facebook twitter rss

Cresce la dipendenza da gioco d’azzardo,
l’appello di Livini: “Fenomeno sociale,
serve l’aiuto di tutti”

FERMO - Presentato il progetto dell'Area Vasta 4 per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio. L'invito della direttrice Sacchini al mondo del giornalismo: "Serve anche una stampa documentata, critica e non solo sensazionalistica"
martedì 22 maggio 2018 - Ore 17:36
Print Friendly, PDF & Email

di Andrea Braconi

Gratta e Vinci, slot, Superenalotto, scommesse sportive (“Ottimo amo per i più giovani che seguono il calcio e lo sport in generale”), Bingo, Lotto istantaneo e somme ingenti spese online. Una carrellata di giochi – e degli effetti connessi – che è stata al centro dell’incontro organizzato dal Dipartimento Dipendenze Patologiche dell’Area Vasta 4, alla presenza del direttore Licio Livini, della direttrice dello stesso Dipartimento Gianna Sacchini, del sindaco Paolo Calcinaro, del vice presidente della Provincia Stefano Pompozzi, del capitano dei Carabinieri Roland Peluso e del coordinatore dell’Ambito Sociale XIX Alessandro Ranieri, oltre a diversi amministratori del territorio.

Un’occasione importante per illustrare i contenuti del programma attivato dal Dipartimento per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio da gioco d’azzardo patologico (Gap) e della dipendenza da nuove tecnologie e social network.

“Il gioco lecito ha un marketing molto spigliato, con una pubblicità molto aggressiva – ha spiegato il comunicatore Paolo Nanni, che ha poi intrattenuto gli ospiti attraverso un esperimento con il gioco Win For Life Classico -. Il marketing dell’azzardo ha portato molte persone a giocare perché vedono una suggestione di soldi facili grazie al gioco. Serve oggi una nuova fase dell’azione di prevenzione contro il gioco di azzardo, considerata la forte proliferazione dei giochi e delle possibilità di fruizione”.

“Sono tante le aspettative che vengono date dai giochi, quasi sempre disattese – ha affermato il direttore Livini -. Per noi questo sistema sta diventando molto preoccupante perché cresce nei numeri, cresce anche il flusso di denaro che viene investito in queste aspettative e crescono anche i pazienti, così dobbiamo chiamarli, che sempre più vengono ai nostri servizi. Sta diventando un fenomeno sociale, dove c’è l’individuo che gioca, c’è la famiglia e c’è la comunità. Alla luce di questo credo che dobbiamo chiamare intorno a questa problematica tutti quelli che possono contribuire a contenere questo fenomeno: quindi associazioni, scuole, sanità, amministratori devono concorrere attivamente”.

“In queste situazioni il giovane non altera il proprio corpo, non buca la propria pelle – ha rimarcato il sindaco Calcinaro – ma si riesce a diventare larvali anche con l’abuso del gioco. Anch’io ho provato a seguire gli eventi internazionali di tennis ma in quegli ambienti ho visto persone che pur di scommettere si mettevano a giocare su tutto, corse di cavalli o partite di calcio virtuali. Vedere cose del genere fa fortemente pensare a quella che può essere una condizione di dipendenza”.

“In questa fase di crisi – ha sottolineato Pompozzi – il concetto di pensiero magico è diventato ancora più magico, raggiungendo livelli esponenziali. E questo è stato devastante. Da quello che vedo anche nel mio piccolo paese, uscire da quella spirale è molto più complicato che da altre, tipo quella della tossicodipendenza. Noi dobbiamo essere bravi a mettere in campo più azioni possibili e cercare di limitare i danni nelle generazioni future”.

“Il nostro lavoro di prevenzione è già partito – ha spiegato la Sacchini -. Sempre più preoccupante è il numero di offerte di gioco. E soprattutto oggi è il gioco che raggiunge ovunque sia ognuno di noi e garantisce una fruibilità incondizionata. Nuova, inoltre, è la ragione per cui siamo qui: è la configurazione del gioco d’azzardo come patologia e come dipendenza”.

