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Dieta mediterranea e “accoglienza del reale”:
il mondo universitario studia il Fermano

FERMO - Presentata la terza edizione del Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea realizzato in collaborazione con Unimc. Tappe a Porto San Giorgio, Fermo, Montegiorgio, Santa Vittoria in Matenano, Monteleone di Fermo e Rapagnano
martedì 24 Aprile 2018 - Ore 12:04
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di Andrea Braconi

Porto San Giorgio, Fermo, Montegiorgio, Santa Vittoria in Matenano, Monteleone di Fermo e infine Rapagnano: sono le tappe della terza edizione dell’International Student Competition, un progetto del Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea in collaborazione con l’Università di Macerata. Dal primo al 6 maggio saranno protagonisti circa 50 studenti e 20 docenti provenienti da 13 Paesi diversi, con la stessa Unimc che porterà 12 giovani di 8 nazionalità diverse, tra cui la Thailandia. Studenti che tutti i giorni avranno la possibilità di incontrare imprenditori, testimoni e guardiani del territorio e che, aiutati da studenti italiani, intervisteranno gli stessi operatori sulle loro pratiche di consumo, di preparazione del cibo e di ospitalità. L’ultima giornata sarà incentrata proprio su un confronto aperto, durante il quale verranno rese le idee principali su cui lavorare nel Fermano per migliorare l’accoglienza turistica e la promozione.

“Inizieremo a Porto San Giorgio con un brindisi a teatro – ha spiegato Adolfo Leoni, giornalista e portavoce del Laboratorio – poi saremo al mercato ittico e racconteremo anche il nostro mare. Da lì al teatro di Fermo per una lezione sul palcoscenico. I ragazzi mangeranno nei nostri ristoranti, dormiranno nei nostri agriturismo, per una vera operazione di diffusione e contaminazione. Li faremo incontrare con i produttori agroalimentari, con i nostri artigiani e poi gli faremo mettere le mani in pasta. A noi piace costruire le reti ed il Laboratorio ha sempre cercato di essere inclusivo. Siamo un gruppo di 10-12 visionari che da quattro anni stanno portando avanti un progetto di grande valenza, insieme ad un gruppo di sindaci illuminati che hanno concesso le loro strutture”.

“Il Laboratorio sta diventando oggetto di studio – ha affermato Paolo Foglini, diabetologo e vice presidente del Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea -. I giovani che vengono lo fanno per studiare i luoghi, i posti e al di là del brand turistico quello che intendiamo presentare è l’accoglienza vista in una filosofia particolare, un’accoglienza del reale. Per questo abbiamo centri cosiddetti minori che in realtà minori non sono perché da loro parte la cultura ed il concetto di longevità che fa parte del corollario della dieta mediterranea”.

“La vera cabina di regia sul territorio siete voi – ha precisato Alessio Cavicchi, docente dell’Università di Macerata -. Quello che ho fatto insieme ai miei colleghi in questi anni è dare una prospettiva internazionale ed un’apertura al mondo di qualcosa di valore che c’era sul territorio. E la vera cultura siete voi e quello che portate. Avere persone, imprenditori e associazioni disponibili a fare un cammino insieme è una ricchezza enorme e in questo modo diamo la possibilità agli studenti di toccare con mano la realtà e i bisogni, specialmente oggi. Si è creato un gioco in cui tutti vincono: studenti, insegnanti, operatori. Parliamo di 300 contatti internazionali e dobbiamo capire come mantenerli dopo. Quest’anno avremo la partecipazione del network delle Nazioni Unite attraverso l’Università di Siena. Abbiamo invitato la Food Nation, ong inglese che ha un programma di educazione alimentare nelle scuole, con una sua referente che racconterà cosa stanno facendo da anni per combattere l’obesità. Ci sarà anche la Commissione Europea, che studierà il nostro progetto. E faremo promozione in tempo reale attraverso la Politecnica delle Marche, con il professor Frontoni ed il suo staff che saranno impegnati in un monitoraggio dell’impatto dell’attività social degli studenti in tutto il mondo. Mi piace ricordare che attorno a questa realtà girano circa 20 professori da tutto il mondo, come Colin Johnson della San Francisco State University”.

