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Reddito di inclusione,
oltre 250 famiglie a Fermo
vivono in condizioni di povertà

FERMO - Sono 268 i nuclei famigliari di Fermo che hanno chiesto di accedere al reddito di inclusione. Le domande sono state raccolte dal comune in poco più di tre mesi, dal 5 dicembre dello scorso anno al 31 marzo.
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di Sandro Renzi
Un numero che non può lasciare indifferenti. Sono 268 i nuclei famigliari di Fermo che hanno chiesto di accedere al reddito di inclusione. Le domande sono state raccolte dal comune in poco più di tre mesi, dal 5 dicembre dello scorso anno al 31 marzo. Arrivare a fine mese è diventata un’impresa per troppe famiglie. Ecco allora aprirsi una porta. Il reddito di inclusione, infatti, altro non è che una misura di contrasto alla povertà ed all’esclusione sociale. Vi si accede valutando una serie di requisiti, economici in primis, ed accettando un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione lavorativa. L’obiettivo, si legge nella norma, è l’affrancamento dalla povertà. Questo significa che 268 sono i nuclei che vivono in condizioni di povertà o forte disagio economico nel capoluogo di provincia. Per la precisione 258, visto che dieci domande sono state respinte nella fase preistruttoria a cui hanno fatto fronte gli uffici comunali esaminando le tantissime pratiche. Tre invece le domande annullate su richiesta dei proponenti. Numeri importanti che stanno a confermare quanto la crisi economica abbia inciso nel tessuto sociale di una realtà di provincia come Fermo dove adesso l’allarme povertà rischia di radicarsi. Oltre alla dichiarazione Isee, le famiglie che hanno chiesto di usufruire del beneficio devono trovarsi almeno in una delle condizioni previste dalla legge. Tra queste la presenza in famiglia di un figlio disabile o di una donna in stato di gravidanza, oppure di un disoccupato con più di 55 anni di età. Il beneficio concesso può essere economico ed avere la durata di 18 mesi per un ammontare che varia in funzione del numero dei componenti della famiglia. A questo si aggiunge la componente “di servizi”, come viene tecnicamente definita, che tiene conto dei bisogni del nucleo fino ad arrivare alla individuazione di un programma di ricerca intensiva di una occupazione. Le domande sono state quindi trasmesse al Coordinatore dell’Ats XIX cui compete a sua volta l’invio delle stesse all’Inps.


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