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Deadpool 2: quando il secondo capitolo stupisce più del primo

Per gli appassionati di cinema la recensione di Giuseppe Di Stefano
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In una recente intervista, la star di “Deadpool 2” ha scherzato sul fatto che probabilmente il suo personaggio non gradirebbe molto l’attore che lo interpreta, dicendo:”Sento che Deadpool non sopporterebbe Ryan Reynolds.”

E probabilmente ha ragione. C’è, in effetti, una scena nel film in cui l’assassino sembra davvero uccidere la star del cinema di origine canadese, aggiungendo anche un “Prego, Canada”, mentre lo fa violentemente.

Deadpool 2” è infatti un film super autoreferenziale che anche parlarne richiede l’utilizzo di svariate citazioni tra virgolette.

Ad un certo punto, Deadpool, con la sua voce grondante di sarcasmo, si riferisce al personaggio di Cable – un guerriero cyborg proveniente del futuro, interpretato da Josh Brolin – come “Thanos” (Thanos è anche il nome del personaggio di Brolin in “Avengers: Infinity War“.).

È come se Deadpool esistesse simultaneamente all’interno del film e al di fuori di esso: è allo stesso tempo un personaggio nel Marvel Cinematic Universe e un critico altamente suscettibile. Guardare “Deadpool 2” è come avere Deadpool seduto vicino a te a mangiare popcorn e a cestinare qualunque cosa stia accadendo sullo schermo, quasi come ci si trovasse davanti ad un film d’amore low-budget vietato ai minori. Ovviamente il film è tutt’altro che low-budget, nonostante le frequenti battute (per gentile concessione di Deadpool stesso) sulla sua “sceneggiatura pigra”. Va sottolineato che il film è stato co-scritto da Reynolds, insieme a Rhett Reese e Paul Wernick (entrambi di “Zombieland“), e diretto dallo stuntman/regista David Leitch, che viene identificato nei titoli di testa come “uno dei ragazzi che hanno ucciso il cane in John Wick” (film dove lui è co-autore).

La trama di questo secondo film dedicato all’atipico supereroe Deadpool parla dell’improbabile mentorship di quest’ultimo nei confronti di un quattordicenne mutante di nome Russell (Julian Dennison, il giovane attore neozelandese di “Selvaggi in Fuga“), che risulta aver subito abusi sessuali dal preside (Eddie Marsan) dell’accademia mutante a cui partecipa. Questo è uno dei motivi di minor rilievo per questo “Deadpool 2” viene classificato R-movie.

Per continuare: Russell vuole uccidere il suo aggressore, ma Cable vuole uccidere Russell prima che possa farlo. Infatti, se Russell riuscirà ad avere un assaggio del sapore del sangue, ne sarà attratto sempre più e, crescendo, arriverà ad uccidere la futura famiglia di Cable. Suona familiare, vero? In un altro punto del film, Deadpool chiama Russell “John Connor”, riferendosi all’eroe dei film “Terminator”.

Ma Deadpool, che ha maturato qualche sentimento per il ragazzo, vuole provare a parlarci per fargli cambiare idea ed evitare tutti i conseguenti assassinii. Perciò organizza un team, X-Force (), che viene decimato in un divertente e sanguinoso tentativo di assalto aereo dove l’unico superstite è il mutante noto come Domino (Zazie Beetz di “Atlanta“), il cui superpotere è incredibile fortuna.

In “Deadpool 2” niente è sacro, tranne la commedia. Dal momento in cui il film prende in giro qualsiasi cosa, dall’azione dei supereroi ai montaggi delle sequenze, si pone (quasi) al riparo da qualsiasi critica. Ed è questo il vero superpotere di “Deadpool 2“: la capacità di ridere, senza risparmiarsi, anche su se stesso.

di Giuseppe Di Stefano


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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