Domenico Ciaffaroni

“Nessuno tocchi gli uffici postali della fascia alto-collinare già martoriata dal sisma”. questo in estrema sintesi il messaggio-monito che il sindaco di Montefortino, Domenico Ciaffaroni si sente di dover lanciare. E chiede sostegno ai suoi omologhi e all’Anci. Insomma i piccoli uffici postali non siano chiusi sulla scia di riorganizzazioni o ottimizzazioni del servizio.

“Ho recentemente appreso dagli operatori postali di Amandola che – inizia Ciaffaroni – dovrebbe essere imminente una nuova ristrutturazione del servizio postale a livello nazionale.
Ora, ‘efficientare’ qualsiasi tipo di servizio, alla luce delle mutate esigenze del terzo millennio, ritengo sia un atto dovuto, anche se la cosa mi preoccupa e non poco.
Quante volte siamo stati sollecitati in questo nostro paese a fare una serie di riforme? Innumerevoli. Alcune di esse erano sicuramente indispensabili: adeguare i servizi alle mutate esigenze, ammodernare dal punto di vista tecnologico è indispensabile per offrire servizi rapidi e di qualità. Altre riforme, in realtà, si sono tramutate in uno scadimento di servizi e di prestazioni, acquisisti con anni e anni di lotte civili.
Le poste italiane sono un servizio indispensabile. Rappresenta, insieme ad altre grandi società dello Stato, uno dei veri gioielli di famiglia, che troppo spesso, ahimè, si svendono.


Io mi auguro e auspico che questa ulteriore riorganizzazione non penalizzi i piccoli uffici delle migliaia di Comuni italiani dell’entroterra ed in modo particolare quelli nella fascia alto-collinare montana. Penalizzandoli ulteriormente o chiudendoli, sarebbe l’ennesima beffa per questo importante servizio, che da tempo è stato comunque molto ridotto e limitato,  per le nostre popolazioni già duramente colpite da una serie di tagli dei servizi in generale: scuole, sanità, trasporti, ecc..

Tagliare ulteriormente le scarse unità che vi lavorano con enormi sacrifici, per distribuire la posta in alto-collina e in montagna dove spesso bisogna percorrere tantissimi chilometri con fondi stradali pericolosi e al limite dell’impraticabilità a causa di ghiaccio e neve, o spostarli in uffici più vicini alla costa costituirebbe, di fatto, la cessazione di un servizio fondamentale.
L’invito che rivolgo ai colleghi sindaci, all’Anci e al futuro governo è che impediscano uno scempio del genere, perché, per quanti danni possa aver fatto il sisma del 2016, non sono mai paragonabili a quelli che potrebbero fare una serie di manager sparsi in questo paese.
Poste Italiane è un’azienda solidamente in mano allo Stato e come tale, non può e non deve agire come una qualsiasi azienda privata. Essa raccoglie miliardi di euro di risparmi e i suoi guadagni
devono essere rinvestiti in servizi a beneficio dell’intera nazione, ma soprattutto con particolare attenzione a quei territori che sono oggi definiti, ahimè, marginali.

 

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