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Nelle sale italiane “La Stanza delle Meraviglie”, una favola profondamente commovente per tutte le età

Per gli appassionati di cinema, la recensione di Eraldo Di Stefano
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Tratto dal romanzo La stanza delle meraviglie (Wonderstruck) dello scrittore Brian Selznick, sceneggiatore in questa pellicola nonché autore del best seller La straordinaria invenzione di Hugo Cabret dal quale è stato tratto il film Hugo Cabret del 2011 diretto di Martin Scorsese, diretto da Todd Haynes, generalmente noto per uno stile intellettualmente rigoroso e profondamente commovente con il quale racconta storie frammentate in cui i personaggi alienati cercano di trovare l’amore, o qualcosa che gli assomigli, nelle delicate pieghe della vita reale, il film La Stanza delle Meraviglie è una deliziosa ode all’immaginazione e alle storie che lasciano qualcosa dopo averle sentite.

La favola racconta di due bambini sordi che, in epoche diverse, cercano una vita diversa.

Il film inizia nel 1977 con Ben (Oakes Fegley), di circa 10 anni del Minnesota, in lutto per sua madre (Michelle Williams nel flashback). Il bambino è rimasto sordo a causa di un fulmine ma, intraprendente e impavido, Ben si divide per New York alla ricerca del padre assente.

La “gemella” di Ben, Rose (Millicent Simmonds), dodicenne sordomuta che desidera anch’essa fuggire dalla sua situazione solitaria a Hoboken, ha una vita che rispecchia curiosamente quella di Ben. Alla fine anche lei, per una serie di vicissitudini, fugge a New York dove ricerca sua madre.

Nonostante i periodi differenti, la storia di Ben si sviluppa a colori mentre quella di Rose è in bianco e nero, la situazione, il montaggio del film e la sordità che li accomuna, sottolinea quanto questi due personaggi siano profondamente connessi.

I misteri del film includono il come e il perché questi due personaggi siano così simili, e la soddisfazione sta nel vedere dove portano tutte le briciole di pane sparse lungo il percorso.

La metà del film di Rose non è solo in bianco e nero, ma anche emotivamente e gestualmente, ricorda una pellicola muta del tardo periodo; Ben al contrario ha le trame ruvide e i colori sanguinanti che richiamano la New York degli anni ‘70 sul grande schermo.

 

di Eraldo Di Stefano


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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