuro problematico, soprattutto per via della forbice che abbiamo qui riscontrato tra chi ha più di 65 anni e chi ne ha meno di 14. Certo, rispetto alle altre città marchigiane Porto San Giorgio da un punto di vista del credito ha tenuto, ma se non chiudi quella forbice rischi di diventare un luogo per svernare e non un luogo per costruire un futuro”.
Il vero problema è capire la metamorfosi, ha aggiunto ricordando anche le ferite di Fermo e Macerata con i casi Emmanuel e Pamela. “Dobbiamo capire che siamo dentro un cambiamento dove o ci occupiamo degli ultimi e ricostruiamo coesione sociale, oppure non ce n’è”.
“Siamo contenti di ospitare questa bellissima tre giorni – ha ribadito il sindaco Nicola Loira, definendo Porto San Giorgio ‘ricca di passato e in cerca di futuro’ -. La nostra è una comunità cittadina che sta a cuore a Conad, che Conad ha voluto conoscere e questo è importante: è un impresa che vuole radicarsi nel territorio dove opera, conoscendo anche la sua storia e le potenzialità per il futuro”.
A Francesco Pugliese, amministratore delegato della Conad, il compito di spiegare il cambio di prospettiva di questo grande viaggio della Conad, partito 4 anni fa. “Siamo nati nel 1962 e in questi tanti anni piano piano, come le formiche, siamo diventati tra le prime imprese italiane nella grande distribuzione, con un concetto dietro: la disponibilità di concedere un pezzo del proprio agli altri, per essere più forti. Dentro Conad ci sono i cittadini nei luoghi dove operano, commercianti orgogliosamente bottegai. Perché sappiamo che non può esistere impresa in una comunità se la comunità non è sana. Prima di vendere è importante comprendere e prima di parlare è importante ascoltare. Così abbiamo deciso di partire per questo viaggio, arricchendolo di volta in volta. E qui a Porto San Giorgio nel nostro piccolo stiamo cercando di capire come costruire meglio il nostro futuro, all’interno di queste comunità. Perché oggi tutti parlano di community e di like, mentre noi invece parliamo di persone”.
Sul palco del teatro comunale sono saliti anche Giordano Torresi, titolare de La Manuelita Srl, attiva dal 1972, e Fabio Renzi della Fondazione Symbola.
Se da un lato Torresi ha spiegato come all’interno dell’azienda nel 2005 si sia messo in pratica un vero ricambio generazionale, che ha portato anche ad un salto di qualità sul versante della digitalizzazione, dall’altro Renzi ha spiegato il lavoro fatto da Symbola in questi anni, un lavoro intenso “rivelando le cose che c’erano ma che non venivano viste”. “Nell’Italia che c’è esiste molto più futuro di quello che si pensi. Ma il piccolo è bello se è intimamente e in maniera convinta coeso, se è in rete. E Conad questo lo rappresenta. Un’altra metafora è quella di Licini, con il suo rapporto sano tra locale e globale. Perché si può benissimo competere a livello mondiale stando con i piedi nel territorio e nelle comunità”.
Nell’ambito dello studio dell’istituto di ricerca Aaster, diversi gli intervistati in occasione dell’evento targato Conad Adriatico: Don Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco), Elisabetta Baldassarri (comune di Porto San Giorgio), Giuseppe Buondonno (Premio Volponi), Mauro Cardinali (Navitas Coworking), Nunzia Eleuteri (Cronache Fermane), Angelo Ferracuti (scrittore), Guido Guidi (GGF Group), Stefania Scatasta e Raffaele Iommi (Liceo artistico statale “Preziotti Licini”), Raimondo Orsetti e Frida Paolella (Regione Marche).






Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati