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“Grave assenza della politica, non si investe sulle scuole”: il crollo al Montani visto da Rifondazione Comunista

POLITICA - I responsabili regionali del partito evidenziano come sia solo "la punta dell’iceberg di un problema enorme, che riguarda la sicurezza di gran parte degli edifici scolastici del nostro Paese"
mercoledì 16 maggio 2018 - Ore 10:35
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Per il Partito della Rifondazione Comunista il crollo del tetto in un’aula del Montani di Fermo “è solo la punta dell’iceberg di un problema enorme, che riguarda la sicurezza di gran parte degli edifici scolastici del nostro Paese”.

“Nel caso specifico – scrivono i responsabili regionali del partito – l’Itis di Fermo negli ultimi due anni è stata sottoposta ad innumerevoli controlli ed interventi di ristrutturazione a seguito delle scosse sismiche di agosto ed ottobre 2016, e nessuno avrebbe potuto immaginare che potesse accadere un tragico evento come il crollo di una porzione del tetto.

Questo vuol dire che, indipendentemente dalle crisi sismiche che colpiscono il nostro territorio, siamo di fronte ad un problema ben più complesso e radicato, legato alla manutenzione ordinaria delle strutture pubbliche, alla carenza di investimenti e all’assenza di una politica di riammodernamento dell’edilizia scolastica e, più in generale, dei nostri centri storici”.

Un aspetto che il Prc rimarca con forza è “la grave assenza della politica che, utilizzando come alibi i vincoli di bilancio, non ha il coraggio di investire nel pubblico”.

“Pensiamo ad esempio – proseguono – alle verifiche di vulnerabilità degli edifici scolastici, assenti nella maggioranza dei casi e con un governo centrale che rinvia continuamente la scadenza. Dal canto loro, gli amministratori locali non sanno altro che dire: i soldi non ci sono”.

Gli edifici scolastici, rimarcano, sono spesso collocati all’interno dei centri storici. “Qui si apre l’enorme discussione sul futuro dei centri storici, soprattutto nelle aree economicamente più svantaggiate del nostro Paese, come il Meridione e le zone di montagna. Oggi, vivere in un centro storico può risultare scomodo, antieconomico e spesso pericoloso, come ci ricordano i danni causati dal terremoto o gli episodi come quello di Fermo. Una riflessione seria impone di considerare tutti questi fattori, raccontando la situazione per quello che realmente è.

Il recupero dei centri storici potrebbe essere un nodo importante per il nostro Paese, ma dovrebbe necessariamente assorbire larga parte delle nostre risorse per almeno un trentennio, andrebbe legato allo sviluppo del turismo, alla necessità di avviare una seria politica abitativa pubblica, all’ammodernamento delle infrastrutture e al diritto al lavoro. La realtà invece, ci ha consegnato una fotografia ben diversa, e nella nostra regione lo constatiamo nelle zone colpite dal terremoto, in preda ad una desertificazione di abitanti, di lavoro e di servizi ormai pluridecennale e che la politica non sembra avere l’intenzione di arginare”.

La sicurezza delle scuole, quindi, è solo un aspetto di un problema più vasto, concludono i vertici regionali del Prc, “che riguarda la scuola, l’edilizia privata e pubblica, il tipo di società nella quale vorremmo vivere, il ruolo critico e di spinta dal basso che ognuno di noi potrebbe e dovrebbe esercitare nei confronti di chi detiene i fili del potere economico e politico. Se non prendiamo coscienza di tutto questo, domani, sulla scia dell’emergenza, noi avremmo costruito una nuova scuola, magari avremmo trasformato qualche centro storico in un museo a cielo aperto, ma i problemi di fondo resteranno tutti sul piatto”.


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