Una storia particolare, quella di Johnson, che ha preso il dottorato a 47 anni perché prima, come ha ricordato Cavicchi, “si è occupato di ospitalità lavorando come assistente al catering del Manchester United e altro ancora, vedendo quindi il mondo dell’enogastronomia dalla parte del servizio”.

“Devo dire che fare esperienza è importante – ha aggiunto Johnson -. L’ospitalità è una virtù e ho sperimentato in queste settimane qualcosa a cui non era possibile ancora dare una scala di valore. Tutti abbiamo viaggiato ma qui da voi sono riuscito a fare un’esperienza oltre quella turistica, mi sono sentito parte della comunità. Senza ombra di dubbio il livello di ospitalità che ho ricevuto è stato superiore a qualsiasi mia aspettativa. Come tanti, non sapevo nulla delle Marche prima di venire qua, ma sono riuscito a fare tutte le cose possibili. Riguardo all’Università di Macerata, è un paradosso del nostro tempo avere un’università locale che fa un lavoro globale. E questo è uno dei programmi più innovativi che ho visto nei miei 32 anni come docente universitario. Il fatto di avere studenti e colleghi da così tanti Paesi diversi per lavorare insieme su qualcosa di locale è un veramente unico”.

“Sarebbe interessante – ha aggiunto il professore – attivare percorsi di scambio per imparare le reciproche prospettive sulle aree rurali. Le Marche in Valigia di Roberto Ferretti è un altro esempio importante e con lui abbiamo già iniziato a ragionare su tre location negli Stati Uniti per fare lo stesso lavoro che sta portando avanti nel Nord Europa. E questi sono casi di studio che possono essere pubblicati su riviste accademiche”.

“Il Laboratorio è strutturalmente una delle realtà più importanti – ha voluto precisare Stefano Pompozzi, vice presidente della Provincia di Fermo e presidente di Marca Fermana -. È un qualcosa che va oltre la questione del cibo, che si identifica nel territorio, nelle tradizioni e nella convivialità. Ed è doveroso che un soggetto aggregante come Marca Fermana inizi a percorrere un pezzo di strada insieme di valorizzazione di questo preziosissimo bene che abbiamo, spesso poco conosciuto o addirittura sottovalutato”.

“Ci siamo lasciati coinvolgere con entusiasmo e consapevolezza già lo scorso anno – ha sottolineato Nicola Loira, sindaco di Porto San Giorgio che ha definito la sua città la porta della provincia -. È l’approdo per questi ragazzi che arrivano da tutta Europa e oltre. Siamo perfettamente consapevoli che il valore del territorio e lo stare insieme siano l’unica via possibile da percorrere per questa nostra Terra di Marca, attraverso la storia non solo dei luoghi ma delle tradizioni e della gastronomia”.

Dal Teatro del Leone alla visita alle monache benedettine, anche Santa Vittoria in Matenano sarà protagonista dell’iniziativa. “Credo che questo modo di promuovere sia la cosa più intelligente – ha rimarcato il sindaco Fabrizio Vergari -. Ripartire dai teatri è molto importante per tutto un territorio che negli ultimi anni ha sofferto ma non siamo abituati a piangerci addosso, i problemi li affrontiamo e ne verremo fuori alla grande”.

Particolare l’esperienza che si vivrà a Monteleone di Fermo, con una specie di itinerario gastronomico in un centro storico animato dai produttori locali. “L’approccio con la vostra associazione era inevitabile – ha spiegato il vice sindaco Andrea Valori – e noi vogliamo essere i custodi di ciò che ci è stato tramandato, di quello che farà grande questo territorio se riusciamo a percepirne il valore corretto. Il mercato chiede esperienze reali e in questo noi possiamo dare molto”.

“Porto la soddisfazione di far parte di una squadra che cammina insieme – ha concluso Alberto Scarfini, assessore del Comune di Fermo -. Qui c’è tutto e c’è soprattutto la volontà di fare qualcosa per la nostra terra”.

 


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