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La Dieta Mediterranea:
un modo d’essere dalla terra
della Marca all’Unesco

Proprio nella Dieta Mediterranea, la nostra Regione vanta il primato, principalmente nelle vallate picene-fermane (esattamente a Montegiorgio), a partire dallo studio pilota degli anni ’50, quindi nel corso del trentennale Seven Countries Study, e successivamente nel Fine Study e nel progetto Hale, fino ai giorni nostri
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Giuseppe Fedeli

di Giuseppe Fedeli (giudice di Pace di Fermo e scrittore) alias Jeff Qohelet

La Dieta Mediterranea, stile alimentare e di vita, è stata sancita dall’Unesco come bene culturale immateriale dell’Umanità e rappresenta in ambito medico la principale componente tanto della Prevenzione Primaria (la serie di regole che servono a mantenere lo stato di salute), sia della Prevenzione Secondaria (le azioni utili a prevenire l’aggravamento o le complicanze delle malattie già manifeste). Diversi fattori spiegano la superiorità della Dieta Mediterranea: la sostenibilità economica che la rende accessibile a tutte le classi sociali; il modello comportamentale che include tradizione, cultura, piacere, socializzazione, equilibrio; la naturalità che implica i concetti di genuinità, biodiversità, biodisponibilità; la selezione attenta che attraversa i millenni; l’abbinamento a un ambiente e un clima particolarmente salubri; la validazione scientifica; l’accettabilità internazionale; il ridotto impatto sull’ambiente. Più che un programma dietetico, si tratta di uno stile alimentare fatto di regole e di abitudini, ispirate alla tradizione mediterranea.

Negli anni ’50 del secolo scorso, Ancel Keys, un nutrizionista americano, si accorse che le popolazioni del bacino mediterraneo erano meno vulnerabili ad alcune patologie rispetto agli abitanti d’oltreoceano. Da questa osservazione nacque l’ipotesi che la dieta mediterranea fosse in grado di aumentare la longevità di chi la seguiva. La dieta mediterranea è stata così via via proposta al mondo intero come il regime alimentare ideale per ridurre l’incidenza delle cosiddette “malattie del benessere”.

Cereali, verdure, frutta, pesce ed olio di oliva furono proposti come alternativa ad una dieta troppo ricca di grassi, proteine e zuccheri. Proprio nella Dieta Mediterranea, la nostra Regione vanta il primato, principalmente nelle vallate picene-fermane (esattamente a Montegiorgio), a partire dallo studio pilota degli anni ’50, quindi nel corso del trentennale Seven Countries Study, e successivamente nel Fine Study e nel progetto Hale, fino ai giorni nostri. In parole povere, questo tipo di dieta prevede un’alimentazione sana ed equilibrata dal punto di vista nutrizionale, in grado di ridurre l’incidenza di malattie cardiovascolari, tumori, diabete e disturbi alimentari, nonché di rallentare il declino cognitivo tipico dell’invecchiamento.

Ma – come suggerisce l’etimologia greca (“δίαιτα”=modo di vivere) – il concetto va oltre l’alimentazione, identificando un vero e proprio stile di vita, che comprende pratiche sociali, tradizionali, agricole. Riti e miti della terra della Marca. La nostra regione conserva infatti le testimonianze storiche della Mediterraneità che coprono un arco di tremila anni: dai reperti umbro piceni, agli autori latini, ai lasciti del monachesimo, alla serie di naturalisti, enologi, scalchi e cuochi d’eccellenza, alla imprenditoria degli ultimi due secoli, fino ai nomi più illustri della scienza della alimentazione.

Le Marche sono anche la regione dove l’universo femminile (simboleggiato nella autorevolezza, saggezza e previdenza della Vergara e mitizzato nella Sibilla) – la figura della Donna cui l’Unesco attribuisce i meriti principali nella trasmissione del patrimonio culturale riassunto dalla Dieta Mediterranea – ha sempre avuto un peso difficilmente riscontrabile nella storia di altre contrade italiane e mediterranee. Insomma, un modus vivendi capace – attraverso la convivialità – di rafforzare il senso di appartenenza e di condivisione tra i popoli mediterranei. E ancora, un regime sostenibile non solo per la salute ma anche per l’ambiente, grazie all’utilizzo di risorse naturali e alle basse emissioni di gas serra, in quanto basato prevalentemente su alimenti di origine vegetale; e grazie al rispetto della stagionalità dei prodotti, delle tradizioni locali e della biodiversità. In quattro parole, un modo d’essere.

 


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