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Dalla Promozione alla Serie B,
il viaggio di Andrea Petrucci che
saluta e ringrazia la Fermana

IL PERSONAGGIO - L'esterno offensivo piceno, dopo la vittoria della D e la salvezza in Lega Pro con i canarini, approda al Carpi in cadetteria. "Avrò sempre un pensiero per il gialloblù e spero che Fermo si possa togliere ancora grosse soddisfazioni calcistiche. Sicuramente ne rimarrò un sostenitore, non dimenticherò mai questi colori ed i tifosi per gli ultimi due anni vissuti insieme"
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FERMO – Dall’Atletico Piceno in Promozione al secondo palcoscenico calcistico nazionale. La storia di Andrea Petrucci non sembra reale, la vicenda dell’esterno classe ’91 è più vicina allo scontato felice epilogo di un film che a quanto succede di regola sul prato verde.

E’ bastato però ammirarlo da vicino negli ultimi due campionati per rendersi conto che, viva Dio, la meritocrazia nel calcio, seppur rimane merce rara ed in via d’estinzione, esiste ancora.

Propulsore destro perno nel salto canarino dalla D alla C, pietra miliare nella manovra offensiva valsa la permanenza dei gialloblù ritornati nel salotto buono già conosciuto, assaporato e vinto a cavallo tra la fine degli anni ’90 e la prima metà dei 2000.

Salvezza per la compagine di mister Flavio Destro, promozione per l’ascolano che, come noto, grazie anche ai buoni uffici in piedi sull’asse Fermo-Carpi, nella stagione 2018/19 tasterà le emozioni della Serie B (proprio per come già raccontato).

Petrucci, è il sogno di ogni calciatore pensare in grande sin da piccoli, ma se lo immaginava tempo fa di avere un’opportunità simile in cadetteria?

“Gioco a calcio da quando ho 4 anni, è da sempre la mia passione, quindi il sogno di poter arrivare nel calcio che conta c’è sempre stato. Già l’anno scorso, quando sono arrivato in Serie C, ero davvero contento, e quindi puoi immaginare ora in B. Lo reputo come un punto di partenza e non di arrivo, il mio motto è mai accontentarsi. Se lo immaginavo…non saprei rispondere, forse qualche anno fa potevo dire di no, ma ho sempre lottato e mai mollato per arrivare più in alto possibile. E continuerò a farlo”.

Facile immaginarlo ma…con quali e quanti stimoli approccia la nuova avventura?

“Gli stimoli? Moltissimi, sarebbe stupido dire il contrario. Credo che ora bisogna abbassare ancor di più la testa e pedalare, anzi, nel mio caso correre. Lavorare con impegno, umiltà, passione e perché no, imparare sempre da quelli che hanno già fatto queste categorie. C’è sempre da imparare. Il Carpi mi sta dando questa possibilità e li ringrazio. Non vedo l’ora di mettermi al lavoro”.

Timori reverenziali nell’avere a che fare con la crema del calcio italiano?

“No, non credo di provare timori, nel calcio non bisogna averli per andare avanti per come, credo, anche nella vita. Sono consapevole di cosa mi aspetta ma, per come ripeto, non vedo l’ora di buttarmici dentro”.

Tralasciando ovviamente i picchi della carriera dilettantistica dal cromatismo canarino (vittoria della Serie D) ed i primi acuti prof con lo stesso colore (assist e gol in C), cosa non può essere assolutamente cancellato dal suo vissuto partente dai circuiti di Promozione?

“Credo che vada citato il primo anno post settore giovanile, quando cioè ho iniziato a giocare con le squadre over. Avevo 17 anni e mister Nico Stallone mi convinse ad andare all’Atletico Piceno. Io volevo addirittura darmi al calcetto ma lui mi convinse a fare questa scelta. E’ da lì che mi riannamorai del calcio visto che l’Ascoli mi aveva “scartato”. Poi l’anno dopo ecco il passaggio alla Fermana in Eccellenza, dove già a 18 anni mi cimentai in una città che aveva voglia di categorie vere, a seguire tante altre squadre. Credo che ognuna di essa mi abbia dato tanto e tante emozioni: la vittoria del campionato a Monticelli in Eccellenza, la stessa salvezza l’anno dopo in serie D con lo storico successo esterno contro la Sambenedettese, dunque al Riviera delle Palme, con un pirotecnico 5 a 4, sono emozioni che resteranno sempre dentro di me. Ma la promozione in Serie C con annessa salvezza a Fermo sono da ricordare maggiormente, sono e saranno sempre e per sempre nel mio cuore e nel cuore dei miei compagni con i quali ho condiviso queste bellissime emozioni. Li ringrazierò sempre”.

Fermana, appunto: il trampolino per l’ascesa definitiva..

“I ringraziamenti vanno chiaramente a tutta la società, con il direttore Fabio Massimo Conti e mister Flavio Destro che hanno creduto in me e mi hanno dato fiducia in questi due anni. Tutto questo mi ha permesso di andarmi a giocare le mie carte in Serie B.
Infine ringrazio la città di Fermo e tutti i tifosi canarini per avermi ed averci sostenuto in questi ultimi stupendi campionati. Vado altrove ma avrò sempre un pensiero per il gialloblù: spero infatti che la Fermana possa togliersi ancora grosse soddisfazioni. Io ne sarò inevitabilmente un tifoso, non dimenticherò mai più questi colori”.

Paolo Gaudenzi


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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