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Melchiorri e Ciccola:
“Calzaturieri, la crisi non è finita”

FERMO - Giampietro Melchiorri legge i numeri dei report forniti dal centro studi di Confindustria Moda, cresce l’export di Veneto e Toscana mentre calano Marche ed Emilia Romagna
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Dalla Russia che non riparte al Made in che richiede una battaglia che vada oltre l’impegno delle sezioni provinciali di Assocalzaturifici: l’assemblea nazionale dell’associazione dei calzaturieri guidata da Annarita Pilotti si è chiusa a Milano.  Una numerosa delegazione di imprenditori fermani e maceratesi, guidata dai due presidenti di sezione Enrico Ciccola e Salina Ferretti, e dal vicepresidente vicario di Confindustria Centro Adriatico Giampietro Melchiorri, ha partecipato all’assise.

“Questa associazione ha investito negli ultimi tre anni nei servizi, nelle sue manifestazioni fieristiche ridando lustro al Micam in primis. Una prima risposta alla crisi internazionale degli ordini che – sottolinea il presidente Melchiorri – ha permesso al Micam di tornare con il segno positivo davanti. E questo è frutto del lavoro della presidente Annarita Pilotti”.

Giampietro Melchiorri legge i numeri dei report forniti dal centro studi di Confindustria Moda, cresce l’export di Veneto e Toscana mentre calano Marche ed Emilia Romagna, e rilancia: “L’impegno non basta, perché la situazione è critica, specialmente nel nostro territorio. Continuiamo a registrare abbassamenti di fatturati e cali di mercato. La Russia non è in ripresa (-10% nei primi tre mesi 2018), inutile raccontare una storia diversa. Dopo aver investito sui servizi, Assocalzaturifici, e con lei Confindustria, deve pesare sui problemi sostanziali”.

Melchiorri punta su tre azioni che divide in urgenti, “partiamo dagli ammortizzatori sociali”, a medio termine, “politiche per l’internazionalizzazione e nuovi mercati”, e lungo termine, “la formazione e il made in Italy”. Tutto questo, per il Fermano-Maceratese, si intreccia con l’area di crisi complessa “che agisce in ognuno dei settori”.
Enrico Ciccola, presidente dei calzaturieri di Confindustria Centro Adriatico, riparte proprio dal made in: “La rinascita del Micam è arrivata, ora ci si muove, grazie al piglio della presidente Pilotti, verso la ricerca di una rappresentanza ‘politica’ più forte sui temi che interessano le aziende. Questo deve diventare il nuovo modo di procedere anche di Confindustria Moda e di questo si è parlato durante l’assemblea”. Il settore moda cerca la strada unitaria da percorrere: “Come abbiamo ribadito al presidente Boccia durante l’assemblea a Fermo, da Milano si è deciso di portare le istanze del settore con più forza a Roma e a Bruxelles. È chiaro che da soli in Europa non possiamo fare nulla, ma è il momento di dare consistenza alle parole”.

Economia e politica devono trovare contenuti comuni: “Il dialogo deve riguardare tutti i distretti produttivi. Il discorso sul made in partito dalla territoriale di Fermo si sta allargando. Numerose sono le iniziative previste nei prossimi mesi nei vari distretti italiani”. Resta il problema del distretto fermano maceratese: “Il nostro è differente. Le aziende ancora girano con i campionari e hanno mercati limitati”. Per questo si punta sui nuovi gruppi di lavoro di Confindustria legati a formazione, “dobbiamo salvare taglio e orlatura in cui siamo i migliori”, e promozione, “vogliamo avvicinare i buyer al Fermano, aiutando così le imprese che non riescono più ad andare nel mondo, facendo squadra con i consorzi che esistono. È il momento di fare squadra con i colleghi di Macerata, andando di pari passo insieme agli artigiani” conclude Ciccola.


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