Crollo al Montani, gli insegnanti
si dividono: trasferimento o no?

FERMO - Dalla manifestazione al collegio dei docenti dove sono emerse due scuole di pensiero: quella di coloro che vogliono restare nella storica sede e quella dei docenti che, invece, sono pronti ad un eventuale trasferimento dello storico istituto fermano

di Andrea Braconi

Restare nell’attuale sede o trasferirsi? Dopo il crollo del tetto della classe 32 del Triennio del Montani, tra gli insegnanti dell’istituto tecnico fermano si è aperta la discussione. Un confronto acceso, a tratti spigoloso, quasi inevitabile. E se dalla strada, la posizione degli studenti è univoca, tra gli insegnanti, invece, emergono due posizioni opposte, dicotomiche. Ad alzare il sipario sul confronto è l’insegnante Diletta Parrino: “A distanza di cinque giorni dal crollo la paura e lo sgomento sono ormai superati. Devo dire, però, che ho trovato uno staff, dalla dirigente ai colleghi, estremamente serio e corretto nell’affrontare questa situazione. Ma anche i ragazzi sono stati impeccabili. Con loro mi sono confrontata all’assemblea che si è tenuta due giorni fa al Miti dinanzi ai vertici della Provincia. La paura, ora, è quella di non avere la percezione delle strutture in cui portiamo tutte le mattina i ragazzi, i nostri figli perché ci fidiamo delle istituzioni. Ho obiettivamente sentito una grande solidarietà da parte dei colleghi ma la sensazione è quella di essere abbandonati a noi stessi perché ci sono stati i controlli ma c’è anche uno scaricabarile.

E’ possibile che ancora oggi, senza dare colpe alla preside perché ovviamente non è suo compito la responsabilità della sicurezza. Nonostante tutti i controlli dell’agosto e del settembre del 2016 , quando la scuola fu monitorata e puntellata, ci fu anche una gara d’appalto da parte della Provincia per affidare i lavori a due ditte, chi ha messo le travi internamente e chi esternamente, a nessuno è mai venuto in mente di controllare un tetto del ‘600 già gravato dalla neve del 2012. Tanto alla fine arriveremo probabilmente a scoprire che quella trave che reggeva la capriata dell’aula 32 magari era marcia. Come mai a nessuno è venuto in mente di fare un sopralluogo complessivo. Non è mio compito ma voglio vederci chiaro, francamente. Ci saranno anche indagini della magistratura per capire meglio cosa è successo”.

E sulle due opzioni sul tavolo, ossia trasferimento definitivo o mantenimento della sede del Montani nell’attuale sede, Parrino non ha dubbi: “Siamo spaccati, ieri pomeriggio siamo stati impegnati in un collegio docenti molto animato dove un insegnante del Biennio, responsabile della sicurezza, ci ha illustrato nuovamente sia il piano di evacuazione che di emergenza. Abbiamo anche parlato dell’indice di vulnerabilità sismica degli edifici e qualcuno ha sollevato l’ipotesi che una scuola storica come il Montani non venisse toccata. A fronte di questo è stato scritto anche un documento, indirizzato addirittura al presidente Mattarella. Una parte del corpo docente si è alzata dicendo che la città non perderebbe comunque lo storico Montani, anche dovesse essere ricostruito ex novo da un’altra parte, anche con un container. Io sono di questo parere. Prima la sicurezza. Se tutte le scuole fossero nel polo didattico, in pianura, fuori dai centri storici, pensando a un’altra rete dei trasporti, per me andrebbe bene lo stesso. Io voglio andare a scuola e portarci i miei figli in sicurezza. C’è chi si domanda cosa si farebbe dell’edificio che accoglie oggi il Classico se il liceo fosse trasferito. Innanzitutto è una struttura più piccola, pensato agli inizi del ‘900 per ospitare cento persone, ora ce ne sono quasi 500”.


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