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Grandi cose arrivano a Chicago: “Rampage”, un fantascientifico umorismo divertente

La recensione di Eraldo Di Stefano
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“Rampage” è un film di mostri, in vecchio stile, con creature simili a personaggi già visti, come King Kong e Godzilla, con effetti che colpiscono e che nel complesso danno agli spettatori uno spettacolo esilarante che funziona.

Ma quello che rende questo film particolarmente divertente è il modo in cui si pone verso il pubblico, inizialmente dà quasi la parvenza di essere un film fantascientifico ragionevolmente serio ma poi si abbandona al “buonumore” che prosegue fino alla fine della pellicola.

Inizia in un laboratorio dove un topo cavia è cresciuto in proporzioni gigantesche e degli studiosi tentano di raccogliere dei dati sull’esperimento rischiando di essere divorati dall’animale.

Poi entra in scena Davis Okoye (Dwayne Johnson) nei panni di un primatologo che introduce una nuova squadra di scienziati ai suoi gorilla. Il suo preferito è George, un esemplare albino particolarmente intelligente che può parlare il linguaggio dei segni e che ha un forte legame con Davis, che lo ha accudito fin dalla nascita.

Il quadro idilliaco dedito alla scienza e alla diffusione della buona volontà e comprensione tra le specie però è contrapposto a delle società oscure che lavorano sul DNA degli animali per creare dei mostri.

Questi due mondi si scontrano quando George e una manciata di altre creature sono esposte ad un inalante che scatena una reazione genetica: George inizia a diventare sempre più grande e il film sempre più folle, un film sobrio sulla genetica si trasforma in una action dove tutto è possibile per Dwayne Johnson (un po’ come San Andreas, in cui recita lo stesso Johnson, anche in questo caso sotto la regia di Brad Peyton).

Tutto questo però riesce a reggersi grazie alla figura di Davis, che acquisisce un aspetto estremo quasi come nei cartoni animati e crea un “ponte” tra la normale vita quotidiana e l’azione fantascientifica del film, dove nulla è impossibile e tutto diventa possibile.

di Eraldo Di Stefano


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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