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Settimana mondiale della tiroide

Che cos’è di preciso la tiroide? Quali sono le malattie tiroidee? Quali i rimedi? L'intervista alla dott.ssa Elena Tortato, endocrinologa e diabetologa, responsabile della UOSD Diabetologia dell’Asur Marche, AV 4 Fermo.
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Elena Tortato, responsabile dell’Unità Operativa di Diabetologia e Nutrizione Clinica dell’Ospedale “Murri” di Fermo

 

Dal 21 al 27 maggio si celebra la settimana mondiale della tiroide con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo scientifico sui crescenti problemi legati alle malattie della tiroide, con particolare riguardo all’azione preventiva della iodoprofilassi.

Per l’occasione abbiamo intervistato la dott.ssa Elena Tortato, endocrinologa e diabetologa, responsabile della UOSD Diabetologia dell’Asur Marche, AV 4 Fermo.

 

Che cos’è di preciso la tiroide?                                                                       

La tiroide è una ghiandola che produce un ormone che regola importanti processi durante tutto l’arco della vita. Nell’età evolutiva l’ormone tiroideo regola lo sviluppo neuropsichico e l’accrescimento, mentre in tutte le fasi della vita è fondamentale per il buon funzionamento del muscolo cardiaco e scheletrico, per il metabolismo osseo, lipidico, glucidico e il mantenimento dell’equilibrio energetico. Regola la produzione di calore, consente di mantenere costante la temperatura corporea. E’ quindi una delle fonti di energia del nostro organismo.

 

Quali sono le malattie tiroidee?  

Sono frequenti nella popolazione in generale, soprattutto nelle donne. Fortunatamente la maggior parte delle malattie tiroidee possono essere prevenute e curate nelle fasi iniziali senza importanti conseguenze sulla salute. La causa più frequente della patologia tiroidea è la carenza di iodio, che è il costituente essenziale dell’ormone tiroideo. La carenza iodica può provocare, a seconda dell’età in cui si verifica e dell’entità, riduzione del quoziente intellettivo, deficit neurologici “minori”, gozzo, formazione di noduli o ipertiroidismo. La patologia nodulare è la più frequente, i noduli sono palpabili nel 5% dei soggetti, ma noduli di piccole dimensioni, rilevabili con l’esame ecografico, sono presenti nel 50-60% della popolazione generale. Purtroppo, le quantità di iodio presenti nella maggior parte dei cibi e bevande sono basse. Lo iodio introdotto con gli alimenti non è sufficiente a raggiungere il fabbisogno giornaliero. Una dieta equilibrata, con 2 porzioni di pesce a settimana, latte tutti i giorni, e un po’ di formaggio, garantisce infatti solo circa il 50% del fabbisogno.

 

Quali sono i rimedi?  

