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Trasferimento del Liceo classico,
il fronte del no si appella alla Provincia
“Vogliamo una commissione tecnica”

FERMO - Sono già 800 le firme raccolte sulla piattaforma change.org dal comitato che si batte per ostacolare la decisione presa dall'ente provinciale e confermata dalla sua Presidente, Moira Canigola
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di Sandro Renzi 

Tiene banco in città la polemica sull’annunciato trasferimento del Liceo classico A. Caro dalla sua sede storica in via Leopardi  alla nuova struttura che la Provincia di Fermo intende realizzare e per la quale sono stati stanziati oltre 6 milioni di euro. Sono già 800 le firme raccolte sulla piattaforma change.org dal comitato che si batte per ostacolare la decisione presa dall’ente provinciale  e confermata dalla sua Presidente, Moira Canigola, qualche giorno fa. Secca la replica del comitato, al quale appartengono molti ex allievi del Liceo, tra questi anche il notaio Alessandro Rocchetti, estensore della petizione. “Sul piano culturale, la presidente della Provincia Canigola dovrebbe spiegare per quale motivo, in riferimento al Liceo Classico, dice che l’importanza di una scuola, la sua tradizione e la sua capacità di formazione è legata al corpo docente, non alla struttura, mentre per il Triennio del Montani, nella nota n. 303 del 9.1.2017 dice, invece, che per l’alto valore storico, architettonico e monumentale dell’edificio Triennio dell’Iti Montani si ritiene che per lo stesso si debba intervenire in sito senza delocalizzare”. Motivazioni che non convincono i promotori della petizione.

LE CIFRE

“Chiunque può vedere che nella citata nota 303/2017, l’affermazione sul valore storico del Triennio del Montani, e la conseguente sua non delocalizzabilità, è fatta in maniera dogmatica, tanto che non vi è nessuna stima preventiva dei costi d’intervento per questo edificio, i quali, in ipotesi, avrebbero potuto essere talmente elevati da indurre a scegliere la delocalizzazione anche per il Triennio del Montani, come per il classico. Ma sul Liceo si può intervenire, perché altrimenti la nota avrebbe escluso a priori qualsiasi stima preventiva dei costi di intervento sullo stesso, stima che poi, essendo pari a 5.130.000 euro è pure risultata essere inferiore all’importo stanziato dalla Regione per la costruzione del nuovo edificio, che è pari a 6.450.000 euro.  Si tratta, con tutta evidenza, di una disparità di trattamento, che non ha alcuna giustificazione, ed è pertanto inaccettabile”. A questo punto il comitato passa all’attacco ripercorrendo, carte alla mano, anche gli ultimi interventi strutturali realizzati dopo il sisma del 1997.  “Sul piano economico, la Presidente Canigola dovrebbe spiegare per quale motivo, nella nota con cui fa formale istanza di finanziamento  la stima dei costi dell’intervento di adeguamento sismico nella sede attuale è stata fatta sulla sola base dei parametri stabiliti con Dgr Marche n. 991 del 2013 e sulla base di “nostre esperienze analoghe per edifici simili ove sono stati realizzati interventi di miglioramento o adeguamento sismico e tenendo conto di quanto stabilito dal Dm 477 del 2016 in materia di coefficienti di sicurezza sismica”, stima pari a 950 euro/mq, per un totale di 5.130.000 euro, senza tenere in conto, almeno così sembra, gli importanti lavori di miglioramento sismico e riparazione danni relativi al sisma del 1997, per i quali fu approvata la notevole spesa di  1.435.365,11 euro e che hanno certamente irrobustirono l’edificio, essendo altresì sconosciuto il grado di vulnerabilità sismica dello stesso.

LA COMMISSIONE TECNICA

I sostenitori del no al trasferimento chiedono pertanto l’istituzione di una commissione tecnica, comprendente, tra gli altri, esperti scelti dai promotori della petizione on line, che valuti i lavori fatti dopo il sisma del 1997 e che tenga conto del grado di vulnerabilità sismica. “Forse, all’esito di queste valutazioni, il costo preventivo per l’intervento di adeguamento sismico nella sede attuale potrebbe anche ridursi, e dunque potrebbe rivedersi la decisione presa per la delocalizzazione e nuova costruzione.
In fondo, una decisione così importante per la città, e per il suo territorio, anche provinciale, dovrebbe essere ponderata e presa almeno dopo un confronto, non solo con soggetti (gruppo di genitori degli attuali studenti del Liceo) che siano portatori di interessi particolari e temporanei, benché legittimi, ma anche con soggetti che siano portatori di interessi generali e permanenti” sostengono i promotori della petizione che lamentano pure l’assenza di una biblioteca nella nuova sede.

L’APPELLO

“La petizione continua. Siamo a 800 firme on line, oltre a quelle su carta. Non ci arrendiamo”. E su Facebook è nata anche la pagina Liceo Classico A. Caro di Fermo: no alla nuova sede che ha già raccolto tantissime adesioni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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