Il programma del Dipartimento verrà sviluppato nel corso del 2018 e sarà finalizzato, come detto, a contrastare, prevenire e ridurre il rischio. Articolato per macro settori (con la prevenzione a fare da padrona), vede come destinatari privilegiati le fasce a maggior rischio di sviluppo della dipendenza come adolescenti, giovani e persone non più in età lavorativa.

“Per ogni giocatore – ha ricordato la Sacchini – ci sono dalle 5 alle 10 persone che subiscono le conseguenze. E i costi sociali sono molto alti, sono tangibili: diminuisce la produttività sul lavoro, diminuiscono le ore di lavoro, fino ad arrivare alla perdita del lavoro stesso. I fenomeni criminali sono molto frequenti, così come l’indebitamento e l’usura. Ci sono anche costi intangibili, con un peggioramento progressivo della qualità della vita, con rotture familiari e suicidi. Le persone in trattamento sono in costante aumento, anche se al momento non siamo di fronte a numeri straordinari. Nella nostra regione il tasso si avvicina al 3 per mille, con circa 500 persone in trattamento. Oggi nella nostra Area Vasta ci sono 50 casi aperti. Ripeto: sembrano numeri non allarmanti, ma è importante cercare di contrastare il radicamento di questo fenomeno, perché il rischio è che diventi un’autentica malattia sociale”.

E per ridurre questi rischi l’Area Vasta 4 si è dotata di un piano di azione specifico, coinvolgendo soggetti ed organizzazioni portatrici di interesse. “Volevamo siglare un patto di collaborazione, è importante che alle risorse umane ed economiche già impegnate si aggiunga una partecipazione più robusta ed attiva da parte delle istituzioni e delle organizzazioni del territorio”.

Promuovere nuovi modelli culturali, creare iniziative preventive concordate, coordinare tutte le azioni di prevenzione in essere, sviluppare politiche di contrasto al fenomeno anche attraverso l’uso di strumenti regolatori concessi alle autorità locali, fare una costante attività di contrasto alla criminalità connessa, controllare la pubblicità diretta ed indiretta, premiare comportamenti virtuosi nell’ambito del marketing e del commercio: sono queste alcune delle proposte poste sul tavolo di discussione da parte della Sacchini e rivolte a Provincia, Comuni, Forze dell’Ordine e scuole, tutte raccolte incondizionatamente in attesa di sviluppare azioni sinergiche.

“Siamo consapevoli – ha concluso la direttrice del Dipartimento – che possiamo fare molto ma non tutto, che ma quel molto lo dobbiamo fare tutto perché è un obbligo etico, sociale e anche giuridico. E per fare questo serve anche una stampa documentata, critica e non solo sensazionalistica”.

Di grande interesse l’intervento della dottoressa Rosita Mori, che ha illustrato le varie modalità di intervento e le azioni di prevenzione per ridurre i fattori di rischio. “Il fenomeno delle dipendenze è complesso – ha rimarcato -. Abbiamo iniziato con la scuola dell’infanzia affinché i bambini sviluppino le competenze di vita che permettano loro di fare scelte salutari. Ma destinatari della nostra azione sono anche gli insegnanti e, ovviamente, i genitori”.

A chiudere Alessandro Ranieri, coordinatore dell’Ambito Sociale XIX. “Noi siamo un componente che rappresenta la sfera sociale del territorio appartenente al Dipartimento Dipendenze Patologiche. Il nostro ruolo è quello di agganciare la rete territoriale, gestire la dimensione dello sviluppo delle politiche sociale e di cura, creare una collaborazione con le amministrazioni pubbliche e gli enti del terzo settore. Nello specifico, in qualità di gestori, abbiamo il compito di portare avanti alcune azioni concertate nella fase di progettazione, come informazione, educazione, sensibilizzazione, consulenza ed ascolto”.

E a settembre, ha annunciato Ranieri, verrà presentata una app per creare un rapporto con gli adolescenti, “un filo conduttore nel tentativo di creare con loro una connessione”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page
Caricamento..


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti


Caricamento..
X