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un apporto giornaliero di iodio pari a 150 μg. A questo scopo un valido strumento è rappresentato dal sale arricchito di iodio, comunemente indicato con il termine di sale iodato, che consente di coprire il fabbisogno fisiologico giornaliero fornendo 30 μg di iodio per grammo di sale. Nel nostro paese, come nella maggior parte dei paesi europei, si raccomanda di mantenere il consumo giornaliero di sale sui 3-5 grammi per ridurre l’impatto negativo che l’eccessivo consumo esercita sulla pressione arteriosa e sulle malattie cardiovascolari. Mantenendo comunque il consumo entro queste raccomandazioni, l’uso del sale arricchito con iodio aggiunto agli alimenti consente di raggiungere una quantità giornaliera di iodio pari a 90-150 μg che è più che sufficiente a garantire un adeguato apporto di iodio. Durante la gravidanza il fabbisogno di iodio aumenta ed è pari a 250-300 µg al giorno. Questo è dovuto ad un aumento della perdita renale di iodio indotta dagli estrogeni ma anche all’esigenza di aumentare la sintesi ormonale da parte della tiroide materna, indispensabile per il corretto sviluppo della placenta e del feto. Se l’apporto di iodio con la dieta non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno della madre e del feto, si può instaurare una condizione di ipotiroidismo (materno o materno-fetale), le cui conseguenze sono tanto più gravi quanto più marcato e protratto è il deficit ormonale. In particolare, poiché durante la vita intra-uterina gli ormoni tiroidei concorrono al corretto sviluppo del sistema nervoso centrale del feto, un apporto nutrizionale di iodio insufficiente in questa fase della vita può compromettere lo sviluppo intellettivo e cognitivo del nascituro. Anche durante l’allattamento è necessario che la madre fornisca un’adeguata quantità di iodio al proprio neonato in modo da assicurargli una normale funzione tiroidea durante questa fase della vita. Secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne di età fertile residenti in aree geografiche dove l’apporto di iodio con gli alimenti non è sufficiente a soddisfare le necessità della gravidanza e dell’allattamento, oltre ad utilizzare con costanza e regolarità il sale iodato, dovrebbero assumere una quantità supplementare di iodio ricorrendo a specifiche integrazioni, sia prima che durante la gestazione.

 

Spesso si sente parlare di alterazione della funzione tiroidea. Di cosa si tratta?

Frequenti sono le alterazioni della funzione tiroidea. Quando la tiroide funziona meno del normale si parla di ipotiroidismo e tutte le funzioni dell’organismo sono influenzate negativamente. La persona si sente stanca, avverte gonfiore, tende ad aumentare di peso, può avere sbalzi di umore, intolleranza al freddo e stitichezza. La causa più frequente di ipotiroidismo è la tiroidite di Hashimoto che riconosce una origine autoimmune e una predisposizione genetica. Quando invece il funzionamento è eccessivo si parla di ipertiroidismo. Questa patologia può indurre una accelerazione di tutti i processi metabolici e cardiocircolatori, che possono causare agitazione psicomotoria e iperdinamismo. Anche l’ipertiroidismo frequentemente è di origine autoimmune (Morbo di Basedow), ma nelle persone anziane, provenienti da zone iodocarenti, l’ipertirodismo può essere causato da noduli iperfunzionanti.

 

E in questi casi quali sono le soluzioni?

Tutte le malattie tiroidee, correttamente identificate e curate nei tempi opportuni, non portano a conseguenze rilevanti e possono essere trattate con successo mediante l’uso di farmaci o preparati ormonali correttivi. L’ipotirodismo si corregge agevolmente con l’assunzione di ormone tiroideo. Devono però essere usati farmaci certificati, mentre vanno evitati estratti o prodotti con contenuto di ormoni non assicurato. L’ipertiroidismo necessita di terapie che riducono l’eccessiva produzione ormonale, vengono per questo usati farmaci che bloccano la produzione ormonale o, in alcuni casi in cui viene richiesto il trattamento definitivo, viene utilizzata la terapia con iodio radioattivo o la terapia chirurgica. Di estrema importanza è la sorveglianza su particolari popolazioni a rischio quali il neonato, la donna in gravidanza e l’anziano. Lo screening neonatale per l’ipotiroidismo, e lo screening in donne in gravidanza a rischio di patologie tiroidee cioè con familiarità per tireopatie, diabete mellito tipo1, presenza di anticiorpi anti-tiroide o altre patologie autoimmuni, permettono di diagnosticare e curare le fasi iniziali della patologia tiroidea consentendo di evitare danni gravi alla salute dei bambini e permettendo il regolare proseguimento della gravidanza. Gli anziani sono più frequentemente colpiti dalla patologie tiroidee, bisogna porre attenzione al calo ponderale, ai disturbi del ritmo cardiaco alla perdita di massa muscolare. L’anziano inoltre è più vulnerabile all’ipertiroidimo pertanto bisogna diagnosticare e trattare tempestivamente anche le forme più lievi.

 

 


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